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| 23 apr 2023 | 06:01

''Vecchio e diverso dagli altri plantigradi''. In Trentino la storia di Bruno, l'orso che vive a San Romedio. Il priore: ''Appena arrivato non riusciva a fare le discese''

L'orso Bruno è arrivato in Trentino nel 2013 e sta trascorrendo la sua vecchia in un'area verde che si trova all'esterno del santuario di San Romedio. "E' un orso disadattato" ci racconta il priore padre Giorgio Silvestri, "è stato sequestrato da uno zoo illegale in provincia di Roma dove era rinchiuso in una gabbia di pochi metri". La convivenza tra uomo e orsi? "Non sono un esperto ce ne sono già tante di opinioni. Credo solo che in un territorio urbanizzato come il nostro sia sempre più difficile" 

TRENTO. Grosso, il pelo scuro e si muove davvero lentamente. Si chiama “Bruno” ed è il bellissimo esemplare di orso che dal 2013 trascorre la sua vecchiaia in Trentino.  La sua 'casa' è un'area che si trova immediatamente fuori il santuario di San Romedio in Val di Non. Qui Bruno in questi anni ha imparato a vivere, ad accogliere i visitatori che da tutta Italia arrivano a visitare il santuario. Nel suo piccolo è diventato una star. 

 

A parlarcene è il priore padre Giorgio Silvestri che ben conosce il vecchio plantigrado e che ci sottolinea come Bruno nulla abbia a che vedere con gli altri orsi che sono presenti in Trentino arrivati con il progetto Life Ursus

 

“Quest'orso – ci racconta il priore - è qui dal 2013 per ricordare un'antica tradizione secondo la  quale San Romedio aveva reso mansueto un orso. Ma da qui a dire altre cose che riguardano il presente non credo sia il caso”. Quella citata da padre Silvestri è una leggenda antica tramandata negli anni secondo cui Romedio, ormai vecchio si sarebbe incamminato dal suo luogo di eremitaggio verso la città deciso ad incontrare il Vescovo di Trento Vigilio. Lungo il percorso il suo cavallo sarebbe stato sbranato da un orso. Romedio tuttavia non si diede per vinto e avvicinatosi all'orso sarebbe riuscito miracolosamente a renderlo mansueto e a cavalcarlo fino a Trento

 

Da qui l'immagine di San Romedio è rimasta legata all'orso e ancora oggi chi si reca al santuario la può ritrovare ben spiegata. Qui un'area faunistica del santuario ha sempre dato asilo ad esemplari di orso che rischiano solo altrimenti una sorte più triste.

 

“Bruno – ci spiega il priore Silvestri – è un orso disadattato. E' importante specificarlo per capire che non è uguale agli altri plantigradi di cui sentiamo parlare in questi giorni. Noi come santuario non abbiamo uno spazio come uno zoo ma solo una piccola area verde dove ospitiamo, se ci sono,  orsi che hanno problemi, che sono disadattati che non riuscirebbero a vivere da soli”. 

 

Ed è proprio a San Romedio che l'orso Bruno ha trovato tranquillità e tutte le cure necessarie dopo una vita per nulla semplice. E' stato infatti sequestrato dal Corpo Forestale a Palestrina. Viveva in una sorta di zoo illegale impegnato nel mercato nero di animali rari. 

 

“Era stato rinchiuso in una gabbia di tre metri e mezzo – ci spiega il priore – non veniva lasciato in nessun modo libero ed è stato per gran parte della sua vita al chiuso”. All'arrivo al santuario di San Romedio è iniziata  un'importante attività di riadattamento. “Avevano provato a lasciarlo a vita libera  ma non era più in grado di procurarsi da mangiare. Qui l'impegno per aiutarlo è stato massimo. Un po' alla volta siamo riusciti a insegnarli a muoversi – ci racconta padre Giorgio Silvestri -  aveva paura anche a fare pochi metri in discesa. E' poi riuscito a riprendere i suoi ritmi biologici e soprattutto il letargo nei tempi giusti”. 

 

Nell'area verde in cui si trova oggi “Bruno” sta trascorrendo la sua vecchiaia diventando un vero e proprio beniamino tra i più piccoli che vengono spesso a fargli visita. E gli altri orsi in Trentino? Ce ne sono troppi al giorno d'oggi? Su questi temi e sulle polemiche di questi giorni il priore di San Romedio vuole starsene a distanza. “Io non sono un esperto e di dichiarazioni in questi giorni ce ne sono anche fin troppe. Sulla convivenza tra orso e persone dico solamente che i tempi di Romedio erano ben diversi da quelli odierni. Il Trentino è molto urbanizzato, il bosco è fuori la porta di casa e questo cambia tutto” conclude il priore. 

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