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E bike e monopattini: un sano eco progresso mobile che va governato

Walter Lenzi, neo consigliere comunale del Pd che pedala da sempre, ha presentato una mozione che mette in guardia dai rischi del positivo e impetuoso sviluppo della mobilità elettrica in città. Si propone una forte azione di sensibilizzazione sull'uso corretto ma anche di imporre il massimo di sei chilometri l'ora nelle strade a traffico limitato e la "spinta" dei mezzi nelle vie del centro - come Oss Mazzurana - ad alta presenza di pedoni e senza marciapiedi

Di Carmine Ragozzino - 13 novembre 2020 - 14:01

TRENTO. Va in bicicletta da prima della nascita. In bici ha condotto la sua campagna elettorale a tu per tu. Virus permettendo – quando cioè il consiglio comunale potrà tornare ad essere un fatto fisico anziché un disattento appuntamento virtuale – pedalerà anche verso le sedute a palazzo Thun.  Di Walter Lenzi, neo consigliere Pd nell’assemblea cittadina, non si può dire che non “mastichi” la materia a due ruote. Le due ruote ecologiche, quelle che permettono una indubitabile mobilità salutare per chi sale in sella curandosi di sé stesso e dell’ambiente.

 

 Ma proprio perché Lenzi rivendica un rapporto sì d’amore ma per nulla ideologico con la bicicletta ha deciso - come primo atto della sua esperienza di consigliere comunale – di evidenziare assieme alla positività della mobilità senza gas anche i rischi di una diffusione di eco-mezzi non correttamente regolata.

 

  Il tema è quello della quasi esponenziale evoluzione ciclabile – il fenomeno delle e-bike, (le bici elettriche e a pedalata assistita). Ma non solo. Un altro tema riguarda la variante in grande crescita di un mezzo di locomozione che si è rapidamente trasformato da giocattolo “a spinta” per bambini, a strumento intergenerazionale di spostamento urbano: il monopattino, (anche questo elettrico, più veloce che velocipede).  Walter Lenzi ha dunque presentato una mozione che verrà discussa la prossima settimana in consiglio comunale. È una mozione dal carattere per così dire preventivo. Nella premessa si esprime soddisfazione – e tanta - per come e per quanto bici e monopattini vanno moltiplicandosi e certamente si moltiplicheranno ancora nei trasferimenti da periferia a centro, da casa a lavoro, eccetera.

Ma proprio per questa positiva inevitabilità Lenzi invita l’amministrazione ad attrezzarsi per “gestire” la novità sia dal punto di vista tecnico che da quello – ancora più importante – culturale.

 

 Nella cronaca quotidiana – nelle grandi come nelle piccole città come Trento – sono sempre più frequenti le notizie sugli incidenti, (qualche volta molto gravi), che testimoniano la difficile e spesso rischiosa convivenza tra bici, monopattini e pedoni.  “Le bici elettriche raggiungono senza sforzo velocità che le sole pedalate rendevano facili solo ai professionisti. E così i monopattini. Ci sono regole precise, da codice della strada, che gli appassionati di mobilità leggera devono avere chiare – dice Walter Lenzi – perché l’argomento sicurezza diventerà ancora più attuale di quanto non lo sia oggi. E non si tratta solo dell’uso, obbligatorio, dei caschi fino a 18 anni. Con i bonus del Governo e della Provincia diventa meno oneroso e più allettante comprare e bike e monopattini. È fondamentale l’informazione capillare e puntuale, a partire dalle scuole e dai giovani. Sono irrinunciabili un uso corretto, il controllo e quando ci vuole anche la sanzione”.

 Lenzi propone una decisa azione di sensibilizzazione alle regole, affidata alla polizia municipale, alle politiche giovanili del Comune ma anche alla piena collaborazione, da intensificare in un “tavolo”, con le associazioni che si occupano della promozione della ciclabilità.

 Ma la mozione del consigliere Pd non si limita agli intenti. Entra nel merito di questioni che già oggi sono sul tappeto con una certa preoccupazione nelle aree pedonabili del centro di Trento. “Nelle zone pedonali del centro, nelle strade sprovviste di marciapiede – dice la mozione – va fatto rispettare il limite massimo di sei chilometri all’ora sia per i monopattini che per le e bike”.

 

 Di più, Lenzi suggerisce – al lordo di tutti i confronti istituzionali nelle commissioni comunali e con le circoscrizioni – che e bike e monopattini vengano “spinti a mano” in quelle vie del centro ad alta affluenza di pedoni, nel Giro al Sass insomma ma non solo, in coincidenza con l’orario di apertura dei negozi”.

 

 Quelle di Lenzi sembrano proposte ispirate al buon senso. Tanto più che di buon senso – (ma anche di una normativa molto precisa) – ne servirà tanto nel momento in cui entreranno in funzione i 500 monopattini che il Comune ha messo a bando per un servizio di sharing, (noleggio), che vuole incentivare ancor di più la mobilità ecologica.

 Il “bene bravi, avanti così” del consigliere Pd è fuori discussione, anche se Lenzi invita il Comune, (l’assessore Zanella pare ricettivo) a considerare i buoni esempi già attivi in altre città.  A Pisa, ad esempio, sono state delimitate aree del centro “problematiche” per il rapporto pedoni, bici, monopattini. E in quelle aree il monopattino in sharing non funziona e va portato a mano.

 

 La mozione di Lenzi, infine, accenna anche alle politiche di “respiro” per una città a mobilità sempre più ecologica. Sono le politiche, e le scelte conseguenti, che dovrebbero progressivamente evitare nella futura programmazione urbanistica e dei lavori pubblici la promiscuità tra pedoni, ciclisti e “monopattinisti”. La strada è quella dei percorsi separati anche con il ripensamento di quelli già esistenti in una rete ciclabile cittadina che è già comunque un vanto.

 

 Andare in questa direzione è certamente giusto. Ma c’è un grande “ma” che forse è il caso di tenere sempre presente. Andarci con atteggiamenti e teorie da pasdaran dei pedali – (via le auto, solo ciclabili, parcheggi solo a molti chilometri dal centro, eccetera) appare controproducente oltre che illusorio. Perché? Perché una città si cambia in meglio solo con gradualità. Perché una città cambia solo se la fatica del “convincimento” prevale sulle crociate e sulle demonizzazioni di chi è restio – magari solo per via della sciatica, del freddo, degli orari da rispettare o del portapacchi mignon – ad una vita di solo pedale.

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