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| 01 mar 2022 | 05:01

VIDEO SERVIZIO. Dall’Ucraina a Trento, ''Al mio bimbo ho detto: ' Stiamo andando in vacanza ma papà resta qui'. Non potevo fargli conoscere la paura della guerra a soli 5 anni''

Svitlana ha deciso di andarsene da Ternopiľ assieme ai suoi tre figli. E' arrivata in Trentino nelle scorse ore e attende di avere notizie da suo marito che è rimasto in Ucraina a combattere. A Il Dolomiti dice: "Ringrazio tutta la comunità trentina che mi ha accolto. Noi ucraini siamo un popolo di pace, non abbiamo mai iniziato una guerra''

TRENTO. “Siamo saliti sul un pulmino in fretta, ho detto al mio piccolo che andavamo in vacanza per un po'. Non volevo che lui conoscesse la paura della guerra a soli 5 anni”. Svitlana indossa una felpa rosa e appena ci vede abbraccia i suoi tre figli che hanno 5, 7 e 13 anni. Li abbraccia per proteggerli come lo ha fatto per tutto il lungo viaggio iniziato a Ternopiľ, città dell'Ucraina occidentale, poche ore dopo la decisione della Russia di invadere. Un viaggio che l'ha portata nelle scorse ore a Trento dove ha trovato un pasto caldo e un letto dove riposarsi all'Ostello.

 

Mentre la televisione in casa di Svitlana trasmetteva le immagini dei primi bombardamenti russi il pensiero è stato quello di mettere in salvo i suoi tre figli. “Mio marito è un riservista e non si è tirato indietro nell'aiutare il proprio paese unendosi all'esercito ucraino” ci racconta. Le sirene nella città di Ternopiľ si sono fatte sentire subito più volte. Svitlana, assieme a tutta la sua famiglia, aveva come riparo la cantina. Difficile rimanerci per il freddo un'intera notte che la paura rendeva ancora più insopportabile.

 

“Ad un certo punto mio marito è arrivato in casa – ci racconta – e mi ha pronunciato queste parole che non dimenticherò più: 'avete 30 minuti per prendere le cose essenziali e poi andarvene via subito'. Io non volevo lasciarlo ma alla fine dovevo portare in salvo i miei tre figli. Ho raccolto le prime cose essenziali e sono partita con loro”.

 

Svitlana raggiunge un punto prestabilito di Ternopiľ dove ad attenderla c'è un pulmino. Cinquanta posti, quasi tutti occupati. “Il più grande dei miei figli ha capito la situazione, non è servito spiegargli nulla. Gli altri due più piccoli, però, non volevo conoscessero la paura della guerra. Mi hanno chiesto dove andavamo così di fretta, gli ho detto in vacanza”.

 

Mentre lo racconta Svitlana guarda i suoi tre bambini, i due di 5 e 7 anni sono impegnati a giocare nel letto. Per loro è la “prima vacanza in Italia” e la vivono in spensieratezza come è giusto che sia. Senza aver visto le immagini dei bombardamenti a poca distanza dal loro paese, senza aver ancora capito quanto dolore porta la guerra. Il più grande, invece, resta in piedi, vuole ascoltare anche lui sua mamma, vuole capire.

 

Ed è quando parla di suo marito, del suo futuro, che Svitlana non riesce a trattenere le lacrime. L'amore della sua vita è in Ucraina, sta difendendo la loro casa, la loro terra, ma non sa quando potrà rivederlo.

 

“Io voglio ringraziare tutta la comunità trentina – ci dice con gli occhi pieni di lacrime – per l'accoglienza che ci ha dato. Noi siamo un popolo di pace, non abbiamo mai iniziato una guerra, Putin è impazzito. Noi quattro ora siamo in condizioni buone ed io spero tanto che questo tempo triste che stiamo vivendo finisca presto. Voglio tornare in Ucraina con i miei figli, saranno loro poi a decidere quando diventeranno grandi, dove costruire il proprio futuro”.

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