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| 12 set 2023 | 19:54

Dall’Atlantico per mesi mai così caldo alla catastrofica alluvione in Libia: "Un clima 'dopato'. I mari accumulano sempre più energia, basta un innesco per eventi estremi"

L’analisi di Giacomo Poletti mentre i primi bilanci del passaggio della tempesta Daniel in Libia sono sempre più drammatici (oltre 2mila le vittime e fino a 10mila i dispersi): “I mari caldi favoriscono perturbazioni estreme, come quelle viste negli scorsi giorni prima in Grecia (in Tessaglia sono caduti in poche ore 1000 millimetri di pioggia) e poi in Libia”. Nel frattempo i livelli di temperatura superficiale delle acque nell'Atlantico del nord continuano ad essere da record

TRENTO. Per molti versi, sia localmente che allargando lo sguardo a livello mondiale, negli ultimi mesi sono stati parecchi gli eventi a testimoniare (se ce ne fosse ancora bisogno) quanto il surriscaldamento globale stia impattando sul sistema climatico: basti pensare alle grandinate da record registrate nel Nord Italia alla fine di luglio (Qui Articolo), ai dati (ancora una volta da record) per le temperature mondiali nel corso del mese (Qui Articolo), ai devastanti incendi in Canada in primavera (Qui Articolo) o, guardando al Trentino, all’ondata di calore vissuta nell’ultima decade di agosto (Qui Articolo). Tra i tanti dati però, forse uno in particolare è in grado di restituire la portata di quanto sta avvenendo: le temperature medie nell’Atlantico settentrionale

Stiamo parlando infatti, a livello geografico, di un quadrante enorme che dalle coste inglesi arriva fino al Canada, scendendo fino alla Florida e poi all’equatore. Una massa d’acqua, insomma, di scala letteralmente planetaria e che al 10 settembre registrava una temperatura media di 25,3 gradi centigradi, contro una media storica pari a 23,9 gradi. “Si tratta – spiega a il Dolomiti l’ingegnere ambientale e membro di Meteo Trentino Alto Adige Giacomo Poletti – di un dato di ben 1,4 gradi superiore al valore storico e particolarmente accentuato in particolare al largo delle coste del Canada, dove l’anomalia raggiunge anche i +7/+8 gradi centigradi. Stiamo parlando di masse d’acqua gigantesche: 1,4 gradi su una scala così vasta equivalgono ad una quantità enorme di energia immagazzinata dall’oceano e ad un'anomalia destinata quindi a durare nel tempo”. 

Oceano nel quale, tra l’altro, si muove la famosa Corrente del Golfo, fondamentale per la mitigazione del clima nei Paesi europei che si affacciano sull’Atlantico: “In queste fasi – continua l’esperto – si sta osservando un lieve indebolimento della Corrente del Golfo e si stanno studiando i suoi potenziali effetti. Il ‘motore’ che dà il via alla corrente è infatti il congelamento stagionale del Mare Artico, che ‘libera’ in acqua grandi quantità di sale (visto che il sale stesso, contenuto nell’acqua marina, non resta imprigionato nel ghiaccio); il congelamento aumenta quindi la salinità dell'acqua circostante e quindi la densità del fluido, che tende a sprofondare. In condizioni normali il Mare Artico produce questo affondamento di acqua salata che a sua volta richiama acqua più 'leggera' (e più calda) dalle zone meridionali. Tra gli addetti ai lavori si sta parlando molto di questa situazione: meno acqua ghiaccia nel Mare Artico più la corrente si indebolisce, con effetti che al momento è difficile prevedere”.

 

 

E con un Atlantico sempre più caldo, la situazione su questo fronte non appare rosea, anche se il lasso di tempo nel quale valutare cambiamenti di questa portata è molto ampio. Ragionando invece più a breve termine, le anomalie di temperatura al momento stanno interessando pesantemente anche il Mediterraneo, dove negli ultimi giorni la Libia è stata duramente colpita da quella che, a tutti gli effetti, rientrava all’interno dei parametri di una tempesta tropicale: “Tecnicamente non si è trattato di un uragano – dice Poletti – ma diciamo che c’è mancato pochissimo. Ancora una volta, va sottolineato, non è possibile legare direttamente un singolo evento agli effetti del cambiamento climatico, ma quel che possiamo dire è che mari più caldi favoriscono questo tipo di formazioni perturbate”. Nel giro di poche ore in Libia sono caduti oltre 400 millimetri di pioggia, portando alla rottura di due dighe a monte della città di Derna e alla morte, secondo le ultime stime, di oltre 2mila persone. I dispersi sarebbero più di 10mila

Nei scorsi giorni, dice Poletti: “Lo stesso sistema perturbato aveva colpito la Grecia portando più di 1000 millimetri in poche ore in Tessaglia, dove la media annuale è di 400/600 millimetri. Il vortice si è poi rinforzato sul Mediterraneo molto caldo e poco prima del ‘landfall’ sulla Libia, come detto, ha quasi raggiunto le caratteristiche di uragano di categoria 1”. In generale infatti, guardando tanto all’Atlantico quanto al Mediterraneo, con i mari più caldi si verifica molta più evaporazione, conclude l’esperto: “E quindi arriva molto più vapore acqueo in atmosfera (che è tra l’altro un gas serra e peggiora quindi la situazione sul fronte del riscaldamento globale) che può portare a piogge intense e violente. Per fare un paragone è come se stessimo accumulando sempre più benzina: è possibile che venga ‘spillata’ poco alla volta senza danni, ma in presenza di un innesco invece la situazione si fa assai pericolosa. Le condizioni di temperatura nell’Atlantico settentrionale e in parte del Mediterraneo sono inedite. È come se il caldo stesse ‘dopandoil clima, estremizzandolo a causa dell’accumulo sempre maggiore di energia”.

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