"Abbiamo camminato tra i migranti della rotta balcanica", una mostra fotografica per valorizzare persone e territorio: "Un viaggio lento ispirato a Walter Bonatti"
Un anno a piedi per raccontare l'Europa, è la mostra del celebre fotografo Riccardo Carnovalini che insieme alla compagna di viaggio e di vita Anna Rastello si è camuffato in mezzo ai migranti della rotta balcanica per condividerne parte dell'esperienza. Una modalità del viaggiare che si fa ispirare da Bonatti e Rumiz

TRIESTE. “Abbiamo camminato tra i migranti della rotta balcanica. Ricordo la polizia croata, forse la più violenta. C'è un tratto di confine, tra Bihać, in Bosnia, e la zona attorno a Fiume (Rijeka), che i migranti chiamano 'the game' perché provi a passare sperando ti vada bene, altrimenti sono guai”.
È solo un frammento delle storie che si celano dietro al racconto di Riccardo Carnovalini, fotografo, autore, ma soprattutto instancabile camminatore, per cui ogni viaggio a piedi diventa un'esperienza da trasmettere, sia che possa essere un dialogo, un libro o una mostra fotografica, come nel caso di “365 VOLTE EUROPA”, la sua esposizione fotografica itinerante che racconta un anno intero a piedi attraverso l'Europa compiuto da Carnovalini assieme alla compagna di viaggio e di vita Anna Rastello, che nel 2019 li ha visti partire dalla loro casa nelle Alpi Graie e approdare dall'altra parte, a Trieste, dopo un lungo peregrinare.
“Siamo partiti dal confine tra Italia e Francia, dove viviamo – racconta il fotografo a il Dolomiti – e da lì abbiamo attraversato i Pirenei, i le Alpi, i Carpazi, la Transilvania, senza un sentiero prestabilito, ogni bivio era una scelta, è stato un anno di vita in cammino, seguendo il decorso delle stagioni. Finché abbiamo risalito i Balcani, dove ci siamo aggregati nel viaggio a piedi dei gruppi di afgani, pachistani e altri ancora che compongono la cosiddetta rotta balcanica, abbiamo condiviso con loro una parte di quell'esperienza. Ci siamo mescolati tra di loro, e in caso di guai con la polizia a noi bastava esibire la nostra carta d'identità italiana, per altri non era così facile cavarsela. Al confine croato se la polizia sorprendeva i profughi faceva loro togliere le scarpe e sequestrava i telefoni privandoli degli strumenti fondamentali per i migranti, oppure li riportavano direttamente in Bosnia”.
Una mostra composta da 80 scatti, un po' come gli 80 giorni del giro attorno al mondo di Jules Verne, come scherzosamente paragonato da Carnovalini, solo per l'Europa, dove ogni tratta è una storia. Il viaggiare a piedi di Riccardo Carnovalini e di Anna Rastello conserva oggi la bellezza del saper mettere al centro della propria esperienza i luoghi che si ha la possibilità di vivere, un po' il contrario rispetto a quanto accade nella frenetica vita da social network, in cui il reportage di viaggio si trova troppo spesso a sgomitare con l'ondata di contenuti che ogni giorno vengono riversati sui social, con la grande differenza che in quel caso il protagonista è l'individuo, nella costante ricerca del contenuto ego-riferito. Nel viaggio a piedi invece si riscopre la lentezza, come ha osservato e dimostrato il fotografo-camminatore.
“La lentezza è un tentativo di conoscenza – sostiene Carnovalini – l'indagine compiuta sul territorio che attraversi è il vero protagonista della storia. Ho dedicato cinquant'anni di vita al viaggiare a piedi, soprattutto in Italia. Ho scoperto e divulgato un'Italia spesso sconosciuta agli stessi italiani, e così ne ho fatto un lavoro, grazie alle mostre, i libri e altro ancora. Un viaggio deve essere compiuto, ragionato e poi analizzato, deve sedimentare. Oggi sui social questo non accade, si pubblica subito e sempre ponendosi al centro della narrazione”.
In questa vera e propria immersione che solo il viaggio lento può offrire, i modelli di riferimento e ispirazione che l'autore ha confidato, sono chiari: “Ho conosciuto Walter Bonatti, il grande alpinista e persona eccezionale – ha concluso il fotografo -. Lui ha fatto tante imprese e di vario tipo, nella seconda parte della sua vita ha anche intrapreso lunghi viaggi a piedi. Camminare è la massima evoluzione dell'uomo e non è una pratica 'inferiore' ad arrampicare, come ogni tanto trapela da certi iscritti del Cai. Bonatti questo lo sapeva e lo ha diffuso largamente, per lui la curiosità era il motore dell'uomo, l'essenza del suo stare al mondo, ed io lo condivido. Un altro riferimento che ho è l'amico Paolo Rumiz, con lui ho fatto il cammino dell'Appia antica, nel 2015, che è il suo viaggio a piedi più lungo. In generale posso dire che quando ho cominciato io a fare viaggi a piedi, negli anni 70, non era una moda. Poi negli anni '90 ha preso piede il cammino di Santiago ed è iniziato il trend”.
Riccardo Carnovalini ha esposto nell'ultimo periodo a Trieste, dove ora si trova per disallestire la mostra che è diretta oltre confine, a Nova Gorica, dove sarà inaugurata il prossimo 17 maggio. Si compone di tre parti: “I volti e la vita”, incentrata sui compagni di viaggio e le genti incontrate, “Camminare l'Europa”, parte dedicata ai paesaggi, alla natura nonché ai cambiamenti climatici, e infine “Il terzo occhio del continente”, dove il fotografo da sfogo alla propria creatività cogliendo i piccoli dettagli che possono offrire uno sguardo inatteso della realtà.












