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78 guide hanno lasciato il Muse, i lavoratori sul piede di guerra: "La qualità del lavoro è pessima, ci sono condizioni inaccettabili"

La Cgil ha proclamato lo stato d'agitazione. Sono 27 le guide che hanno abbandonato il museo "fiore all'occhiello" della museistica provinciale nell'ultimo anno, 78 dal 2013. Senza contare i lavoratori del call center, del book shop e dell'accoglienza. A delle professionalità elevate non corrisponderebbero condizioni retributive e orari adeguati

Di Davide Leveghi - 13 settembre 2019 - 13:07

TRENTO. “Ci richiedono alte qualifiche ma ci trattano in maniera inaccettabile, e tutto questo per un'esternalizzazione scriteriata”. Si sfoga così, Giovanni Virruso, delegato Cgil per i servizi di visita guidata al Muse. Sono 78 dall'inaugurazione del 2013 le guide che se ne sono andate dal fiore all'occhiello della museistica trentina, 27 solo nell'ultimo anno da quando nel settembre 2018 è subentrato il nuovo appalto per la gestione di questi servizi.

 

Non a caso la Cgil ha indetto lo stato d'agitazione sindacale, decisa in caso di mancata risposta dei soggetti interessati, le cooperative Mimosa, Socioculturale, Coopculture, nonché la Pat e lo stesso Muse, a proclamare lo sciopero. Le condizioni in cui versano i lavoratori addetti ai servizi di guida, così come a quelli del book shop, dell'accoglienza e del call center, sono infatti a loro giudizio insostenibili. E questo a maggior ragione viste le elevate qualifiche richieste.

 

“Ci sono part-time che lavorano, quando ci sono le notti, su 24 ore, senza un giorno di riposo, stando al museo molte più ore rispetto alle dovute – spiega Roberta Piersanti, funzionaria sindacale della Cgil – gli orari di lavoro sono senza limiti e a questo non corrisponde alcun adeguamento retributivo. All'alta professionalità non corrisponde affatto una qualità del lavoro adeguata”.

 

La situazione pare essere nettamente peggiorata al momento dell'entrata in vigore nel settembre passato del nuovo appalto. Fino a quel momento si erano già registrati degli abbandoni, nonostante i tentativi dei sindacati di cercare maggiori garanzie per i lavoratori. La predisposizione al dialogo, da quel momento in poi, sembra essere completamente venuta meno. “Abbiamo cercato un punto di equilibrio con le cooperative – spiega Piersanti – cercando di venirci incontro. Tutti gli impegni presi, però, sono stati infine disattesi. Per questo abbiamo deciso di proclamare lo stato d'agitazione, è ora che Muse e Provincia intervengano per adeguare le richieste fatte ai lavoratori alle loro vite e alle loro condizioni lavorative”.

 

I servizi didattici, in un museo di grande prestigio come il Muse, non sono d'altronde questione secondaria. “Arriviamo a fare fino a 70 attività didattiche in una sola giornata – racconta Virruso – è chiaro che i nostri servizi non sono aggiuntivi ma essenziali in un museo come questo. Fino al nuovo appalto speravamo che la situazione potesse migliorare, poi abbiamo visto i nostri diritti perdersi ad ogni step”.

 

Mentre in altre realtà connesse al Muse, le condizioni lavorative paiono migliorare, è proprio nel più importante luogo della divulgazione scientifica provinciale che si incontrano delle realtà alquanto discutibili. “Al museo della Palafitte di Ledro sono state appena concesse a una decina di lavoratori del nostro stesso tipo dei contratti a tempo indeterminato – dice Virruso – mentre a noi offrono una retribuzione di livello economico B2, con un contratto che non c'entra nulla con le nostre qualifiche”.

 

“L'esternalizzazione scriteriata – chiosa – ha determinato che molti di noi lasciassero questo lavoro per andarsene all'estero, per andarsene in altre realtà, a insegnare o per ricominciare da 0, tornando all'università per poi trovare un altro lavoro. È una situazione inaccettabile”.

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