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Allora Gesù disse loro apertamente: "Lazzaro è morto"

L'episodio biblico che ci viene proposto in questa quinta domenica di Quaresima tratta della celebre resurrezione di Lazzaro, il fratello di Marta e Maria. È l'unico punto nei vangeli in cui Gesù si autodefinisce come la “risurrezione”, come la fonte di vita nuova, di vita rinata nella verità
DAL BLOG
Di Alessandro Anderle - 28 marzo 2020

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Gv 11,1-45 [In quel tempo] un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato.

 

Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All'udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno.

 

Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». Molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui.

 

Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberatelo e lasciatelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

 

L'episodio biblico che ci viene proposto in questa quinta domenica di Quaresima tratta della celebre resurrezione di Lazzaro, il fratello di Marta e Maria. Questa narrazione, per quanto “eclatante”, è presente solamente nel vangelo secondo Giovanni, ed in essa si trova una frase pronunciata da Gesù di particolare importanza: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno». È l'unico punto nei vangeli in cui Gesù si autodefinisce come la “risurrezione”, come la fonte di vita nuova, di vita rinata nella verità (dell'Amore).

 

Tutta la narrazione giovannea è indirizzata verso la rivelazione di questa verità da parte di Gesù, forse proprio a partire dal nome dell'amico morto: Lazzaro (=Eleazaro), che significa “Dio aiuta”. Una rivelazione peraltro che abbisogna di altre facoltà, oltre alla ragione, per essere compresa: non sembra un caso, infatti, se proprio in questo brano l'evangelista tende a sottolineare gli stati d'animo di Gesù, i suoi sentimenti. «Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro»; «Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente»; «Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: “Guarda come lo amava!”». Questi “ritratti” degli stati d'animo di Gesù mostrano come la Verità non sia, solamente, una questione razionale, e come essa, per essere realmente accolta, abbia bisogno di una ragione poggiata sui sentimenti, di una ragione che dai sentimenti nasce e che da essi viene sostenuta.

 

Il “sentimento”, chiaramente, a ben guardare è uno solo: l'amore. Quello stesso amore che Gesù ci rivelerà essere, in definitiva, il Padre stesso, il Cristo stesso, lo stesso Spirito. Un Amore che è lontano dall'innamoramento, un'Amore che sa la difficoltà, la frustrazione, un Amore che è stato ucciso, per poi vincere la morte. Il Padre è questo Amore concreto, tangibile, che si fa nella storia, che si fa Storia. L'innamoramento è quella forza bruciante e totalizzante del Cantico, dove si arriva a dire che «forte come la morte è l'amore». L'Amore vero, però, il sentimento paziente nell'accoglienza del Padre, è forse meno simile ad una vampa di fuoco istantanea, ed assomiglia di più al lento scavare nella roccia dell'acqua: le pietre non sono della stessa durezza, cambia il tempo, ed ogni tanto l'acqua viva deve cambiare percorso. Comunque sia, l'Amore è, è ciò che fa essere, l'Amore è quel legame – così forte e così fragile – che tiene assieme, che permette la vita. Quest'energia così forte ed intangibile è ciò che permette all'universo ed alla vita di esistere.

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