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Cosa ha mangiato Ötzi prima di morire? Ecco la nuova scoperta dei ricercatori sulla mummia più famosa d'Italia

L'ultimo pasto che sarebbe stato composto da carne – fresca o essiccata – di stambecco e cervo reale, l’antico farro monococco e alcune tracce di felce aquilina, una pianta tossica

Pubblicato il - 12 luglio 2018 - 18:00

BOLZANO. Dopo essere riusciti a riprodurre la sua voce, ad aver scoperto i suoi problemi di cuore e tante altre cose, continua lo studio sempre più specifico su Ötzi, l'Uomo venuto dal ghiaccio o Uomo del Similaun, una delle mummie più famose e importanti al mondo, che si trova oggi a Bolzano.

 

Il centro bolzanino Eurac Research, è riuscito ora ad analizzare il contenuto dello stomaco della mummia scoprendo quale sia stato il suo ultimo pasto che sarebbe stato composto da carne – fresca o essiccata – di stambecco e cervo reale, l’antico farro monococco e alcune tracce di felce aquilina, una pianta tossica.

 

Hanno individuato numerose biomolecole come proteine, grassi e carboidrati, risalendo alla loro origine. Grazie a queste scoperte i ricercatori hanno potuto ricostruire per la prima volta un pasto dell’età del Rame e i risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica “Current Biology”.

 

Ötzi si deve essere sentito al sicuro poco prima di morire. In un intervallo di tempo che va da due ore fino a mezz’ora prima della sua morte ha infatti consumato un abbondante pasto. A sorprendere i ricercatori è stata soprattutto l’alta percentuale di grassi presenti nel suo stomaco: “I lipidi si differenziano fortemente da altre sostanze perché sono idrorepellenti. Per questo motivo siamo riusciti a riconoscere l’alto contenuto di grassi già ad occhio nudo,” commenta Frank Maixner, microbiologo di Eurac Research. Analisi dettagliate dei lipidi hanno poi confermato che si tratta di grasso di origine animale, in particolare del tessuto adiposo dello stambecco.

 

“I grassi sono un’eccellente fonte di energia e sembrerebbe che l’Iceman ne fosse già consapevole. L’ambiente in cui l’uomo del Similaun visse, e nel quale fu ritrovato a distanza di 5300 anni, è situato a 3.210 m s.l.m, un tipico ambiente alpino di alta montagna che pone particolari sfide alla fisiologia umana. Quindi, per evitare improvvise perdite di energia, in questi habitat è necessario un apporto ottimale di sostanze nutritive”, spiega Maixner.

 

L’analisi dettagliata del contenuto dello stomaco ha fornito anche particolari indicazioni su come venivano preparati i cibi nell’età del Rame; la carne di stambecco nello stomaco di Ötzi era infatti ancora molto ben conservata. Dalle striature nella fibra della carne, i ricercatori sono stati in grado di riconoscere che si trattava di un muscolo, essiccato all’aria e leggermente riscaldato, probabilmente per farlo conservare meglio. Infatti, solo a una temperatura che non supera i 60 gradi, la fibra della carne rimane così ben strutturata. A dimostrarlo sono stati alcuni test che i ricercatori hanno condotto su selvaggina fresca: nelle fibre muscolari, dopo la cottura o l’abbrustolimento i pattern regolari scompaiono.

 

Per quanto riguarda il contenuto vegetale nello stomaco dell’Iceman, nel suo ultimo pasto, i ricercatori hanno individuato il cosiddetto farro monococco, non macinato e tracce di felce aquilina. Il monococco è uno dei primi cereali a essere stato addomesticato dall’uomo ed è considerato un precursore del grano. Sul perché fossero presenti tracce di felce aquilina – una pianta tossica – nello stomaco di Ötzi invece i ricercatori possono fare solo delle supposizioni: “Potrebbe essere che Ötzi soffrisse di dolori causati da alcuni parassiti individuati nel suo intestino in precedenti studi e che quindi abbia utilizzato la felce aquilina come medicamento. Ma potrebbe anche aver utilizzato le foglie di felce per incartare il cibo e quindi, qualche particella potrebbe essere inavvertitamente finita nel suo pasto,” spiega Albert Zink, direttore dell’Istituto per lo studio delle mummie di Eurac Research. Nonostante la sua tossicità comunque, diverse popolazioni indigene in Asia consumano ancora oggi germogli di felce aquilina come alimento. “L’ultimo pasto dell’Iceman conteneva un’elevata quantità di carboidrati, proteine e grassi, perfettamente bilanciati per le sfide poste dagli ambienti di alta montagna”, conclude Zink.

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