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Circonvallazione ferroviaria, la segretaria del Pd crede ''fideisticamente'' al sindaco ma nella ''base'' i dubbi sono tanti: non sarebbe meglio una ''vigile riserva''?

Un post della segretaria Maestri (al plurale) impegna il Partito democratico nel sostegno alla mega opera eppure c'è tanto Pd nelle circoscrizioni e sui territori che stanno facendo emergere dubbi e perplessità. Maestri scrive ''Disegnare il nuovo è difficile e affascinante” e nulla osta al concetto. Si tratta di capire però se il “nuovo” va preso a scatola chiusa anche quando minaccia di sconvolgere una città sia nei modi che nei tempi. Se disegnare il nuovo può essere affascinante, lavorare perché il “nuovo” sia compreso, metabolizzato e semmai condiviso è meno suggestivo. Ma, crediamo, più utile.
DAL BLOG
Di Carmine Ragozzino - 01 novembre 2021

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino

Ad un Pd (trentino) di scarsa pregnanza si è purtroppo fatto il callo. Troppo spesso in coda ai problemi. Per arrivare arriva. Ma in ritardo. Un partito raramente capace di una comunicazione puntuale, comprensibile. E perché no, originale. I docenti di arzigogoli si cimentano anche su materie che non ammettono gimkane o distinguo esagerati. Prendiamo la recente questione degli aumenti di stipendio ai “poveri” consiglieri provinciali. Il Pd ha pur battagliato in aula al fine di evitarli. Persa la battaglia contro l’esosità immorale della destra al governo il Pd ha piroettato, complicando la semplicità. Quando bastava un “no grazie” all’aumento (altri lo hanno fatto) i consiglieri hanno deciso di incassare la loro parte di scandalo (arretrati compresi) con la rassicurazione di girarne una parte in solidarietà e una parte….al partito. Non si sono indicate proporzioni, né si sono elencati i beneficiari nelle società delle povertà e del lavoro che latita.

 

Qualcuno (noi ad esempio) ha fatto presente che il partito – il Pd - non risulta iscritto alle liste di collocamento né fa la fila alle mense della Caritas. Tempo perso. Nessuna risposta, nessuna spiegazione se non quella, risibile, che con parte dei soldi si finanzierà una campagna anti Fugatti con malcelato fastidio per doversi arrampicare sulle vette di un ridicolo giustificazionismo. Roba del tipo “Voi non capite la fatica di dover mediare all’interno di un gruppo consigliare”. È vero: non si capisce. Anzi, a dirla tutta delle mediazioni interne al Pd non importa nulla. Siamo al contrario attenti ai fatti, specie quelli che non t’aspetti. Di più. Siamo pure inguaribili osservatori del linguaggio, convinti di un rapporto stretto tra parola e sostanza. Ecco perché ci ha lasciati interdetti ma non del tutto stupiti un post recente della segretaria provinciale Pd.

 

Lucia Maestri ha commentato uno dei milioni di interventi che il sindaco Ianeselli (non vorremmo finire col chiamarlo di malavoglia Post/destà) propone dall’alba a notte fonda nella sua quotidiana bulimia da Facebook e da tutti gli altri social media. Il sindaco nella fattispecie informava: ricordava che il progetto della circonvallazione ferroviaria di Trento è finalmente disponibile (con relativo link) per chi ha l’ardire di tradurre centinaia di pagine complesse. La segretaria Maestri s’è precipitata all’elogio di Ianeselli con la seguente prosa: “Bravo sindaco. Nel governare il presente, vicino e in ascolto dei cittadini, e progettare il futuro! Consapevoli dei disagi, che tale opera procurerà alla città e che, tutti insieme, sapremo attutire e gestire, siamo al tuo fianco, in questa sfida difficile ma affascinante. Una sfida che farà "rinascere" "brani" di Trento, finora a ben vedere "troppo compressi". Disegnare il nuovo è difficile e affascinante. D'altra parte, se non fosse questo, cosa sarebbe il "governare"?”.

