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| 22 feb 2023 | 19:59

''Aggrediti dagli addetti degli impianti'', la giornata da incubo di due fratelli sulle piste dal Saslong: ''Siamo stati minacciati, strattonati, colpiti e offesi''

Una giornata particolarmente tesa e difficile con mani messe addosso e molta violenza verbale. Marco: "Tanta amarezza e una giornata traumatica, i ricordi di quando eravamo bambini sono stati inaspettatamente rovinati"

Aggrediti dagli addetti degli impianti'', la giornata da incubo di due fratelli sulle piste dal Saslong

SANTA CRISTINA VALGARDENA. "Siamo stati minacciati, strattonati, colpiti, offesi e umiliati". A raccontarlo Marco che, con suo fratello, è stato vittima di un comportamento aggressivo sulle piste del Saslong nel comprensorio sciistico in val Gardena. "Siamo stati aggrediti dagli addetti alla sicurezza della seggiovia".

 

Una giornata particolarmente tesa e difficile con mani messe addosso e molta violenza verbale. A testimoniarlo ci sarebbero anche dei video, girati da altri frequentatori della montagna, sbalorditi e preoccupati dalla situazione.  Una zona che Marco e suo fratello conoscono bene perché frequentata fin da piccoli con i genitori prima e con le rispettive famiglie poi. Partiti dalla Marmolada e da malga Ciapela, i due sciatori hanno intrapreso il giro dei quattro passi. "Per via della passione sfrenata per le piste dell'area, abbiamo deciso di scendere sulla Saslong. Abbiamo però commesso un errore in quanto non eravamo a conoscenza della modifica del tracciato: ci siamo trovati a sinistra della rete e avremmo dovuto oltrepassarla per prendere la seggiovia adiacente e rimetterci in cammino". 

 

A quel punto si sono avvicinati al tornello per chiedere se ci fosse la possibilità di passare. "L'addetto ci ha negato il passaggio". I due fratelli hanno provato a insistere a fronte della strada ancora da percorrere per poter rientrare poi a casa. La risposta? "Non me ne frega un cazzo. Ho la chiave ma non vi faccio passare". Il tutto agitando il mazzo davanti agli sciatori. "Non abbiamo alzato la voce e abbiamo provato a spiegare con una certa preoccupazione che non saremmo riusciti a raggiungere malga Ciapela se non ci avesse fatto passare".

 

Poi un qui pro quo. "Mio fratello, sbagliandosi in buona fede, ha detto all'addetto che eravamo passati anche prima. In realtà intendeva dire che eravamo passati dall'altro lato. A questo punto però l'addetto alla sicurezza stava già urlando diverse minacce. Ho provato a spiegargli la situazione ma era troppo tardi. Non ascoltava e aveva già cominciato a mettere le mani addosso ma anche strattonarci". 

 

Sale anche l'agitazione. "Stanchi per la lunga giornata sugli sci e preso dal panico mi sono avvicinato al tornello per scavalcarlo, ma l'addetto ha subito cercato di fermarmi e ha continuato le minacce: 'Guarda che ti distruggo' e 'Ti becchi un pugno', le sue parole". Riesce a passare dall'altra parte ma "mi ha strappato gli sci di mano per dirigersi nella parte interna. Ho ripreso l'attrezzatura ma non voleva più farmi uscire da quella zona: voleva portarmi via". 

 

Il fratello gli dice che è meglio allontanarsi, però compare un secondo addetto, "che senza dire mezza parola - spiega Marco - mi prende per il bavero della giacca e comincia a cercare di tirarmi pugni sul volto con la stessa mano che teneva l'abbigliamento strattonandomi avanti e indietro. Ho cominciato a chiedere aiuto alle persone vicine per chiedere di girare dei video".

 

Altri sciatori hanno spiegato l'intenzione di chiamare i carabinieri e solo a quel punto avrebbero mollato la presa e li hanno lasciati andare via. Si sono diretti alla seggiovia più in basso, completano la pista e arrivano nuovamente all'impianto precedente per poter andare verso malga Ciapela. Ma c'è l'incontro bis con gli addetti

 

"Adesso non andate da nessuna parte, venite con noi", "Adesso ti dò un pugno in faccia" e altre minacce vengono riferite da Marco, che invita nuovamente i presenti a prendere i cellulari per girare un video per sicurezza. Solo a quel punto sono stati nuovamente lasciati andare via. "Mi fai schifo, vattene, mi ha detto questa persona". Finalmente, però, riescono a prendere la seggiovia.

 

"Alla fine siamo stati salvati dalle persone intorno a noi che hanno preso le nostre difese, hanno fatto i video e hanno minacciato di chiamare i carabinieri in nostro soccorso. Resta l'amarezza per una giornata traumatica e per i ricordi di quando eravamo bambini sono stati un po' rovinati. C'è il sistema di videosorveglianza ma la volontà sarebbe quella di recuperare le immagini per poter procedere con le iniziative del caso per quanto accaduto sulle piste del Saslong", conclude Marco.

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