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Dopo cento anni tra i ghiacci dell'Adamello, i resti del soldato vengono restituiti alla famiglia dopo gli onori solenni

Appartenente al distretto militare di Monza, in forza al quinto reggimento alpini, nato il 13 maggio del 1886 è morto l'8 novembre 1916 per la caduta di una valanga. Decisivi per l'identificazione alcuni documenti, l'episodio confermato anche nel diario del battaglione

Di Luca Andreazza - 09 ottobre 2018 - 21:19

TRENTO. Dopo cento anni tra i ghiacci dell'Adamello, sabato 13 ottobre i resti di Rodolfo Beretta, caduto nel corso della Prima guerra mondiale a causa di una valanga, vengono restituiti ai familiari per l'ultimo saluto e la cerimonia degli onori solenni al cimitero di Trento.

 

resti del soldato italiano, rinvenuti da due scalatori a inizio agosto 2017 sull'Adamello, a circa 3 mila metri di quota sulla Vedretta Centrale di Val di Fumo, sono stati riconosciuti nella scorsa primavera al termine del lavoro di analisi del laboratori Resti e reperti in sinergia con l'Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia di Trento. 

 

Nato a Besania Brianza il 13 maggio 1886 e appartenente al distretto militare di Monza, in forza al quinto reggimento alpini Battaglione Val d’Intelvi, 244esima Compagnia, Beretta è morto l'8 novembre 1916 per la caduta di una valanga.

 

La compagnia del soldato è dislocata a passo di Cavento dal 6 maggio 1916 e alterna periodi in trincea a periodi di riposo a Temù, in val di Pezzo, e a Sozzine.

 

Secondo il diario del Battaglione, Beretta fa parte del gruppo di sei alpini mandati a passo di Cavento per portare i viveri al resto del Reggimento, ma vengono investiti da una valanga: quattro di loro si salvano e testimoniano così la morte del commilitone Beretta.

 

Il caduto è quindi vittima della Guerra Bianca, una guerra tipicamente alpina, su postazioni di roccia e ghiaccio ad oltre 3.000 metri di quota, in condizioni ambientali e climatiche difficilissime. Si combatte quindi contro l’esercito avversario, ma anche contro freddo, neve e valanghe.

 

Il giorno della morte di Beretta, l’8 novembre 1916, il diario del suo Battaglione riporta: “Cielo coperto, neve e tormenta fortissima, temperatura massima -3, minima -12” e nella data del 10 novembre sul diario c’è scritto che “a causa della tempesta fortissima non si potè recuperare i cadaveri”, tra i quali quello di Beretta.

 

Restituita un'identità all'alpino i cui resti sono stati rinvenuti sull'Adamello l'estate scorsa

Ai fini del riconoscimento fondamentali le analisi e in questo caso hanno giocato un ruolo particolarmente importante i residui di alcuni documenti cartacei contenuti in un probabile astuccio in tela conservato all’interno dell’abbigliamento.

 

Durante l'ispezione sono state trovate alcune cartoline in franchigia per la posta da campo. L’elemento meglio conservato è una ricevuta di spedizione ferroviaria datata 19 novembre 1915 intestata al soldato Beretta Rodolfo. 

Attraverso la ripresa fotografica con tecniche particolari è stato inoltre possibile leggere altri documenti personali, che riportano il nome di Beretta.

 

Nei giorni successivi all'identificazione, i discendenti dell'alpino sono stati contattati attraverso Onor Caduti e l'amministrazione comunale brianzola e questa settimana i resti vengono riconsegnati ai familiari.

 

In occasione della riconsegna, prevista per sabato prossimo alle 10 al Sacrario militare all'interno del cimitero di Trento, si tiene la cerimonia di resa degli onori solenni a cura del Commissariato generale per le onoranze ai caduti, ente del ministero della difesa.

 

Il caduto, per espressa richiesta dei familiari, sarà poi tumulato il giorno seguente nella sua città natia, Besana in Brianza.

 

Attualmente i reperti sono esposti in una mostra nella cappella Vantini di Palazzo Thun a Trento, patrocinata dal Commissariato per le onoranze ai caduti e curata dall’Ufficio beni archeologici della soprintendenza provinciale, a ingresso gratuito fino al 4 novembre.

 

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