"Tornati dall'escursione in montagna, abbiamo ritrovato il finestrino dell'auto distrutto, i portafogli rubati: episodi come questo danneggiano l'immagine del Parco"
La testimonianza di un lettore de il Dolomiti vittima di un furto con "spaccata" alla propria auto mentre si godeva le montagne bellunesi: "L’aspetto che più colpisce è che il parcheggio si trova lungo una strada trafficata e frequentata durante il giorno, circostanza che evidentemente non scoraggia chi compie questi reati"

SEDICO. "Scrivo per segnalare una spiacevole vicenda accaduta sabato 2 maggio lungo la Sr203 Agordina, nel parcheggio di partenza del trekking per il Rifugio Bianchet, con la speranza che la mia testimonianza possa essere utile come avvertimento per altri escursionisti. Io e la mia compagna abbiamo parcheggiato l’auto intorno alle 9.30 per un’escursione in montagna. Al nostro rientro, verso le ore 18, abbiamo trovato il finestrino posteriore dell’auto distrutto e il vano portaoggetti forzato con un cacciavite. Erano stati rubati i nostri portafogli contenenti documenti personali, carte di pagamento e alcuni effetti personali di valore affettivo".
La testimonianza di un lettore de il Dolomiti diventa un monito e un appello al tempo stesso: la disavventura della coppia vittima del furto in auto non è infatti un caso isolato.
"L’aspetto che più colpisce - riprende Marco, nome di fantasia - è che il parcheggio si trova lungo una strada trafficata e frequentata durante il giorno, circostanza che evidentemente non scoraggia chi compie questi reati. Durante l’escursione avevamo inoltre incontrato due agenti, i quali, saputo da dove eravamo partiti, ci avevano riferito che in quell’area episodi simili accadono con una certa frequenza. Questo fa pensare che il problema sia già noto a livello locale".
"Proprio per questo - prosegue il lettore - ritengo importante portare all’attenzione pubblica il tema della sicurezza dei parcheggi utilizzati dagli escursionisti e dai turisti, molti dei quali probabilmente ritengono quelle aree sicure semplicemente perché visibili dalla strada principale. Sarebbe auspicabile un rafforzamento delle attività di prevenzione e controllo nelle zone maggiormente colpite, anche attraverso sistemi di videosorveglianza o monitoraggi mirati, così come già avviene in altri contesti per contrastare differenti forme di illecito".
"Il mio intento - conclude Marco - non è creare polemica, ma invitare chi frequenta queste aree a prestare la massima attenzione e, allo stesso tempo, stimolare una riflessione su un fenomeno che rischia di danneggiare non solo i cittadini, ma anche l’immagine turistica del territorio nonché del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi".












