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Coronavirus, la protesta civile del Primiero: ''Chiediamo siano istituite delle microzone per far lavorare i luoghi dove il contagio è basso''

Circa trecento le persone che hanno manifestato a Fiera di Primiero per chiedere la riapertura delle attività turistiche e commerciali e ristori adeguati. Le vetrine delle attività commerciali e dei negozi di Fiera di Primiero sono state oscurate, per far vedere ciò che diventerebbe il centro senza la loro presenza

Di Marianna Malpaga - 03 April 2021 - 18:07

FIERA DI PRIMIERO. Circa trecento le persone che, nella mattinata di sabato 3 aprile, hanno manifestato a Fiera di Primiero per chiedere la riapertura delle attività turistiche e commerciali. Erano presenti commercianti, albergatori, ristoratori, baristi, parrucchieri, personale di centri estetici, maestri di sci e gestori di piscine e rifugi di montagna delle valli del Primiero, Vanoi-Mis e San Martino di Castrozza. Le vetrine delle attività commerciali e dei negozi di Fiera di Primiero sono state oscurate, per far vedere ciò che diventerebbe il centro senza la loro presenza.

 

“Abbiamo portato anche la voce dei lavoratori stagionali - racconta a Il Dolomiti Elisa Carlotti, titolare del negozio d’abbigliamento “Via Fiume Moda” di San Martino di Castrozza -. Alla manifestazione erano presenti anche tanti cittadini, i nostri clienti e, in generale, tutte le persone che ci hanno supportato in questo periodo. C’erano anche i sindaci dei comuni locali, il presidente della Comunità di Primiero, Roberto Pradel, e il presidente dell’Amsi (Associazione maestri di sci italiani), Maurizio Bonelli. Abbiamo raggiunto un bel numero per una comunità piccola come la nostra”.

 

 

I manifestanti hanno chiesto che le istituzioni provinciali si facciano portavoce delle necessità delle piccole realtà montane trentine, molto legate al turismo, con il governo nazionale. Per questo, chiedono che siano istituite delle microzone. “Non ci sembra il caso che vallate come le nostre, dove l’incidenza attuale della pandemia è dello 0,2 per cento, debbano essere sottoposte alle stesse regole che vigono in altre località, dove il contagio è sicuramente più alto – spiega Carlotti -. Questo, sia chiaro, non vuol dire che possiamo trascurare i protocolli che abbiamo adottato sinora per prevenire la diffusione del contagio. Chiediamo semplicemente che siano istituite delle microzone, perché non vogliamo vivere con l’ansia di continue chiusure e perché vogliamo che il governo centrale prenda in considerazione ciò che stanno vivendo le realtà montane, che sono in ginocchio”.

 

 

Un altro punto sul quale i manifestanti si sono soffermati sono i ristori, di cui hanno evidenziato i ritardi e l’insufficienza. “Qualche giorno fa – racconta la commerciante – abbiamo fatto una conferenza, alla quale era presente anche l’assessore provinciale al turismo Roberto Failoni, che ha promesso degli aiuti sostanziosi, in particolar modo alle piccole comunità come la nostra”. Le perdite, per le attività turistiche e commerciali, sono sostanziose. “Per quanto riguarda il commercio – spiega Carlotti – abbiamo fatto segnare delle perdite enormi. Un negozio d’abbigliamento come il mio, sia a marzo sia a dicembre dell’anno scorso, era già fornito di tutto il campionario per la stagione. Faccio un esempio concreto: se ora sono chiusa, quando riaprirò farò veramente fatica a vendere i capi d’abbigliamento primaverili. La situazione, quindi, è questa: abbiamo magazzini pieni di merci e fornitori che giustamente ci chiedono di pagare le loro fatture. Ma la nostra situazione si sta aggravando sempre di più, anche perché la chiusura delle regioni ci ha impedito di lavorare in periodi che per noi sono fondamentali, come quello natalizio e quello pasquale”.

 

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