Contenuto sponsorizzato

Dal lavoro in nero nelle vigne di Ala alla vita nelle baracche dell'ex Sloi (FOTO e VIDEO), la storia di Stefan: ''Ho un figlio di 8 anni in Romania, mi manca ma sono qui anche per lui" 

All'ombra della fabbrica dei veleni Stefan attende da un momento all'altro lo sgombero. Lì vive assieme alla moglie e allo zio, mentre in Romania ad attenderlo c'è il figlio di appena 8 anni. Nell'accampamento non ci sono allacciamenti elettrici e nemmeno acqua. "Ora vogliono mandarci via? Andremo in strada, non abbiamo altre alternative"

Di Giuseppe Fin - 10 ottobre 2023 - 19:48

TRENTO. “Non mi hanno fatto il contratto perché non ho i documenti che servono. Mi hanno fatto lavorare in nero per la vendemmia. Per due settimane, assieme a mia moglie, abbiamo preso 6.50 euro all'ora”. Stefan ha 31 anni e da diversi mesi è arrivato dalla Romania in  Trentino. La sua casa è una delle baracche che si trovano a pochi metri dallo scheletro dell'ex Sloi. In quello spazio che sembra essere di nessuno fra alberi e cumuli di immondizia rifugio di disperati.

 

E' lì che assieme al fratello, allo zio e alla moglie, mangia, dorme e si lava. O almeno cerca di farlo visto che fra le piante e le baracche costruite con vecchie assi di legno prese da una vicina fabbrica, non c'è acqua e non c'è nemmeno un allacciamento per la corrente.

Che all'ex Sloi fosse presente una baraccopoli non è certo una novità. In passato erano già stati fatti degli sgomberi che però non sono serviti a nulla. Di anno in anno si sono sempre viste le stesse situazioni. Questa volta l'accampamento ha fatto rumore perché ha bloccato i controlli dei tecnici di Italferr in vista della realizzazione del bypass ferroviario.

 

Per arrivare alle baracche bisogna attraversare uno squarcio alla fine di una rete e all'inizio di un muro. Ci accompagna Stefan che troviamo all'esterno di un supermercato. “Venite a vedere come viviamo” ci dice facendoci con la mano il segno di seguirlo. Dal supermercato all'entrata delle baracche non ci vuole molto. Lungo la strada c'è un bar. “Qui ogni tanto veniamo a prendere l'acqua e quando riusciamo ricarichiamo anche il cellulare perché almeno posso chiamare mio figlio”.

 

Stefan ha un bambino di 8 anni che ha deciso di lasciare in Romania con nonno “se fosse venuto qui con me e sua mamma le forze dell'ordine ce lo avrebbero portato via” ci spiega specificando che lo sente al telefono due o tre volte al giorno. “Si chiama Riccardo, quando lo sento mi dice: papà quando torni? A me manca, vorrei abbracciarlo ma siamo venuti qui anche per lui, per trovare lavoro e riuscire a vivere meglio”. Mentre parla del figlio Stefan abbassa lo sguardo, stringe i denti. Ad un certo punto scompare nel boschetto e noi lo seguiamo.

Va veloce, è ormai abituato a districarsi in quel labirinto che sono i sentieri battuti fra gli alberi. Arriviamo assieme alle prime baracche, dove dorme lui e la sua compagna. Molte sono vuote, abbandonate.

 

Nello scorso fine settimana tanti se ne sono andati via perché hanno sentito che sarebbero arrivate le forze dell'ordine a buttarci in strada. Ora siamo solo noi rimasti ma io sto attendendo il mio cane”. Si chiama Junior ed è un Amstaff, Stefan ci racconta che gli è stato preso per motivi i sicurezza e lui ora lo rivorrebbe indietro. “E' con me da quando aveva 6 mesi – ci racconta Stefan – ed ora ha 10 anni. Speriamo che me lo ridiano presto. Ho il libretto sanitario con le vaccinazioni fatte”.

 

Le baracche sono state costruite con vecchie assi di legno. Come porta in alcuni casi vengono usate delle reti. Ci sono cumuli di cianfrusaglie, pezzi di sedie e coperte buttate per terra. Sui tetti ci sono dei nylon. “Questa è la mia baracca” ci dice Stefan invitandoci ad entrare. All'interno lo spazio è davvero pochissimo. C'è un mobile vecchio con sopra un panno bianco dopo sono appoggiate delle creme per il viso e le mani, un barattolo di miele, una spazzola e delle candele. La corrente elettrica non è presente e l'unico modo per avere della luce sono le pile oppure, appunto, le candele. C'è poi il letto e poco altro.

 

 

Accanto alla baracca c'è un rottame di ferro usato come stufa e una bacinella di plastica dove mettere l'acqua per lavarsi. “Per circa due settimane mi svegliavo alle 5 di mattina, andavo a prendere il treno per Ala e andavamo a fare la vendemmia. Non avevo il contratto perché servivano documenti che non avevo. Poi tornavo la sera tardi” ci racconta Stefan.

Sono cinque le baracche presenti ma a poca distanza ce ne sono altre. “Vieni a vedere dove abita mio zio che ha 70 anni”. Lo seguiamo lungo un altro sentiero e arriviamo proprio sotto lo scheletro dell'ex Sloi. La fabbrica dei veleni è ancora lì, in lontananza si sente il rumore delle auto di via Brennero e sotto le arcate rimaste ci sono altre baracche. Stessa situazione.

“Ti basta quello che hai visto? Questa è tutta la nostra casa” ci dice Stefan che dopo essersi guardato attorno decide di riaccompagnarci all'entrata su via Maccani. Ripercorriamo assieme il sentiero in mezzo al boschetto. “Ci hanno detto che a giorni arriva la polizia. Ora ci vogliono buttare fuori? Non abbiamo altri posti, finiremo in mezzo alla strada, non abbiamo altre alternative” .

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
22 febbraio - 13:20
A partire dalla serata di oggi (giovedì 22 febbraio) un'ondata di instabilità interesserà per diversi giorni il territorio portando pioggia in [...]
Cronaca
22 febbraio - 12:15
L'Organizzazione internazionale protezione animali interviene sulla vicenda di Albert Stockner, il 73enne altoatesino morto negli scorsi giorni nei [...]
Cronaca
22 febbraio - 13:00
La tragedia è avvenuta ad Ora. A scoprire il corpo del 27enne il datore di lavoro 
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato