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La Voce del Trentino dà il peggio di sé e partono le segnalazioni. Il sindaco di Trento: ''Argomenti simili usati dai nazisti con gli ebrei o dal Ku Klux Klan con neri e italiani''

Dagli albanesi, nigeriani e nordafricani ''buoni solo quando sono morti'' ai bambini degli stranieri che ''con chi sa quale esempio genitoriale frequentano le scuole generando un rallentamento nei programmi scolastici'' l'editore del sito si è prodotto nel giorno della Liberazione in un articolo dove si chiede ''da che cosa ci siamo liberati. Dal fascismo? Che vista la situazione molti rimpiangono, e da taluni viene proprio invocato''. Sara Ferrari lo ha segnalato alla polizia postale e all'Unar, Paolo Zanella a Odiare ti Costa 

Di Luca Pianesi - 26 April 2021 - 19:19

TRENTO. E' impossibile scegliere una frase peggiore dell'altra, una frase più imbarazzante, razzista, violenta. Si rimane allibiti, esterrefatti, inorriditi a pensare che nel 2020 ci sia ancora qualcuno che non solo la pensa così ma lo mette anche per iscritto e lo fa da editore di una testata che vorrebbe anche rappresentare la voce del Trentino. ''Ieri non volevamo rovinarci la giornata - commenta al riguardo il sindaco di Trento Franco Ianeselli su Facebook -. Ma oggi, all'indomani della festa civile più bella, non si può far finta di niente di fronte alle bestialità violente pubblicate nell'homepage di un sito, che non merita neppure d'essere citato, sotto il titolo: "25 aprile: liberati da che?"''.

 

Il pezzo, firmato dall'editore Roberto Conci, al suo interno contiene tutti i luoghi comuni più beceri in circolazione. Cose come queste:

 

Guardo dalla finestra e vedo due extracomunitari col solito berrettino da gang latine, entrambi seduti sulle nostre biciclette rubate, uno da delle bustine all’altro, sicuramente non di zucchero, che replica tirando fuori un rotolone di banconote da 50 euro. Allora mi chiedo da che cosa ci siamo liberati. Dal fascismo? Che vista la situazione molti rimpiangono, e da taluni viene proprio invocato.

 

O ancora:

 

Tagliamo subito il solito ritornello che molti extracomunitari lavorano e sono bravi ecc… a loro gli si può incolpare comunque che di certo non si sprecano nel denunciare e stigmatizzare il comportamento dei loro connazionali, anzi, sembra proprio che si guardino la punta delle scarpe anziché puntare il dito contro coloro che infangano la loro reputazione generando nel pensiero comune che un albanese, un nordafricano o un nigeriano sono buoni solo quando morti.​ Una grande maggioranza tra quelli vivi, impunemente uccide i nostri figli col veleno della droga rovinando intere famiglie, insozza i nostri parchi, violenta ragazzine, vive di reati contro il patrimonio.​

 

O questa che arriva addirittura a mettere in mezzo i bambini:

 

La loro efficiente organizzazione si basa anche sulla messe di contributi assistenziali che ricevono a pioggia, così l’albanese o il nordafricano possono comodamente spacciare dalle loro case Itea mentre al loro paese si costruiscono alberghi vista mare (è cronaca), i figli con chi sa quale esempio genitoriale frequentano le scuole generando un rallentamento nei programmi scolastici con la scusa dell’inclusione, e spesso l’esempio genitoriale e la cultura spesso violenta e arretrata si ripercuote nei rapporti tra studenti, con un bullismo imperante e modelli imitativi da gang.

 

Un articolo sconcertante che obbliga a una presa di posizione pubblica perché è evidente il tentativo di alzare l'asticella, sempre di più, di permettersi un linguaggio e dei concetti sempre più spaventosi e se oggi viene scritto questo domani chissà a cosa si potrà arrivare. In queste ore, comunque, il pezzo è stato segnalato alla polizia postale dalla consigliera provinciale del Pd Sara Ferrari per istigazione all'odio in rete e all'Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) per odio raziale, mentre il consigliere Paolo Zanella di Futura lo ha segnalato a ''Odiare ti Costa'' contro l'odio in rete. E anche Paola Demagri e Michele Dallapiccola del Patt si uniscono alla condanna dei contenuti del testo. Lucia Coppola ha scritto ''ecco di cosa è capace la propaganda fascista e razzista nel giorno della Liberazione. Che vergogna. Giusto segnalarlo per incitazione all' odio razziale e apologia del fascismo''. 

 

Filippo Degasperi di Onda Civica aggiunge: ''Leggo un discorso sconclusionato scritto da uno che di Storia dimostra di non sapere granché e che si improvvisa sempre censore (a senso unico) pronto a denigrare il prossimo ogni volta che gli torna comodo. Mi verrebbe solo da chiedere come mai, se le cose stanno come scrive, non se la prende con chi governa su due lati di Piazza Dante (e che ha appena bocciato il presidio fisso di Polizia). Non so in che anni è andato a scuola l'autore ma certo se i risultati sono questi effettivamente qualche problema nel completamento dei programmi deve esserci stato. Rimane da capire per colpa di chi''. E poi ci sono state innumerevoli segnalazioni da parte di semplici, sconcertati, cittadini

 

Tra i più decisi nel prendere le distanze da tutto ciò, però, c'è il sindaco Ianeselli. ''L'estensore dell'articolo, pubblicato peraltro anche sui social, ricorre a una vecchia tecnica: quella di farsi portatore di un presunto "pensiero comune", di parlare a nome di "molti" . L'ideologia di riferimento è chiara: il fascismo - spiega il sindaco di Trento - rimpianto e invocato (da molti, appunto), il razzismo esplicito e temerario, per cui si arriva ad affermare che "nel pensiero comune" (comune a chi?) "un albanese, un nordafricano o un nigeriano sono buoni solo quando morti". Nello sproloquio si arriva a sostenere che la maggioranza degli extracomunitari spaccia, violenta e insomma "vive di reati contro il patrimonio" o ti ficca rose appassite sotto il naso, mentre l'esigua minoranza degli stranieri "buoni" invece di denunciare "si guarda la punta delle scarpe". Neppure i bambini immigrati vengono risparmiati: l'accusa è di generare "un rallentamento nei programmi scolastici con la scusa dell’inclusione". Niente di nuovo sotto il sole: argomenti simili venivano utilizzati dai nazisti nei confronti degli ebrei o dal Ku Klux Klan quando se la prendeva con i neri e anche con gli immigrati italiani. Umberto Eco ha parlato di "fascismo eterno": più che di una vera ideologia, si tratta di una mentalità che alimenta la paura della differenza, identifica nemici, criminalizza una categoria di persone su cui scaricare le frustrazioni e la rabbia che, ahimè, abbondano nei periodi di crisi. "L’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili - scriveva Eco - Il nostro dovere è di smascherarlo". Facciamolo, allora, il nostro dovere''.

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