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| 01 gen 2023 | 19:38

Iran e Afghanistan, i diritti delle donne nel mirino. Nibras Breigheche: ''Dagli Āyatollāh visione distorta dell'Islam. La fede non si può imporre. Sosteniamo le proteste''

Non si fermano le proteste in Iran e in Afganistan contro le violenze, i crimini e gli abusi che stanno colpendo soprattutto le donne. Intervista alla trentina Nibras Breigheche, prima donna membro del direttivo dell'Associazione Islamica Italiana degli Imam e delle Guide Religiose, fra le prime, sul nostro territorio, ad essere una Murshida, una guida religiosa al pari dell'Imam

TRENTO. Un professore universitario di Kabul nei giorni scorsi in diretta televisiva ha strappato i suoi diplomi spiegando che non ne aveva più bisogno perché l'Afghanistan “non è luogo per fare istruzione”.  Sara Khadim al-Sharia, la campionessa iraniana di scacchi, ha sfidato gli ayatollah giocando ai Mondiali in Kazakhstan senza indossare l'hijab, il velo obbligatorio.

 

Non si fermano le proteste in Iran e in Afganistan contro le violenze, i crimini e gli abusi che stanno colpendo soprattutto le donne. Accanto ai gesti forti che fanno il giro del web, sono centinaia le persone che stanno portando avanti la loro battaglia contro le restrizioni poste dall'emirato islamico.

Da un lato in Iran dove le proteste sono iniziate per la morte di Mahsa Amini che era stata fermata e arrestata dalla polizia locale perché non indossava correttamente l’hijab, dall'altra la situazione in Afghanistan dove, invece, alle donne è stata tolta la possibilità di frequentare l'Università e di lavorare nelle Ong. Proteste che vedono in prima linea le donne che hanno deciso di contrastare assieme la forza di un regime.

 

Noi siamo al loro fianco. E' un segnale importante a cui tutti dobbiamo porre attenzione quello che sta arrivando da queste donne che hanno trovato il coraggio, nonostante la sfida sia grandissima, di sfidare regimi così violenti. Hanno il coraggio di alzare la testa e di scendere in piazza per dire di no” sono le parole di Nibras Breigheche, prima donna membro del direttivo dell'Associazione Islamica Italiana degli Imam e delle Guide Religiose, fra le prime, sul nostro territorio, ad essere una Murshida, una guida religiosa al pari dell'Imam. Di Trento, negli ultimi tempi ha  iniziato a tenere diversi corsi accademici all'Università Iulm di Milano.

 

Nibras Breigheche, dall'Iran all'Afghanistan le proteste stanno continuando contro delle imposizioni che vengono fatte da autorità religiose.
E' importantissimo precisare che dal punto di vista islamico, imporre una qualsiasi pratica religiosa non è ammissibile. La pratica stessa non viene accettata da Dio quando non è frutto di una libera scelta. Se io portassi il velo perché qualcuno me lo impone e non per una mia libera convinzione, questo non sarebbe accettato da Dio come forma di adorazione e di culto. La fede non si può imporre, si può, eventualmente, trasmettere. Nemmeno i genitori hanno diritto di imporre ai propri figli di pregare. Hanno il dovere di insegnare, di trasmettere la conoscenza ma non di imporre. Figuriamoci gli adulti.

 

Non è quello che però sta avvenendo in Iran, come mai?
Siamo difronte ad uno Stato che non è libero e non solo dal punto di vista religioso. L'Iran, nella vasta area islamica, è l'unico paese che si autodefinisce una teocrazia usando i termini 'repubblica islamica'. Ma questo concetto di teocrazia, dal punto di vista islamico in generale, non è compatibile con i principi sanciti dal Corano e dagli insegnamenti del profeta Muhammad. Ci deve essere il concetto della separazione dei poteri, non può esserci un'unica autorità religiosa che li riunisce tutti. Lo stesso  profeta Muhammad, aveva delegato il potere giudiziario a persone giudicate giuste. Ci deve poi essere da parte delle persone lo sforzo interpretativo per produrre le leggi, che in arabo si chiama ijtihàd.
Le donne che vediamo oggi a protestare sono delle buone musulmane che si ribellano alla strumentalizzazione della religione come strumento di potere che deriva da una visione distorta dell'Islam messa in atto dagli Āyatollāh.

 

Una particolarità delle proteste è che a guidarle sono le donne che, per esempio, rigettano il velo come simbolo della strumentalizzazione politica dell'islam. Cosa ne pensa?
E' un segnale importante ma non è la prima volta. Già nelle Primavere Arabe, in Siria, Egitto, Tunisia e in Yemen, tantissime donne erano in prima fila non solo a partecipare alle manifestazioni ma anche a organizzarle. Diverse donne siriane hanno pagato un altissimo prezzo per aver avuto il coraggio di ribellarsi. Sono diventate dei simboli della resistenza pacifica.

 

In Afghanistan alle donne è stata vietata la formazione universitaria.
Anche impedire di studiare è un crimine gravissimo. Il primo versetto rivelato del Corano sottolinea l'importanza di leggere, di imparare di istruirsi e di istruire. Impedire alle donne di imparare, e questo vale anche per gli uomini, non è scritto da nessuna parte nel Corano. Anzi viene riportato proprio il concetto contrario.

 

L'Italia, l'Europa, cosa potrebbero fare ?
E' una situazione complessa perché siamo davanti a regimi in cui la diplomazia molto spesso mette in primo piano determinati interessi piuttosto che i diritti umani. Per cui si tratta di condannare prima di tutto ed è il minimo ma bisognerebbe intraprendere anche azioni più concrete nei confronti di questi regimi  criminali. Questo sarebbe compito dei Governi, servirebbero sanzioni, bisognerebbe aiutare i popoli o quanto meno non contribuire a mantenere in piedi questi regimi o vendere a loro delle armi. Noi come musulmani italiani e europei, per evitare che ci siano dei nostri giovani che vengono attirati dalla propaganda estremista che spesso si basa, sfrutta e si approfitta dell'ignoranza di chi non ha avuto una formazione religiosa di base, dobbiamo offrirgliela. Questo si fa nei centri islamici, nelle moschee con i corsi di cultura islamica e lingua araba. In tutto questo il ruolo delle donne è fondamentale. Al nostro centro islamico di Trento nel fine settimana ci sono 10 volontari che portano avanti i corsi e di questi ben 9 sono donne.

 

 

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