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Silvia Doriguzzi 20enne annegata nel Garda, la lettera del papà: “Scrivo queste parole perché te lo devo come padre”

Il dolore del padre nella lettera pubblicata dal soccorso alpino: “Non poterti più stringere e non poter più parlare con te sarà il mio Everest ma in cuor mio so che ci sei, sei qua con me ogni momento e so che mi guiderai per la retta via”

Pubblicato il - 20 giugno 2020 - 20:00

PESCHIERA DEL GARDA (VR). La tragedia si è consumata all’alba del 17 giugno scorso quando la 20enne Silvia Doriguzzi si trovava assieme a degli amici a Peschiera del Garda dove aveva trascorso una serata in compagnia. Poi la decisione di fare un tuffo in acqua, lanciandosi dal pontile del lido Pioppi. Forse il buio o forse la giovane è scivolata fatto sta che lanciandosi in acqua la 20enne ha probabilmente battuto la testa, oppure è stata colta da un malore, perdendo i sensi.

 

Tornati sulla spiaggia, gli amici, non trovandola, hanno lanciato l’allarme. Una volta individuata la giovane è stata trascinata a riva. I soccorritori erano persino riusciti a far riprendere il battito cardiaco, purtroppo però gli sforzi non sono bastati a salvarle la vita: la 20enne e deceduta alcune ore dopo in ospedale. Difficile trovare le parole giuste difronte a una simile tragedia il padre di Silvia, Luca Doriguzzi Zordanin, ci è riuscito e ha voluto consegnare una lettera ai colleghi del soccorso alpino.

 

LETTERA DI UN PAPA’

Silvia mia, mia vita, voglio scrivere queste parole perché te lo devo come papà. Abbiamo attraversato momenti difficili io e te assieme, soli con i nostri sentimenti e con le nostre intime faccende da sbrigare. Quando ancora eri in tenera età e ti portavo dalla tua mamma dopo il weekend passato con me mi salutavi con la manina e con gli occhioni mi sorridevi come per dirmi: “Papà stai tranquillo che ci vediamo presto”.

 

Io vivevo per poterti solo vedere e per sentire il tuo profumo; poi piano piano sei cresciuta ed io ho potuto condividere con te anche altri aspetti del tuo carattere. Una cosa su tutte è che, rispetto ad altri bambini tuoi coetanei, vedevo che non avevi mai pretese, nessun “Mi prendi questo gioco” o “Mi piace quello”, “Voglio…..”, tanto che ti portavo nei negozi di giocattoli e dovevo quasi convincerti a prendere qualcosa. In quegli anni mi chiedevo quale fosse il motivo di questa differenza.

 

Sei sempre stata serena, umile e con poche pretese; anzi, ti bastava una festa in baita con i nonni per rendere tutto la cosa più straordinaria che esista. Questa tua semplicità mi ha dato tanto come uomo e ci tengo a dire che me lo hai insegnato tu….. non servono le Ferrari, non servono i grandi regali per essere felici.

 

Pensando ora ai ricordi del passato mi sovviene un episodio particolare: una notte che eri a casa con me ho ricevuto una chiamata per un soccorso. Ti ho svegliata nel cuore della notte e ti ho portata dalla nonna; tutto di corsa, tutto un trambusto per prendere lo zaino e mettermi gli scarponi, ti ho raccolta dal letto per portarti di sotto nel lettino che avevi a casa dei nonni. Tu piangevi perché avevi capito che in me c’ era tensione per l’ imminente intervento e mi hai chiesto: “Papà, perché mi lasci qua così di corsa?”, ed io ti ho risposto che dovevo andare perché qualcuno aveva bisogno di me. E la tua risposta è stata: “Ho capito, io sto bene e adesso vai, quando ritorni staremo assieme”.

 

Il tuo altruismo si distingueva fin dalla tenera età e questo mi mancherà più di tutto; il tuo saper valutare le cose come una persona matura fin da piccina ed ancor più quando sei cresciuta; sempre altruista e con una presenza confortevole in ogni situazione.

 

Piccola mia, non poterti più stringere e non poter più parlare con te sarà il mio Everest ma in cuor mio so che ci sei, sei qua con me ogni momento e so che mi guiderai per la retta via; ti sento attorno ogni secondo, sento il tuo profumo ovunque.

 

Silvia sei la mia vita.

 

Il tuo papà, Luca Doriguzzi Zordanin

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