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Coronavirus, i contagi nelle Rsa trentine sono ripresi ma è allarme anche per i conti in rosso. Parolari: ''Mancano milioni di euro''

Proprio in questi giorni nelle strutture trentine si stanno distribuendo i test rapidi per riuscire a capire le positività in minor tempo e fermare prima il dilagare del virus. Ma oltre all'allarme sanitario spunta anche quello economico. I tanti decessi dei mesi scorsi stanno mettendo in ginocchio i conti di numerose strutture in grave crisi

Foto archivio
Di Giuseppe Fin - 14 October 2020 - 15:43

TRENTO. Il virus è entrato nuovamente nelle Rsa. Le difese messe in campo in questi mesi per proteggere gli anziani e le persone non autosufficienti non sono bastate. Le barriere sono crollate e l'incubo dei morti si è già fatto realtà. Eppure le misure sono imponenti ma il Covid è riuscito ad entrare trasportato da inconsapevoli operatori che hanno fatto nascere nuovi piccoli focolai.

 

Un allarme sanitario che ha fatto alzare ulteriormente l'attenzione. “Stiamo sputando sangue per riuscire a proteggere i nostri utenti e per sostenere gli operatori che lavorano senza sosta” dice Francesca Parolari, presidente dell'Upipa, Unione Provinciale Istituzioni Per l'Assistenza.

 

Proprio in questi giorni, dopo la richiesta da parte dei gestori delle strutture, in accordo con l'Azienda sanitaria, stanno arrivando i test rapidi. Nelle Rsa si potranno effettuare, dopo adeguata formazione del personale, per avere risultati più rapidi ed evitare, in questo modo che il virus dilaghi.

 

“Quando un anziano presenta dei sintomi deve essere isolato e avendo – ci spiega Parolari – a disposizione i test rapidi, quindi con risultati più veloci, evitiamo stravolgimenti alle persone. La diagnosi più sicura rimane quella con il tampone molecolare ma almeno con quelli rapidi possiamo avere un segnale e capire come gestire la situazione in maniera più o meno invasiva”.

 

Un po' alla volta tutte le strutture presenti sul territorio avranno a disposizione questi strumenti.

 

In pochi giorni sono tre i decessi in Trentino riconducibili alle case di riposo. Per quanto riguarda le Rsa in alcuni casi, pochi per il momento, le strutture hanno deciso di bloccare le visite. Una misura di certo dolorosa ma necessaria quando la situazione diventa critica.

 

“In alcune strutture sono state fermate le visite perché non c'erano le condizioni per garantire la sicurezza” ci spiega Parolari. “Non è però al momento una misura che verrà estesa a livello generale. Stiamo seguendo tutte le regole e continuiamo a formare il personale sull'utilizzo corretto dei Dpi. I tamponi agli operatori vengono fatti almeno una volta ogni 15 giorni”.

 

Il problema più importante su cui si stanno concentrando la maggior parte degli sforzi è ovviamente quello sanitario. Questo però non è il solo perché in questi mesi si sta facendo strada anche un altro allarme lanciato già a livello nazionale. Quello economico.

 

Le Case di Riposo riescono ad andare avanti grazie ad una quota che viene versata dalla Provincia e che viene chiamata “quota sanitaria” e un'altra quota che va dai 40 ai 51 euro al giorno che viene invece versata dagli utenti. Il coronavirus negli scorsi mesi ha messo a dura prova il funzionamento delle Rsa, sono centinaia i morti purtroppo registrati e ad oggi tante strutture si trovano con posti vuoti e conti in caduta libera.

 

“Il problema sanitario è primario ma stiamo purtroppo già sentendo questa situazione in molte strutture trentine perché ci sono stati molti decessi” spiega Francesca Parolari di Upipa. “Oltre a questi c'è anche un numero di posti che dobbiamo tenere liberi e che stiamo definendo con l'Azienda sanitaria per garantire l'isolamento degli ospiti che presentano dei rischi”. Vuoti che ovviamente fanno calare la capacità di ospitalità e di conseguenza anche una parte delle entrate economiche delle strutture utili per affrontare spese che  non sono diminuite con il calo degli ospiti.

 

“Negli ultimi mesi le strutture hanno assunto più personale che deve essere pagato e poi c'è una quota di servizi aggiuntivi importanti che vengono dati” continua Parolari. “Speriamo che la Provincia riesca a darci una mano come ci ha già detto a voce”.  Stiamo parlando di milioni di euro di "perdite" per le Rsa Trentine. “Ci sono strutture dove sono venuti a mancare anche 40 ospiti – spiega la presidente di Upipa – e contando che la quota giornaliera media è di 45 euro a persona si fa presto a capire che l'ammanco è elevato”. Lo sguardo è rivolto alla Provincia. “Confidiamo che possa coprirci” conclude Parolari.

 

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