Colpevoli di aggressioni e di essere sul territorio illegalmente, fermati a Trento espulsi dall'Italia ma vengono rimessi in libertà: "Non ci sono posti nei Cpr"
La situazione è stata descritta in una nota da parte dei Carabinieri: nonostante svariati tentativi dell’Ufficio Immigrazione di Trento, non è stato possibile reperire alcun posto presso tutti i Cpr del territorio nazionale, motivo per cui alle persone coinvolte gli è stato notificato un nuovo ordine di lasciare il territorio e sono stati rimessi in libertà

TRENTO. Lite in centro storico a Trento. Sono due i giovani, originari del Marocco, che sono stati fermati nella tarda serata di ieri in via Travai impegnati a scontrarsi con delle bottiglie in mano, e privi di documenti.
Presi e portati in caserma, è emerso che erano irregolari sul territorio italiano, che avevano a carico numerosi precedenti per droga ed altro, e che già erano stati colpiti da un ordine di allontanamento dall’Italia disposto dalla Questura.
Sono stati pertanto denunciati, e dopo essere stati custoditi per l’intera notte al Comando di via Barbacovi con impegno di più pattuglie richiamate dal territorio, sono stati accompagnati in Questura per una nuova procedura di espulsione.
Nonostante svariati tentativi dell’Ufficio Immigrazione di Trento, non è stato possibile reperire alcun posto presso tutti i Cpr del territorio nazionale, motivo per cui gli è stato notificato un nuovo ordine di lasciare il territorio e sono stati rimessi in libertà.
Similare situazione si è verificata nel weekend, quando i Carabinieri della Compagnia di Trento hanno arrestato un 30enne tunisino in Piazzetta 2 Settembre 1943, poiché in maniera clandestina aveva fatto nuovamente ingresso in Italia dopo essere stato già espulso a seguito di accompagnamento alla frontiera.
Al processo per direttissima l’uomo, già con altri precedenti, è stato condannato a un anno di reclusione e contestualmente il giudice ha dato il nulla osta alla sua immediata espulsione; anche in quest’ultimo caso tuttavia non sono stati trovati posti disponibili presso i Cpr italiani e pertanto si è potuto solo intimare nuovamente il soggetto a lasciare entro sette giorni il territorio nazionale ridandogli libertà.













