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| 25 lug 2023 | 20:08

Grandinate da record, ecco come si forma un 'chicco' da mezzo chilogrammo (e perché saranno sempre più frequenti): “E' una situazione mai vista prima”

Le 'super grandinate', con chicchi anche superiori ai 15 centimetri di diametro, sembrano essere sempre più frequenti nel Nord Italia, dove negli ultimi giorni sono diversi i fenomeni simili (con relativi danni) registrati dalla Lombardia al Friuli Venezia Giulia. Ma come si formano eventi del genere? L'analisi di Giacomo Poletti

TRENTO. Partiamo da un po' di dati: nella giornata del 24 luglio sono state almeno tre le supercelle (un termine con i quali i meteorologi indicano temporali con un proprio minimo di pressione e in rotazione su sé stessi) formatesi nel Nord Italia. Due tra Milano e Brescia (le conseguenze, in Trentino, le abbiamo viste attorno alle 19 e alle 23 con grandinate diffuse) e una in Friuli Venezia Giulia, dove la pianura pordenonese è stata letteralmente devastata da grandinate di dimensioni inedite (secondo alcune misurazioni degli esperti di Tornado in Italia è stato toccato un nuovo record europeo per quanto riguarda la grandezza dei chicchi, Qui Articolo). Gli effetti? Dalla Lombardia al Friuli si segnalano macchine completamente distrutte, tegole spaccate, coltivazioni decimate e, in qualche caso, anche feriti. Scendendo più a Sud invece, a mezzanotte e mezzo il garbino (o libeccio, il phon appenninico) ha fatto schizzare la colonnina di mercurio a 36 gradi sulla costa emiliana e marchigiana. A Palermo si sono raggiunti addirittura i 40 gradi in piena notte (con una temperatura minima registrata di circa 36 gradi) mentre i 47 gradi registrati all'aeroporto di Olbia hanno impedito a ben tre aerei di atterrare (Qui Articolo) sulla pista. Il tutto mentre, nel Tirreno meridionale, l'acqua in superficie ha raggiunto i 31 gradi centigradi, con anomalie medie fino a 6-7 gradi sopra i livelli degli ultimi 30 anni. Riassumendo: l'insieme delle condizioni meteorologiche che da giorni si stanno verificando in Italia sono, in molti casi, inedite.

 


“Se solo due anni fa – dice a il Dolomiti l'ingegnere ambientale e membro di Meteo Trentino Alto Adige Giacomo Poletti, riportando i dati più incredibili registrati negli ultimi giorni nel nostro Paese – mi avessero messo davanti questo spaccato meteorologico in Italia, non ci avrei creduto. Quello che sta succedendo è inimmaginabile”. Partiamo dalla grandine: “Per 5 giorni grandine con chicchi fino a 10-15 centimetri di diametro ha devastato enormi zone con una frequenza mai vista prima a memoria d'uomo. Lunedì le tre supercelle che si sono sviluppate nel Nord Italia hanno dato vita ad una situazione pesantissima per quanto riguarda le precipitazioni grandinigene, come dimostrano in particolare gli scatti arrivati dal Friuli Venezia Giulia, dalla pianura pordenonese”. Certo, fenomeni di portata quasi analoga si sono verificati anche in passato, ma come ribadito più e più volte dagli esperti (Qui Approfondimento) la frequenza con cui eventi meteo così estremi si stanno susseguendo oggi non si era mai vista prima: “Si raggiungono chicchi di dimensioni superiori ai 10 centimetri con una grande facilità – dice Poletti – e, come accade ogni anno per esempio in Bangladesh con l'arrivo della stagione monsonica, anche in Italia si stanno registrando feriti a causa delle violente grandinate (Qui Articolo)”. Ma come mai fenomeni di questo tipo (che, ricordiamo, solo fino a pochi decenni fa erano considerati rari) sembrano ormai all'ordine del giorno?


