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Coronavirus, in molte regioni si punta sui test rapidi (anche Zaia li promuove) ma in Trentino al momento no. Benetollo: ''Poco affidabili per gli asintomatici''

Danno un esito in pochi minuti e costano molto meno dei tamponi (che però sono certamente più precisi e affidabili) ma permettono, sui grandi numeri, di andare comunque ad individuare i focolai e dalla Liguria, al Veneto e all'Alto Adige sono tanti i sistemi sanitari che si stanno spostando su questa strategia di indagine soprattutto con il riavvio delle scuole e l'autunno (e i malanni di stagione) che incombe 

Di Luca Pianesi - 19 settembre 2020 - 05:01

TRENTO. ''I test antigenici? Utilissimi ma solo su persone sintomatiche, altrimenti rischiamo di ottenere molti falsi negativi che poi si sentiranno sicuri di sé con effetti controproducenti''. E' Pier Paolo Benetollo, il direttore generale, protempore, dell'Apss a spiegare il perché, al momento, in Trentino si continua a puntare più sui tamponi che sui cosiddetti test rapidi.

 

Da molte parti è sempre più forte la spinta a spostare l'indagine epidemiologica dai primi ai secondi per una serie di ragioni: i tamponi sono più costosi, necessitano di un apparato di analisi articolato e soprattutto di tempo (generalmente due giorni per avere l'esito ma in alcune regioni si arriva anche a superare la settimana); i test rapidi invece ormai hanno costi molto ridotti (dipende dal tipo comunque si va dai 12 euro per quelli che faceva l’Ulss 2 del Veneto qualche mese fa ai 4/5 euro attuali, come ha spiegato il presidente Zaia due giorni fa al Corriere della Sera) e, cosa importantissima, danno l'esito in una ventina di minuti.

 

In molte regioni quella dei test rapidi sembra essere la strada da seguire per individuare i focolai e isolare rapidamente i positivi e quindi il miglior modo per tenere sotto controllo l'epidemia soprattutto ora che sono state riaperte le scuole. Massimo Galli, per esempio, infettivologo dell'ospedale Sacco-università degli Studi di Milano è uno dei sostenitori di questa strategia di indagine epidemiologica ed è notizia di pochi giorni fa che in Alto Adige ''mercoledì 16 settembre - cosi scrive la Provincia di Bolzano - inizierà una seconda fase di test per il settore del turismo altoatesino. Saranno testati durante tre settimane gli agricoltori, i familiari dei lavoratori, collaboratori e collaboratrici delle strutture ricettive e di ristorazione nonché le organizzazioni turistiche dell’intera provincia. Questa volta saranno usati nuovi test rapidi, grazie ai quali è possibile dimostrare subito una possibile infezione acuta da Covid-19. Poiché i metodi dei test si sono molto evoluti, saranno ora utilizzati nuovi test-antigeni rapidi tramite tamponi nasali. Già dopo circa 30 minuti è possibile sapere il risultato del test.

 

“In questo modo le persone infettate possono essere identificate con maggiore affidabilità ed essere conseguentemente isolate. Una diffusione del virus può in questo modo essere fortemente contrastata e si possono prevenire altri focolai”, spiegava qualche giorno fa l’assessore alla salute provinciale dell'Alto Adige Widmann. “Ripetuti test su vasta scala ci aiuteranno a tenere l’infezione sotto controllo, in modo da poter proseguire con la nostra vita di tutti i giorni in maniera relativamente sicura, con consapevolezza: quindi, come ci siamo comportati fino ad ora è stato corretto e dobbiamo continuare a mantenere queste regole di distanza, igiene delle mani e di copertura di naso e bocca. La miglior protezione dal virus è in infine il proprio comportamento". E per le persone che si sottoporranno ai test questi saranno gratuiti, finanziati dall’azienda sanitaria dell’Alto Adige, che assume anche la supervisione dell’iniziativa. 

