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Un sentiero di feti che porta alla mangiatoia, ecco il presepe ''antiabortista''. Don Nicolli: ''Ribrezzo''

E' successo a Rovereto. Il presepe era stato posizionato sulla scalinata della chiesa di San Rocco

Foto tratta dalla pagina Facebook ''Rovereto Violenta''
Di G. Fin - 04 gennaio 2019 - 20:02

ROVERETO. Fino a qualche giorno fa a parlare di sè era il presepe pensato dal dj Carollo realizzato con dei manichini e posizionato in piazza Rosmini. Ora, però, a Rovereto c'è un altro altro presepe che ha iniziato a far discutere.

 

E' quello che è stato realizzato nei giorni scorsi sulla scalinata delle chiesa di San Rocco in corso Bettini in passato utilizzata per alcuni ritrovi da parte delle “Sentinelle in piedi”. Un presepe “antiabortista” con tanto di statua di Erode che impugna un pugnale e tiene nell'altra mano un bambino. Ai suoi piedi parte poi un sentiero disseminato di feti che raggiunge una mangiatoia.

 

Dietro alla statua di Erode c'è il cartello con la scritta: ''Il Re Erode non è mai morto! La strage degli innocenti continua”. Sullo sfondo sono stati poi messi alcuni dati sull'aborto in diverse zone del mondo. Il tutto, ovviamente, fatto da chi verrebbe rendere illegale l'aborto. Il presepe ha fatto immediatamente molto discutere tanto che nelle ultime ore è stato tolto dalla scalinata e le statue sono state portate all'interno della chiesa

 

A prendere posizione è il decano di Rovereto, don Sergio Nicolli che ieri mattina è venuto a conoscenza del presepe. "Devo dire che è una cosa che mi ha fatto ribrezzo perché non è questo il modo. Capisco che l'aborto è qualcosa di brutto ma da questo arrivare a definire 'assassini' chi fa questa pratica ce ne passa".

 

Per il decano di rovereto ci sono drammi che non possono essere giudicati in questo modo. "Bisogna cercare di aiutare a contrastare questa prassi soprattutto cercando di educare ad un valore positivo della vita. Quello che è stato fatto - ha concluso Nicolli - non credo nemmeno abbia il risultato di contenere la 'piaga' dell'aborto se così vogliamo chiamarla. Occorre aiutare le persone facendo amare la vita".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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