Per riassumere al massimo (visto che, tra l'altro, si parla di una situazione ampiamente prevista da decenni dalla comunità scientifica): le temperature si stanno alzando sempre di più e sempre più velocemente. In altre parole, si tratta di uno dei molti effetti del cambiamento climatico in corso. “Chiaramente – continua Poletti – rispetto agli anni '80 oggi abbiamo anche un numero di rilevazioni molto maggiore grazie ai cellulari, ma grandine così grossa (con diametro di 10-15 centimetri) è sempre stata segnalata anche in passato, e un insieme di eventi così intensi e così ravvicinati non si era mai visto. Per capire come si formino fenomeni di questo tipo bisogna pensare innanzitutto che chicchi di queste dimensioni cadono al suolo raggiungendo velocità pari a circa 150 chilometri orari: per 'sostenerli', quindi, servono correnti ascensionali almeno di pari velocità”. I nuclei di ghiaccio si formano infatti quando le goccioline d'acqua che condensano all'interno delle nubi vengono 'spinte' verso l'alto fino alla quota dello zero termico (lunedì era oltre quota 4mila) dalle correnti d'aria calda in sollevamento. Il processo di fusione e poi di solidificazione può proseguire diverse volte, aggiungendo di volta in volta massa al chicco di grandine, che s'ingrandisce. Più, ovviamente, la convezione sarà forte più le correnti riusciranno a sollevare masse (di ghiaccio) maggiori, grazie alla presenza di masse d'aria calda sempre più importanti.


“Il 24 luglio – sottolinea Poletti – un 'pacchetto' di aria calda fino ai circa 4-5mila metri di quota è stato spinto verso l'alto dall'arrivo di uno spiffero freddo di origine atlantica: alla massa di 'benzina' (rappresentata dal calore contenuto nell'aria) è bastato questo 'innesco' per dare origini a temporali incredibilmente intensi, con gli effetti che tutti abbiamo visto”. Anche se le temperature a terra non erano, in gran parte del Nord Italia, ai livelli record registrati nelle ultime potenti ondate di calore, la temperatura e l'umidità complessive fino a circa 5mila metri sono state più che sufficienti per dare il via alle correnti ascensionali e quindi al moto di risalita e successiva ricaduta dei chicchi di grandine, che sono aumentati di massa fino ai livelli incredibili registrati, per esempio, in Friuli. E così è successo anche nei giorni precedenti: la causa, come anticipato, è da ricercare proprio nella quantità di energia (sotto forma di calore) immagazzinata nell'aria a causa delle temperature sempre più alte. “Il processo va poi letto anche da un'altra prospettiva – aggiunge l'esperto – visto che più l'aria si scalda più è in grado di trattenere umidità, aumentando quindi la quantità di precipitazioni che si riversano al suolo dopo il cosiddetto innesco, nel caso di lunedì degli spifferi più freschi in alta quota”.


Visto e considerato poi che la risalita dell'anticiclone africano sulla penisola è sempre più frequente nella stagione estiva, è plausibile immaginare che in futuro le condizioni saranno sempre più ideali per la formazione di questi fenomeni. “Su questo al momento c'è concordanza tra gli esperti – dice Poletti –. Se guardiamo per esempio allo scorso anno, nel quale l'estate è stata rovente ma scarsa di precipitazioni, vediamo enormi quantità di 'benzina' alle quali era però sempre mancato l'innesco: i dati indicano un diametro medio della grandine in aumento proprio perché, prima o poi, in generale le infiltrazioni di aria fredda in alta quota arrivano dando sfogo al potenziale dell'aria portata dagli anticicloni africani”. Per quanto riguarda infine il Trentino (interessato a sua volta negli ultimi giorni da grandinate di dimensioni decisamente superiori alla media), va sottolineato come la presenza delle montagne funga invece da limite alla quantità di aria calda in grado di risalire verso le quote più alte.


"Se una colonna d'aria in pianura 'parte', per esempio, da 50 o 100 metri sul livello del mare - conclude Poletti - su buona parte del nostro territorio troviamo cime sui 2mila o 3mila metri di quota, le quali riducono fisicamente la quantità d'aria disponibile al sollevamento. Il potenziale in gioco per la risalita dei chicchi è quindi da noi inferiore rispetto alle pianure. In generale le grandinate più grosse e distruttive si verificheranno sempre in pianura, ma la situazione sopra descritta sta portando ad un aumento degli eventi fuori media ovunque, quindi anche in Provincia di Trento".

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