 

''Noi useremo i test antigenici per quelli che hanno i sintomi - spiega Benetollo - perché la loro sensibilità è alta solo se la carica virale è alta. Altrimenti in caso di asintomatici o con sintomi lievi rischiamo di ottenere dei falsi negativi che poi, sentendosi sicuri di questo risultato, possono andare ad infettare come e più di prima. Anche il tampone, dobbiamo sempre ricordarlo, non dà una patente di immunità, anzi. Fotografa il momento ma la malattia potrebbe svilupparsi successivamente quindi è importantissimo seguire le regole''. Insomma il Trentino dopo essere partito più tardi degli altri con i tamponi ed essere stato, anche per questo motivo, travolto dal coronavirus a marzo e aprile, oggi sembra intenzionato a proseguire con questa strategia e a non ampliarla ai test rapidi.

 

Ciò nonostante con ordinanza del 12 agosto, il Ministro della Salute Speranza ha equiparato questi test al tampone molecolare per il controllo “sul campo” degli arrivi da Spagna, Malta, Grecia e Croazia e nonostante già a fine luglio, la Regione Liguria abbia pubblicato i dati di una sperimentazione sui test antigenici che ha dimostrato la loro validità, tanto che sono stati adottati per il controllo del rientro al lavoro del personale sanitario dopo assenze per ferie o malattia superiore a sette giorni.

 

L'accuratezza di questi test rapidi si avvicina super l'85% (QUI APPROFONDIMENTO) e la loro affidabilità continua a crescere anche per gli asintomatici. Per l'Istituto superiore di sanità, nelle ''Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia'' del 28 agosto ''sono in genere meno sensibili del test molecolare classico eseguito in laboratorio, con una sensibilità (indicata dal produttore) nel migliore dei casi non superiore all’85% (cioè possono non riconoscere 15 soggetti su 100 infetti da SARS-CoV-2), anche se in genere la loro specificità appare buona (riconoscono solo SARS-CoV-2). È prevedibile che nuovi sviluppi tecnologici basati sulle evidenze scientifiche permetteranno di realizzare test diagnostici rapidi con migliore sensibilità. La disponibilità di questi test dopo opportuna validazione potrà rappresentare un essenziale contributo nel controllo della trasmissione di SARS-CoV-2''.

 

Questo vuol dire che se anche la precisione non è massima, come giustamente sottolinea il direttore Benetollo, andando ad eseguire i test su grandi numeri (classi di studenti nelle scuole o dipendenti di reparti aziendali) pur con l'errore previsto e prevedibile che dicevamo si otterrebbero, comunque, dei numeri utili a capire se in quel determinato contesto si sta sviluppando un focolaio oppure no. A quel punto si potrà agire con i tamponi per raffinare la ricerca andandola a correggere, magari aggiungendo nuovi asintomatici non individuati con il test. Ma tutto questo, lo si potrebbe fare in tempi molto più rapidi e con costi minori perché la priorità deve essere sempre di più la rapidità di azione (soprattutto nei mesi a venire con influenze e malattie di stagione in campo) come spiega anche la Fondazione Veronesi

 

Il sistema, però, al momento regge, evidentemente, anche così e i circa 1.500 - 2.000 tamponi giornalieri che vengono eseguiti tranquillizzano l'Apss. ''Siamo pronti ad affrontare i prossimi mesi - spiega ancora Benetollo -. Con la task force abbiamo individuato tre obiettivi da perseguire insieme. Il primo è che dobbiamo aiutare i nostri anziani a rispettare le regole: lo stanno facendo perché se l'età media dei positivi si è abbassata dai 72 anni di marzo ai 37 anni di queste settimane è merito loro che sono molto attenti. Poi dobbiamo sforzarci di vivere, al momento, con una stretta cerchia di contatti sia al lavoro che in famiglia: in questo modo anche circoscrivere il virus è più facile e più rapido qualora si diffonda in quella cerchia. Terza regola, se abbiamo qualche minimo sintomo stiamo a casa: prima eravamo abituati ad andare al lavoro anche col raffreddore, con qualche linea di febbre. Non si deve fare. Anche se i sintomi sono leggeri bisogna evitare i contatti''. 

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