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Caso Flixbus, nessuna bufala. L'unica bufala sono le supposte immagini video che hanno scatenato la macchina del fango

Contro la ragazza che su Facebook ha denunciato l'accaduto si sono riversati i commenti beceri di chi la attaccava come bugiarda dopo aver letto l'articolo della Voce del Trentino. Il sito online sosteneva che le immagini riprese all'interno raccontavano un'altra storia. Ma l'azienda smentisce: "Non c'è nessun impianto di videosorveglianza a bordo di Flixbus"

Di Donatello Baldo - 24 ottobre 2018 - 18:56

TRENTO. Si fa presto a dire bufala, si fa presto a smontare una notizia e gridare ai quattro venti che è inventata. Si fa presto, soprattutto se alla presunta bufala si contrappone una bufala vera e propria, inventata per davvero. Si fa presto, soprattutto se si pubblica una velina arrivata chissà da dove, un depistaggio a tutti gli effetti.  

 

Una ragazza ha scritto su Facebook che un ragazzo nero era stato apostrofato con frasi razziste: "Vai in fondo, non qui, sei di un altro colore, sei di un'altra religione". Stiamo parlando del famoso Flixbus e del post che è diventato virale in poche ore. Un post innocente scritto da una ragazza che non milita in nessun partito, in nessuna aggregazione sociale o con idee già precostituite. Un post che nelle sue intenzioni sarebbe stato visto solo dagli amici sul social, provocando qualche commento di sostegno e indignazione e un pugno di like.

 

Non avrebbe mai pensato la ragazza che sarebbe stato condiviso da migliaia di persone e commentato da una valanga di utenti. Lei aveva riportato quello a cui aveva assistito e la frase che più l'aveva colpita: "Vai in fondo, non qui, sei di un altro colore, sei di un'altra religione". Quel ragazzo nero si era poi seduto vicino a lei, "aveva gli occhi lucidi - aggiungeva la giovane - si è chiuso in sé senza più parlare". 

 

Ma in quest'epoca di contrasti erano troppe le condivisioni, e allora a qualcuno è parso necessario intervenire per smontare tutto, per screditare le parole e la persona che le aveva pronunciate. Ed ecco che spunta l'accusa: "E' tutta una bufala, si è inventata tutto, non è vero". La prova provata che smonterebbe l'accaduto sono le telecamere interne dell'autobus che qualcuno ha visto. Ne dà notizia un giornale locale, forse senza nemmeno crederci troppo, sicuramente senza aver visto le immagini che ritraggono la scena.

 

Riprende la notizia, tronfia e fiera di poter dire che quella del razzismo è tutta una bugia anche La Voce del Trentino: "E' una bufala", ha scritto il sito online, quello famoso per aver pubblicato la notizia di un bambino trovato morto in un bidone a Trento Nord poi rivelatasi non era vera, come tante altre. Ma quelli della Voce l'hanno visto il video che sbugiarda la versione della ragazza? Ovviamente no, quel filmato non l'ha visto proprio nessuno. 

 

Quel filmato non esiste, lo dice ufficialmente Flixbus: "Confermo - scrive la responsabile relazioni esterne, dopo puntuale verifica richiesta - che sui nostri autobus non sono previsti sistemi di videosorveglianza". Non servirebbe aggiungere altro. Ma visto che La Voce del Trentino persevera nel dire che tutto è vero, dobbiamo aggiungere altro eccome.

 

Un redattore di questo sito era oggi alla conferenza stampa del capo della Squadra Mobile Salvatore Ascione. A margine dell'incontro, che trattava di tutt'altro, il dirigente ha mostrato alcune riserve sullo svolgimento dei fatti riportati dalla ragazza, fermo alla versione diffusa in lungo e in largo dalla Voce del Trentino che sembrava smontarne la fondatezza. Ma chi firma questo articolo, presente in quel momento, aveva la notizia della smentita ufficiale della società di trasporto: nessuna telecamere su Flixbus, una notizia riferita in quel momento anche ad Ascione. La prova per dichiarare falsa la versione della ragazza è del tutto inventata, e questo l'ha sentito anche La Voce del Trentino.

 

Il redattore della Voce corre in redazione per riprendere la notizia e spiegare che la polizia conferma tutto, quando invece la polizia non conferma proprio nulla. Anzi. Salvatore Ascione, sentito il 20 ottobre scorso, riferisce della nota di servizio, spiegando che gli agenti erano stati chiamati per risolvere un disguido sull'assegnazione di un posto. Questo l'estratto della nota di servizio che il dirigente della Squadra Mobile legge al telefono: "Sul posto contattavamo l'autista e lo stesso riferiva un disguido sul posto a sedere (...) il ragazzo non comprendeva la lingua italiana e con l'aiuto di una passeggera lo rendeva edotto".

 

"Poi - afferma Ascione - non possiamo sapere quello che è successo prima e quello che è successo dopo. Per quello che sappiamo noi il collega ha parlato con il ragazzo, gli hanno detto che quello non era il suo posto e la questione si è risolta". Ma le telecamere? "Non so questa storia delle telecamere, noi non le abbiamo viste. Noi andiamo a guardare le telecamere se non c'è una notizia di reato, e in questo caso non c'era". 

 

Correttamente, il dirigente della Questura spiega i fatti di cui è a conoscenza ma non esclude che qualcosa sia potuto accadere prima o dopo e che non sia stato riferito gli agenti intervenuti. Nemmeno mette in discussione il racconto della ragazza: "Avevo anche dubbi su questa ragazzina ma ho letto la sua pagina Facebook, mi sembra una ragazza tranquilla".

 

Aggiunge: "Forse può aver capito male". Forse sì, può aver confuso alcune cose, aver capito che la discussione fosse per il posto negato. Il suo post, a differenza degli articoli di giornale, non deve accertare la verità nei suoi particolari: ha scritto quello che ha sentito e ha ricostruito l'accaduto. Ha sentito questa frase: "Siediti in fondo, sei di un altro colore, di un'altra religione" e ha dedotto che il motivo dello scambio di posto fosse conseguenza di queste parole. Parole che però rimangono, fossero state dette anche come triste commento al disguido e all'incomprensione

 

Nessuna bufala quindi, l'unica bufala è quella delle telecamere che smontano la storia raccontata da quella ragazza. Bufala sparata a zero dalla Voce del Trentino, che ha farcito l'articolo con le solite spalate di discredito sulla ragazza che ha raccontato la vicenda e sulla sua famiglia. La tesi è sempre quella: chi denuncia il razzismo lo fa perché è di parte. In questo caso si pubblica la foto di famiglia che ritrae il padre 'colpevole' di essersi candidato nel Pd tanto tempo fa e la madre 'colpevole' di aver indossato la maglietta rossa aderendo alla mobilitazione del presidente di Libera Don Ciotti per ricordare i bambini immigrati morti in mare.

 

Dopo l'articolo della Voce del Trentino che titolava "Razzismo su Flixbus, la bufala smontata dalle telecamere", la pagina Facebook della ragazza è stata inondata di insulti. La Voce, che di immagini della telecamera non ne aveva vista una, ha spacciato la sua verità a cui hanno abboccato in molti, purtroppo. Molti che hanno anche offeso e insultato, pesantemente al giovane che si è vista arrivare ondate di messaggi di una volgarità sconcertante. Ovviamente, visto che la bugiarda era una ragazza, gli insulti sono stati anche e soprattutto sessuali. La ragazza è stata costretta a chiudere la pagina Facebook, mentre il sito che l'ha sparata grossa (per l'ennesima volta) è ancora raggiungibile.

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