Spagna al top per vaccinazioni? ''Reazione al trauma della dittatura di Franco''. Per ''Quelli che... col vaccino ci tolgono la libertà'': ecco come si comporta una dittatura vera
Uno degli argomenti dei no-vax è quello che dietro la spinta alle vaccinazioni ci sarebbe una qualche forma di dittatura o di privazione della libertà. Ecco come si è comportata una dittatura vera con una epidemia terribile del secolo scorso che, nel silenzio del ''manovratore'', è costata la vita a migliaia di bambini quando il vaccino già esisteva e salvava vite in tutto il resto del mondo e che ancora oggi costringe il Governo spagnolo a fare i conti con il proprio passato

MADRID. A quelli che parlano di dittatura e paragonano quanto sta accadendo in tutto il mondo, il tentativo di far vaccinare più persone possibile per portare il pianeta fuori dall'incubo del Covid, in qualche modo a un qualcosa di criminale, un progetto assolutistico che mina le libertà e riduce gli spazi democratici raccontategli cosa fa una dittatura quando scoppia una pandemia: la nasconde. Il ''manovratore'' non va disturbato e il suo ''regno'' deve passare alla Storia, essere ricordato come qualcosa di bello, florido, ricco anche se poi la gente muore di fame e ogni forma di dissenso viene repressa con le purghe, il carcere e gli omicidi.
La Spagna, in questo senso, è un caso che fa scuola. In Spagna, tolti i neofranchisti di Vox che piacciono a Fratelli d'Italia e a Giorgia Meloni che pochi giorni fa è salita sul loro palco per dire ''Yo soy Giorgia, soy una mujer, soy una madre, soy cristiana. No me lo pueden quitar'', la campagna vaccinale prosegue a un ritmo spedito, migliore anche di quello italiano. Ad oggi hanno ricevuto la prima dose l'80% dei cittadini (compresi gli under12. In Italia questo dato è al 77,3% e meglio in Europa fanno solo Portogallo con 87,35% e Malta 82,64%) e le due dosi il 78,28%. Numeri che fanno ben sperare per una tenuta del sistema in chiave anti-Covid anche con il ritorno dell'autunno mentre, per esempio, l'Est Europa, che ha dati bassissimi sulle vaccinazioni, torna nell'incubo dei lockdown, delle terapie intensive piene, dei lutti e delle quarantene (QUI ARTICOLO).
Numeri che, per Daniel López-Acuña, ex direttore della gestione delle crisi dell’Oms e ora docente alla Scuola Andalusa di Sanità Pubblica sono da ricollegare proprio al ''trauma collettivo'' che la Spagna ha vissuto durante la dittatura di Francisco Franco. Intervistato da Euronews López-Acuña ha, infatti, spiegato che "le generazioni più anziane in Spagna ricordano ancora la dittatura di Franco quando non si vaccinava contro la polio". Mentre la maggior parte dei Paesi del mondo, infatti, ha iniziato a vaccinare contro la polio già a partire dalla metà degli anni '50 - si legge su Euronews - le autorità spagnole hanno iniziato la loro campagna di inoculazione quasi un decennio dopo, causando gravi disabilità e morti. Il governo ha recentemente riconosciuto le persone che hanno contratto la polio all'epoca come vittime del regime''.
Cosa accadde, infatti, durante la pesantissima epidemia da polio che si diffuse in gran parte del mondo a metà anni '50 e che colpì duramente anche la Spagna? Successe che la dittatura franchista decise di ignorare il problema e che ancora oggi ci sono migliaia di persone che ne subiscono le conseguenze tanto che il 30 agosto scorso il governo di Pedro Sánchez ha deciso di indagare su quanto accadde durante la dittatura. ''In riconoscimento - si legge nella undicesima disposizione addizionale pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del Parlamento - delle sofferenze sopportate dalle persone che furono colpite dal poliovirus durante la pandemia che devastò la Spagna a partire dagli anni 50, il governo promuoverà ricerche e studi per chiarire la verità su ciò che accadde riguardo alla diffusione dell'epidemia durante la dittatura di Franco, così come le misure sanitarie e sociali a favore delle persone colpite dalla polio, dagli effetti tardivi della polio e dalla post-polio, che minano la loro qualità di vita, con la partecipazione delle associazioni dei sopravvissuti colpiti".