 

Oibò, che sia resuscitato quell’Istituto Luce di poco edificante memoria? Sulla circonvallazione ferroviaria – dodici chilometri di incognite che bucheranno la collina est – Trento è ancora all’albore dei timori. Le preoccupazioni cresceranno. Si allargheranno alla parte di città non coinvolta da scavi e mobilità in delirio. Se e quando le mega frese inizieranno a mangiarsi il terreno per vomitare tonnellate di detriti il dibattito potrebbe deragliare dai binari dell’eleganza e dell’educazione. “Siamo al tuo fianco in questa sfida difficile ma affascinante”. Scusi segretaria, scusi Maestri, ma non le pare prematuro e un poco autolesionista “schierare” acriticamente un partito, il suo, in assenza di minime garanzie sui tempi, le modalità e l’impatto dei lavori sulla città? La dietrologia è una brutta malattia ma a volte ci si azzecca. E allora, segretaria, non sarà che l’esagerato panegirico a favore del sindaco altro non nasconda che la voglia di bacchettare (ma non esplicitamente) chi anche da dentro il suo partito sta evidenziando con caparbia competenza tutti i rischi dell’opera?

 

Gli interventi a voce e in video di Geat (del Pd fino a prova contraria), presidente ingegnere della circoscrizione del centro storico, chiedono risposte che fino ad ora né le Ferrovie, né il Comune (la Provincia è uno struzzo che non tira mai fuori la testa dalla sabbia) hanno potuto, saputo o voluto dare. I documenti all’insegna di una legittima apprensione proposti dal Comitato di San Martino, quelli della circoscrizione di Mattarello e di Gardolo, portano anche firme di consiglieri Pd. Insomma quel “siamo al tuo fianco” appare una forzatura. Un tantino è fuori luogo. Diverso sarebbe stato dire: “Favorevoli ma con vigile riserva”. Da illusi patologici di una sinistra capace di sintonie meno ristrette e auto-referenziali ci si aspetterebbe che il Pd fiancheggi sì il sindaco ma anche – e di più - il pubblico diritto alla chiarezza, alle garanzie di sostenibilità sociale di una grande, immensa, opera infrastrutturale.

 

Ci si aspetterebbe un Pd capace di animare il confronto, di promuoverlo piuttosto che rincorrerlo nell’affanno e con un inspiegabile spirito fideistico. Il che, naturalmente, non vuol dire “opporsi” ma nemmeno aderire pedissequamente alla teoria che declassa le preoccupazioni a categorie offensive. Nei dibattiti nel rione di San Martino e Mattarello si è trasecolati nel sentire tacciare i critici come soggetti ancorati al presente e incapaci di comprendere, costruire, il “futuro”. Forse anche per il Pd delle troppe certezze che nessuno conosce sarebbe utile lasciare a casa il casco da pompiere e la pompa per annacquare contraddizioni e contestazioni. Ve lo immaginate un Pd che non fa i gazebo solo sotto elezioni? Un Pd che ci mette la faccia per difendere il buon senso e la salute dal nichilismo dei no vax e dei non pass. Un Pd che pretende rassicurazioni sul potenzialmente devastante concerto di Vasco. Un Pd che analizza i pro e i contro di quel groviera collinare che sarà la circonvallazione ferrovia. I temi su cui spendersi non mancano.

 

Certo, non si può pretendere che di colpo la politica a ranghi ridotti dentro i circoli di partito muti nella fatica di una politica a “tu per tu”. Quella, cioè, che cerca anche di incrociare gli umori scomodi di chi non la pensa già come te. Ma è chiedere troppo domandare di non sbarrare la porta a dubbi e perplessità diffuse (non solo sulla vicenda ferroviaria)? È impertinente implorare di lasciar perdere l’Istituto Luce e accendere invece la luce sulle parti ancora oscure del progetto ferroviario così come stanno facendo tanti cittadini e tra loro anche qualche piddino? Forse allo stesso sindaco qualche “pungolo amico” farebbe bene. “Disegnare il nuovo è difficile e affascinante”, posta la Maestri. Nulla osta al concetto che è perfino banale. Si tratta di capire però se il “nuovo” va preso a scatola chiusa anche quando minaccia di sconvolgere una città sia nei modi che nei tempi. Se disegnare il nuovo può essere affascinante, lavorare perché il “nuovo” sia compreso, metabolizzato e semmai condiviso è meno suggestivo. Ma, crediamo, più utile.

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