Rispetto agli anni ‘50 le grandinate sul Nord Italia sono triplicate, gli esperti: “Fenomeni sempre più violenti e legati ai cambiamenti climatici”
Secondo un recente studio, coordinato dall’European Severe Storms Laboratory, ancora una volta all’origine di questi mutamenti c’è il riscaldamento globale: “L’aumento generale delle temperature incrementa l’umidità presente nei bassi strati dell’atmosfera che a sua volta aumenta le possibilità che si verifichino violenti temporali e grandinate”. Ecco perché secondo gli esperti il Nord Italia dovrà fare i conti sempre più spesso con fenomeni estremi

TRENTO. Mentre il Centro e il Sud Italia sono stretti nella morsa del caldo, tanto che il Times di Londra ha ribattezzato Roma “the Infernal City”, sul Nord della penisola si sta abbattendo il maltempo. Dal Piemonte al Veneto, passando per Liguria, Trentino-Alto Adige, Friuli e Lombardia, lungo tutto l’arco alpino si sono verificati violenti temporali con estese grandinate. Solo in Veneto sono state oltre un centinaio le persone ricoverate in ospedale con traumi provocati da grandine, cadute e vetri rotti. L’area di Milano è stata invece colpita da un tornado.
“L’anticiclone africano ha generato sull’Italia una grande ondata di calore”, spiega Francesco De Martin, cofondatore del progetto Pretemp e studente di dottorato in “Future Earth, Climate Change and Societal Challenges” all’Università di Bologna con tema di ricerca lo studio dell’interazione dei temporali forti con l’ambiente urbano. “Nel mentre verso l’Europa Centro-occidentale si è formata una depressione ed è proprio fra questi due spazi che si sviluppano i temporali che, spostandosi per molti chilometri, producono fenomeni estremi”.
Si tratta di eventi atmosferici tipici per queste latitudini ma ciò che sta cambiando secondo De Martin è la frequenza con cui si verificano: “Le imponenti grandinate a cui stiamo assistendo in questi giorni si registrano sempre più spesso, inoltre una volta era rarissimo che in montagna cadessero chicchi di grandine di grosse dimensioni”.
In varie zone dell’arco alpino la grandine di questi giorni ha superato le dimensioni di una palla da tennis, raggiungendo gli 8-10 centimetri di diametro. “Un tempo situazioni simili tendevano a ripetersi a distanza di anni ed erano estremamente rare, oggi al contrario abbiamo visto cadere chicchi di grosse dimensioni per due giorni consecutivi”. Circostanza che potrebbe ripetersi anche nelle prossime ore.

Un recente studio, coordinato dall’European Severe Storms Laboratory e firmato, fra gli altri, dal meteorologo Francesco Battaglioli ha messo in relazione le grandinate con i cambiamenti climatici, confermando l’incremento dei fenomeni più violenti. Nel Nord Italia per esempio, rispetto agli anni ‘50, le grandinate con chicchi più grandi di 5 centimetri di diametro sono triplicate. Discorso simile per quanto riguarda le grandinate di dimensioni inferiori che fra il 2012 e il 2021 sono state due volte più frequenti se raffrontate con quanto accadeva a metà del Novecento.

“Il Nord Italia è il luogo in Europa dove l’incremento di questi fenomeni è stato maggiore – sottolinea Battaglioli – il trend è così importante che la variabilità climatica non può spiegare da sola un aumento del genere”. Secondo gli esperti ancora una volta all’origine di questi mutamenti c’è il riscaldamento globale: “L’aumento generale delle temperature incrementa l’umidità presente nei bassi strati dell’atmosfera che a sua volta aumenta le possibilità che si verifichino violenti temporali e grandinate”.
“Gli eventi di questo tipo stanno diventando sempre più estremi – riprende De Martin – l’unica cosa positiva è che oggi, grazie allo sviluppo di nuove tecnologie e a migliori conoscenze, possiamo prevederli con maggiore precisione”. Un’allerta lanciata per tempo può contribuire a limitare i danni e salvare delle vite, purtroppo però, come dimostrato dalla recente alluvione che ha colpito l’Emilia Romagna non sempre è possibile.














