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Il masterplan del Bondone arriva in Comune. La sensazione? Ricordate Fantozzi sulla corazzata Potëmkin?

Si parla di tanti aspetti. Il lavoro tra workshop, incontri e questionari è stato certosino, nessuno intende metterlo in dubbio, la fotografia sembra nitida ma quanto emerge sono contorni sfumati. Dalla cabina di regia solo consultiva e non decisionale alla rimozione delle campane delle immondizie fino alla funivia Trento-Bondone

Di Luca Andreazza - 05 giugno 2018 - 20:49

TRENTO. Dopo sette mesi il masterplan del Bondone c'è. E' sbarcato in consiglio comunale. Una lunga e articolata presentazione dell'architetto Alessandro Oliveri, titolare del gruppo che si è aggiudicato l'asta per redigere il piano di sviluppo, per indicare la strada. Ma a costo di essere smentiti, quello che appare è già un vicolo cieco in fondo alla via.

 

Si parla di tanti aspetti. Tanto c'è già, ma va valorizzato. Il lavoro tra workshop, incontri e questionari è stato certosino, nessuno intende metterlo in dubbio, la fotografia sembra nitida ma quanto emerge sono contorni sfumati.

 

Sono 33 gli interventi previsti nel piano di sviluppo e in attesa di vedere la relazione nella sua interezza, le parole chiave sono circuito, rete e sistema. Il piano si trasforma in agenda, flessibile nei traguardi e nelle prospettive. Talmente flessibile e futuribile, che non si accenna a un ordine di spesa e budget, costi e benefici. E gli argomenti diventano vasti, forse fin troppo.

 

Il ventaglio è ampio, dagli itinerari alla tematizzazione delle strutture sportive, dalla qualificazione dei sotto-servizi alla qualità urbana e paesaggistica, dall'acropark all'area camper, dall'agri-campeggio al maneggio, senza dimenticare il contesto agri-silvo-pastorale e tutto quanto ruota intorno al "Sistema Bondone". 

 

Fondamentale è l'istituzione di una cabina di regia in grado di coordinare la vision, ma deve avere funzioni consultive e non decisionali. Un'agenda che dovrebbe orientare sulla valutazione preliminare dell'azione tra percorribilità istituzionale, fattibilità tecnica, economica e finanziaria, potenziali impatti, coerenza, priorità attuativa e compatibilità urbanistica.

 

Il piano è libero da vincoli, indica la via da seguire, ma forse senza un budget diventa un tema libero e dopo l'amministrazione comunale è chiamata a decidere. E qui si rischia già di fermarsi nelle sabbie mobili dei sei "cluster" individuati per sviluppare la montagna di Trento. Un Bondone che si deve alpinizzare, ma riallacciare i rapporti con Trento.

 

Un'amministrazione comunale che non deve progettare, ma che invece deve essere disponibile a ricevere proposte degli attori eventualmente interessati. Al Comune resterebbe in capo soprattutto l'aspetto valutativo, mentre deve stimolare investitori privati di qualità e know-how certificato.

 

Un po' come l'ex direttore generale Luciano Moggi non confermava e non smentiva. Nel piano di sviluppo non si esclude nulla, ma non si conferma niente. Si lancia l'idea del concorso di idee per valorizzare il patrimonio pubblico in stato di disagio, ma anche per connotare i sei "cluster" individuati. Giusto per allungare ulteriormente i tempi.

 

La domanda principe è quella del grande impianto, il collegamento Trento-Bondone in agenda da quasi un secolo. Chi si aspetta un "" oppure "No" resta un po' deluso, ma c'è un diktat: se si vuole fare, qualcosa in cima bisogna farlo almeno tre anni prima dell'arrivo dell'infrastruttura.

 

Il focus si sposta, infatti, sulle "condizioni" per realizzare il grande impianto che può accelerare le dinamiche di sviluppo. Le idee escono ancora più confuse. Da Innsbruck a Bolzano, tutte le città alpine vantano un collegamento funiviario. Ma se son si sbilancia neppure il masterplan, probabilmente diventa difficile possa a questo punto farlo la politica. Potrebbe restare argomento da campagna elettorale.

 

Tra i contributi anche quello di togliere le campane delle immondizie dalla vista lungo la strada: non stanno bene, ma forse per questo non sarebbe servito un piano di sviluppo. Un masterplan che indica così la possibilità di creare una commissione per il paesaggio del Bondone, mentre la legge urbanistica comunale viene valutata come molto conformativa. 

 

In chiusura le sfide. Quali? Un approfondito percorso di valutazione, anche partecipata pubblicamente, per decidere se realizzare un nuovo bacino idrico, sul quale si stava già intavolando una discussione che ora potrebbe subire un rallentamento, e un campo da golf, ipotesi che sembrava tramontata e che potrebbe riprendere un po' quota.

 

La sensazione, sperando di sbagliare, è che ci terremo le caserme austroungariche a Viote in stato di abbandono, l'ex hotel Panorama tristemente solo e tante altre "peculiarità" tipiche del Bondone per molto tempo. 

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