''Anche se il numero effettivo non è noto - si legge su Info Libre - si stima che tra il 1950 e il 1964 il virus abbia colpito più di 300.000 persone in Spagna e che quasi 2.000 bambini siano morti. Fu solo nel 1964 che un vaccino fu introdotto a Madrid, un decennio dopo gli Stati Uniti. Non era il vaccino di Salk (il primo vaccino antipolio sviluppato da Jonas Salk a Pittsburgh nel 1952 ndr) ma un vaccino orale scoperto dal medico polacco Albert Sabin che consisteva in gocce date ai bambini su una zolletta di zucchero (ricordate la canzone di Mary Poppins, ''basta un poco di zucchero e la pillola va giù''? Si riferiva al vaccino di Sabin ndr)''. Sul giornale spagnolo Info Libre si chiedono perché Franco decise di lasciar diffondere l'epidemia permettendo, così, che colpisse più bambini? Tra le risposte, che verranno cercate proprio dalla commissione di indagine governativa, c'è anche quella di una lotta di potere nel ''partito'' per il controllo dell'assistenza sanitaria ma, sicuramente, ci sono gli aspetti legati alla natura stessa delle dittature.
Mentre in democrazia trasparenza e informazione sono principi cardine, nelle dittature vigono i principi opposti e d'altronde anche negli Stati autoritari europei coinvolti nella Prima Guerra Mondiale cosa accadde quando si diffuse la ''grande influenza'', la peggiore pandemia prima del Covid? Ne negarono l'esistenza, nei primi tempi, perché c'era da far morire i popoli nelle trincee e la sbornia nazionalista non andava annacquata con preoccupazioni sanitarie, così quella malattia passò alla Storia come Spagnola perché la Spagna era uno dei pochi Paesi non coinvolti dalla guerra e poteva darne notizia sui giornali, non soggetti a censura, e informare, così, i propri cittadini di quanto stava realmente succedendo.
Tornando alla poliomielite se gli Stati democratici ammettevano il fortissimo impatto della malattia sulla popolazione, una malattia menomante, che straziava i bambini con conseguenze terribili e informavano le loro genti per ridurre la circolazione del polio-virus, la Spagna di Franco cercava di dare un'immagine di sé forte e duratura sia all'esterno che all'interno. C'erano tensioni sociali che non andavano risvegliate e i cinegiornali dovevano restituire un'immagine serena e rassicurante del sistema franchista esattamente come faceva il fascismo in Italia qualche decennio prima. Il ''manovratore'' non andava disturbato, il Paese non andava impaurito e la popolazione doveva rimanere tranquilla. ''Franco - prosegue Info Libre - non volle affaticare la situazione politica interna con l'introduzione di un vaccino che non era obbligatorio, ma che senza dubbio avrebbe dovuto esserlo, e la campagna non fu avviata. La malattia è stata nascosta; non era nell'interesse di dare una cattiva immagine all'estero, né di diffondere l'isteria e chiedere la vaccinazione''.
Quel che accadde durante la dittatura franchista è l'opposto di quello che i no vax dicono sta accadendo adesso: il vaccino in Spagna divenne una ''cosa per ricchi'' perché non essendo garantito dallo Stato chi poteva andava a farlo in Francia o ad Andorra. Tra il 1955 e il 1958 si calcola che circa 200.000 bambini delle famiglie più agiate furono vaccinati all'estero. Nel frattempo si calcola che morirono circa 2.000 mentre 300.000 persone venivano infettate. ''L'Associazione delle persone colpite dalla poliomielite e dalla sindrome post-polio ha denunciato lo Stato nel 2005 - conclude Info Libre - ma il caso è stato chiuso senza aprire un procedimento per l'impossibilità di identificare gli accusati. La dimenticanza storica dimentica anche chi la subisce. La cattiva gestione politica di una malattia può fare errori vitali per molte famiglie. Errori che cambieranno per sempre la vita delle sue vittime. Lavarsi le mani dalla responsabilità attorciglia il futuro degli altri. Chi può capire oggi i discorsi di quelli che negano i benefici di un vaccino o l'esistenza di una malattia? Chi può capire la mancanza di determinazione da parte delle autorità sanitarie e la mancanza di risorse investite nella salute pubblica? Dietro tutto questo, c'è il dolore, prima il dolore fisico, poi il dolore che verrà con l'oblio''.












