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Sgominata la banda "fast and furious", colpivano gli esercizi pubblici provinciali: 3 arresti tra Trentino e Sicilia

Arrestati ieri mattina tra le province di Trento e Catania, i tre malviventi avevano dato vita ad una banda che operava con un piano preordinato, facendo irruzione negli uffici pubblici a volto coperto e muovendosi sempre con una Renault Clio. Fruttuose le indagini condotte dal Nucleo operativo dei Carabinieri di Cavalese, grazie anche all'incrocio dei dati e alla sinergia tra forze dell'ordine

Di Davide Leveghi - 28 August 2019 - 09:34

CAVALESE. Una vicenda che potrebbe benissimo essere la trama di un film d'azione. E non a caso, l'operazione condotta dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia dei carabinieri di Cavalese che ha portato all'arresto di 3 uomini tra la provincia di Trento e quella di Catania, è stata denominata “Fast and Furious”.

 

Gli arresti sono stati effettuati ieri mattina, dopo mesi di tallonamenti e indagini e una collaborazione proficua fra forze dell'ordine. Il gruppo, composto da tre uomini, era dedito alla commissione di furti a danno degli esercizi pubblici. Numerosi i colpi in provincia, a partire dalla Val di Cembra, interessata da un'ondata di furti nei due mesi finali dell'anno passato.

 

Ad attrarre l'attenzione degli investigatori è stata la presenza sui luoghi dei fatti criminosi della stessa auto, una Renault Clio riconducibile ad un soggetto già in passato condannato penalmente per gravi reati al patrimonio. Quando, riconosciuto da un agente fuori servizio, il veicolo è stato visto nella serata del 30 novembre 2018 nelle vie di Cembra, i carabinieri si attivavano, dando vita ad un inseguimento in cui i malviventi forzavano perfino un posto di blocco.

 

Da un'intercettazione, uno degli autori dei furti si vantava così del successo della fuga: “In una strada ho preso i 200 chilometri all'ora...nemmeno Fast and Furious...”. Di qui il nome dell'operazione, che riconduceva allo stesso nucleo criminale la responsabilità di 6 furti a danno di esercizi pubblici ed uffici, tutti con lo stesso modus operandi: volto coperto, incursioni serali o notturne, analoghe tecniche di effrazione e di bersagli colpiti, utilizzo della stessa auto per raggiungere l'obiettivo.

 

Grazie all'ausilio delle telecamere di sicurezza, il Nucleo operativo di Cavalese, coordinato dal sostituto procuratore Davide Ognibene, incrociava i dati di più indagini, riconoscendo in un filmato a Lisignago lo stesso abbigliamento di uno dei soggetti utilizzato in un altro furto a Rovereto. Da qui l'emissione da parte del Giudice per le indagini preliminari di Trento di tre misure cautelari nei confronti dei tre e di una perquisizione in casa di un presunto fiancheggiatore, eseguite nella giornata del 27 agosto.

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