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Chi Ama brucia le paure e le solitudini

Per tutto il mese di novembre si svolge la formazione dei volontari dell'associazione di auto-mutuo-aiuto che ha sede in via Taramelli a Trento ed opera in tutta la provincia. I gruppi di scambio e dialogo affrontano i mille volti del disagio personale e sociale offrendo occasioni di condivisione senza "giudicare". Una passaggio indispensabile in un percorso di recupero della fiducia smarrita nel labirinto dei problemi e delle fragilità

Di Carmine Ragozzino - 14 novembre 2017 - 09:16

TRENTO. Chi Ama brucia. L’Auto Mutuo Aiuto – sì perché qui si tratta di amare se stesso per fare del bene anche agli  gli altri – brucia pregiudizi, paure, solitudini. Brucia, o almeno ci prova, quant’altro rende più complicata un’esistenza che di questi tempi è già abbastanza ostica di suo.

 

 L’Ama trentina, la onlus dell’auto mutuo aiuto che ha sede in via Taramelli, è una realtà – una bella realtà – al plurale. Collettiva. L’Ama raccoglie e indirizza disponibilità in tutta la provincia. Lavora per trasformare la  disponibilità in relazione, sostegno, scambio e incontro.

 

 Il volontariato che ruota attorno all’Ama vanta numeri che sono insieme un conforto per chi gestisce l’associazione e un messaggio, un’indicazione, per il Trentino del welfare diffuso. E’ un messaggio di speranza ma anche di giustizia perché nulla è più ingiusto che lasciare da solo chi ha problemi. Piccoli problemi che inesorabilmente possono diventare grandi problemi.

 

 Quattrocento persone – nel corso di anni di una crescente intensità solidale - hanno collaborato alle iniziative Ama. Sono iniziative, progetti, che approcciano una gamma vasta, perfino impressionante, di manifestazioni del disagio o delle abitudini deleterie che sono quasi sempre indotte e che sempre nascondono fragilità personali e sociali. Alcol e gioco, per esempio. Ma anche guai più subdoli, meno eclatanti, più nascosti dentro le pieghe della debolezza umana. L’Ama si occupa delle troppe difficoltà del vivere, quelle che rischiano degenerare in patologia. E cerca, appunto, di dare un appiglio. Sono le devianze che accomunano spesso giovani e adulti nella ricerca di scorciatoie che accorciano solo la strada verso precipizi personali, famigliari e collettivi.

 

  L’anagrafe del volontariato Ama incrocia competenze specifiche, legate ai tanti problemi da affrontare, alla semplice e preziosissima volontà di impegno. La volontà di non stare a guardare, di spendersi con tutti i propri limiti. La voglia di dedicarsi agli altri – anche solo per poco tempo, anche solo per determinati periodi – è il solo curriculum che l’Ama domanda ai volontari. E lo domanda a tutti: “alle persone di ogni età che vivono in provincia di Trento e che vogliono provare a sperimentarsi nell’ambito del mutuo aiuto e della promozione del benessere all’interno della propria comunità”.

 

 Una formula semplice. Una formula proficua nel momento in cui l’Ama garantisce a chi decide di dedicare il suo tempo una formazione specifica e mirata. La campagna di formazione dei volontari Ama in questo mese di novembre è stata e sarà ancora intensa. Si è iniziato il 6 con un “Pronti a partire?” impostato alla conoscenza tra operatrici e operatori Ama e i volontari.

 

 La lezione – se di lezione si può parlare – è quella della fiducia reciproca. O meglio della costruzione, nel dialogo,  di un clima di fiducia che è il presupposto ineliminabile – spiegano all’Ama – di ogni progetto.

 

 L’11 novembre un secondo incontro ha messo a fuoco il concetto di mutuo aiuto. Ed è una messa a fuoco fondamentale perché la filosofia Ama punta a far crescere insieme chi aiuta e chi è aiutato. Il secondo può trovare – se motivato – qualche spiraglio in più per uscire dai suoi tunnel psicologici e sociali. Il primo, il volontario, aumenta la propria consapevolezza e la propria capacità di dimensionare i suoi patemi.

 

 Confrontarsi con la sofferenza, insomma, è anche  prevenzione. E non a caso – lasciano intendere all’Ama – nei gruppi tematici si cresce insieme in una logica di condivisione che è il passaggio obbligato per raggiungere risultati.

 

Il 20 novembre al centro dell’appuntamento formativo saranno emozioni, ascolto e comunicazione. L’incontro con Camilla Bettella, psicologa all’Ama, si chiama infatti “mettiamoci in gioco nella relazione con l’altro”. Il 27 novembre la formazione dei volontari Ama contemplerà una sorta di esercizio. Marianna Nardon, psicoterapeuta, spiegherà come porsi e proporsi – soprattutto mentalmente – per avere una presenza efficace nei gruppi. E, ancora, il 4 dicembre i volontari potranno sperimentare una sorta di simulazione nell’appuntamento dal titolo “Immaginiamoci nel gruppo”, dedicato – assieme alle operatrici Ama – alle dinamiche di gruppo e al superamento di eventuali momenti critici nelle relazioni.

 

 Sì, perché l’attività nei gruppi Ama si regge sempre sulla qualità dell’equilibrio che si costruisce nel rapporto tra operatori, volontari e utenti. Autostima, depressione, ansia, sovrappeso, separazione, elaborazione del lutto, tematiche famigliari: il confronto tra persone accomunate da esperienze spesso dure e devastanti costruisce nei gruppi Ama potenziali vie d’uscita.

 

 La strada è quella della scoperta delle proprie risorse e delle proprie potenzialità attraverso un passaggio – quello della condivisione – che è spesso l’inizio di un percorso che porta risultati insperati. “L’Ama – si legge nei volantini che promuovono le attività – è un’occasione per affrontare insieme cambiamenti e sfide della vita di tutti i giorni per singoli, famiglie, genitori e coppie”.

 

 Missione semplice, chiara ma anche coraggiosa: il concetto di “insieme” è sempre più labile in una società in cui tutti parlano, si parlano addosso e straparlano senza mai ascoltare. All’Ama ci si ascolta: senza giudicare. Si crea un clima, un presupposto di socialità e di comunità. E la porta del volontariato  è sempre aperta. (Per saperne di più 0461/239640)

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