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Enrico Mentana a Trento, ''Serve un grande movimento per la riapertura del Paese'' e chiama i giovani: ''Per ricostruire servono le nuove generazioni''

Il direttore del Tg La7 all'incontro promosso da Emergency. "La democrazia senza la politica è solo uno schema, un involucro vuoto" e punta il dito contro i governi degli ultimi anni: ''Non hanno saputo annaffiare gli ideali che con il passare del tempo sono andati persi''

Di Giuseppe Fin - 08 settembre 2018 - 19:10

TRENTO. "Serve un grande movimento per la riapertura del nostro Paese" e serve anche "recuperare alcuni ideali puntando sulle nuove generazioni perché chi ha perso non può coltivare la rivincita con un po' di maquillage". E' un Enrico Mentana idealista ma allo stesso tempo molto pragmatico quello che quest'oggi è riuscito a riempire in Teatro sociale di Trento in occasione dell'incontro organizzato da Emergency per la seconda giornata dell'appuntamento nazionale che vede in città moltissime persone da tutta Italia.

 

Il direttore del Tg La7 ha parlato a braccio per circa un'ora passando dai valori e dai principi che il nostro Paese negli ultimi anni ha perso, l'incapacità reale dimostrata dai governi nell'affrontare le sfide che si sono presentate e l'avere per questo lasciato un vuoto riempito da chi oggi fa una narrazione della realtà nata e cresciuta da uno sfiorire della democrazia avvenuto un poco alla volta.

 

“Un nostro problema e quello di considerare le cose guardandole solo da un punto di vista, da una nostra panoramica. Noi zoomiamo ma i problemi non sono italiani. Sono ormai di tutta la civiltà occidentale e non solo” ha affermato in apertura Mentana ricordando come oggi tutti noi ci troviamo in mezzo ad un tornante della storia che nessuno poteva immaginare. “Abbiamo sempre creduto – ha affermato – che dopo la Seconda guerra mondiale la strada fosse in discesa scandita dal progresso e dalla democrazia e da una capacità dell'uomo di fare tesoro dell'accaduto”. Così però non è stato, in nessuna parte. Proprio domani la Svezia andrà al voto e nel Paese storico della social democrazia, saranno molto probabilmente i “Democratici” di estrema destra a sbaragliare la concorrenza. Vinceranno le elezioni sul tema dell'anti-immigrazione.

 

“Non ha senso – ha affermato Mentana – concentrarci solo su quello che sta accadendo in Italia e sul perché è avvenuto questo shock. E' più utile capire cosa sta accadendo anche nelle altri parti del mondo”. Perché sta succedendo tutto questo? “Perchè molti di noi, quelli meno giovani perlomeno, sono cresciuti nell'acquisizione pacifica di valori che sembravano sempre eterni. L'accoglienza e l'uguaglianza fra tutti. Questi, però, un po' alla volta sono sfioriti da soli e con loro anche l'idea di democrazia che avevamo”.

 

Una idea, ha spiegato il direttore del Tg La7, nata dopo il '45 quando si è iniziato a coltivare la politica e il piacere per la battaglia politica. “La democrazia – spiega il giornalista - veniva considerata la dialettica tra diverse forze politiche in Parlamento. Oggi non è più così e il problema non è l'arrivo del fascismo ma che la democrazia senza la politica e solo uno schema, un involucro vuoto”.

 

Era impensabile, ha ammesso il direttore del Tg La7, che ci fosse un capovolgimento simile nei sentimenti profondi che parte dal basso. Ed è proprio qui che si vede la crisi dei partiti e delle organizzazioni incapaci di vedere questi cambiamenti. “Chi doveva governare e annaffiare certi ideali non ha saputo farlo” taglia corto Mentana.

 

Quando improvvisamente le grandi forze politiche si sono accorte che il vento stava cambiando era già troppo tardi. “Se oggi vediamo Orban che incontra Salvini è perchè Orban ha già incontrato in passato vari governanti europei ma nessuno poteva pensare che quello era il primo atto di una commedia o tragedia che riguardava tutti”.

 

Il vero problema che ci ha portato oggi a questa situazione, ha affermato Enrico Mentana, “è il fallimento dei governi che si sono stati negli ultimi 5 anni. Non sono stati un grado di vedere, arginare, organizzare e socializzare”

 

Quando nel 2015 è arrivata la prima ondata migratoria a causa della quale tutti i Paesi sono andati in tilt, in Italia la si è vissuta con la grande retorica del paese che sapeva accogliere. “Si è così riusciti – ha spiegato il direttore del TgLa7 – a rovinare quello che era un ideale molto condiviso con una burocratica politica che ha portato ad un uso strumentale della questione migranti per poter aiutare l'Italia nelle trattative a Bruxelles sulle questione di bilancio”.

 

Tutto questo ha portato nei Paesi al trionfo dei partiti sovranisti e anti-immigrati e la crisi che si è creata ha portato ampi settori del nostro Paese a scoprirsi egoisti.

 

Come si fa oggi a costruire una narrazione alternativa? Per Mentana “bisogna ricostruire partendo dagli ideali, riproponendoli come elemento fondante di un'azione politica”. “Servono facce nuove, idee nuove, contenitori nuovi. Se questo non arriva non solo nella politica ma anche nel paese reale non si va da nessuna parte. Non si può pensare che chi ha perso coltivi la rivincita con un po' maquillage”.

 

Per questo l'unica strada è quella di puntare sulle nuove generazioni. “Loro hanno un interesse non solo ideale ma anche concreto. Quella in cui viviamo è una società in cui i giovani sono stati espulsi dal cuore del sistema politica ma soprattutto lavorativo. Ci sono grandi compagnie americane che sono arrivate a trimilioni di capitalizzazione e sono tutti imprenditori giovani. Da noi quando c'è una assemblea di Confindustria sembra essere nella piscina di Cocoon. Se poi i giovani hanno uno spritz in una mano e lo smartphone nell'altra non possono di certo battersi”.

 

Per il direttore del Tg La7 l'idea di futuro deve avere come protagonisti i giovani. “ Chi è meno giovane può farsi da parte e mettere a disposizione quello che può. La solidarietà tra generazioni non è la pacca sulla spalla o la paghetta ma quella di permettere ai giovani di non stare a casa e di prendersi uno stipendio”. Solo in questo modo, ha concluso Mentana, è possibile avviare “Un grande movimento per la riapertura del Paese”.

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