Viaggio nel termovalorizzatore di Bolzano (VIDEO): dallo scarico dei rifiuti al forno fino al camino, ecco com'è l'impianto all'interno
Mentre a livello politico in Trentino la Giunta ha annunciato chiaramente che la soluzione per la chiusura del ciclo dei rifiuti sul territorio provinciale passerà proprio attraverso la realizzazione di un impianto termico, il Dolomiti è entrato nell'impianto di termovalorizzazione di Bolzano, per vedere dall'interno il funzionamento della struttura insieme ai responsabili di Eco-Center: ecco le immagini

BOLZANO. Dalla pesatura e registrazione dei rifiuti in entrata fino al passaggio nella camera di combustione, alla depurazione dei fumi e infine alla gestione del prodotto di scarto, ad un primo sguardo il funzionamento di un termovalorizzatore appare piuttosto lineare: il materiale entra, viene bruciato recuperando l'energia dalla combustione e ciò che rimane viene recuperato. Entrando però in quell'enorme struttura (l'altezza massima è di 48 metri se non si conta il camino che arriva a 60) che è il termovalorizzatore di Bolzano, tra tubazioni alte quanto piccoli condomini e ventole grandi quanto un monolocale, l'immensa complessità dell'impianto appare chiaramente anche a chi ci si avventura da non addetto ai lavori. Proprio per questo, mentre a livello politico in Trentino la Giunta ha annunciato chiaramente che la soluzione per la chiusura del ciclo dei rifiuti sul territorio provinciale passerà proprio attraverso la realizzazione di un impianto termico (rimane da capire, oltre alla location, la tipologia, se termovalorizzatore o gassificatore), il Dolomiti è entrato nella struttura altoatesina per vederne da vicino il funzionamento. Ad accompagnarci Tranquillo Corradin, vice-responsabile del termovalorizzatore.
Partendo con qualche dato, la capacità di trattamento dei rifiuti dell'impianto (che tratta solo rifiuti urbani e speciali assimilabili agli urbani, il residuo in poche parole, ciò che non può essere riciclato) è di 130mila tonnellate all'anno. Un quantitativo che arriva da 116 Comuni (tutto l'Alto Adige più una quota annuale di circa 13mila tonnellate dalla Provincia di Trento) e che è in grado di generare una potenza elettrica massima, da immettere nel sistema di 15 MW, con una potenza termica massima recuperata (per alimentare la rete di teleriscaldamento del capoluogo altoatesino) di 32 MW. Il primo passo, spiega Corradin, è l'arrivo dei camion carichi di rifiuti alla zona adibita alla pesatura e alla registrazione: è qui che avviene anche la verifica della presenza nei rifiuti di eventuali materiali radioattivi. Il sistema di controllo, spiega il vice-responsabile dell'impianto, è talmente sensibile che il semaforo rosso può scattare addirittura, per esempio, per la presenza del pannolone di una persona che viene sottoposta ad un trattamento radiologico. Una volta ultimata questa prima fase, i rifiuti vengono poi portati dai camion direttamente nella fossa di stoccaggio.

Qui, prima dell'arrivo nella camera di combustione, il materiale scaricato deve essere costantemente rimescolato da una gru meccanica azionata da un operatore all'interno della sala di controllo: l'obiettivo è quello di 'uniformare' il più possibile il rifiuto in modo tale da avere un potere calorifico il più omogeneo possibile (questo ovviamente cambia in base alla composizione dei rifiuti stessi) prima dell'arrivo nel forno, per evitare eventuali picchi o cali di potenza. La sala di controllo, spiegano i responsabili, è il cuore dell'impianto: presidiata dal personale della struttura 24 ore su 24 anche nei periodi di fermo impianto (il termovalorizzatore si ferma due volte l'anno per la necessaria manutenzione), è proprio qui infatti che ogni singolo processo viene costantemente monitorato, dall'arrivo dei rifiuti in fossa fino al controllo delle emissioni. E a proposito proprio di emissioni, uno dei temi più delicati quando si parla di termovalorizzatori, i vertici dell'impianto sottolineano chiaramente come i valori (pubblicati regolarmente online e accessibili liberamente da tutti i cittadini) siano ben inferiori non solo ai limiti di legge, ma anche ai (molto) più restrittivi limiti forniti dall'Autorizzazione integrata ambientale (Aia).
A questo punto, una volta reso 'omogeneo', il rifiuto viene trasferito al forno per mezzo di due gru a ponte. All'interno la temperatura viene mantenuta stabilmente intorno ai 950 gradi centigradi e sempre al di sopra degli 850 gradi del limite di legge. Il materiale immesso viene quindi 'spinto' da quattro alimentatori all'interno della griglia del forno, che mediante un movimento a spinta inversa rigira costantemente il rifiuto. Dopo la combustione, ciò che rimane dei rifiuti viene spinto verso la parte finale del forno, dove sono presenti gli estrattori delle scorie, che a loro volta vengono scaricate su un nastro per poi essere raccolti in una fossa, dalla quale vengono infine smaltiti o recuperati. I fumi prodotti dalla combustione passano invece in un enorme caldaia, trasformando l'acqua in vapore saturo e da questo, successivamente, in vapore surriscaldato a 400 gradi centigradi. A questo punto, attraverso il vapore viene prodotta energia elettrica grazie ad un turboalternatore mentre una quota del vapore stesso, spillata dalla turbina, riscalda l'acqua di un circuito che alimenta l'accumulatore termico e da questo la centrale di teleriscaldamento ad esso connessa.
In questo stadio si ultima il processo di recupero energetico dalla combustione dei rifiuti ma l'intero processo prevede due ultime fasi: la depurazione dei fumi ed il recupero delle scorie. I gas combusti infatti, prima di essere immessi in atmosfera, attraversano tre diversi stadi di depurazione: una doppia filtrazione su 2 filtri a maniche ed il reattore catalitico deNOX. I filtri servono in sostanza a catturare gli elementi inquinanti all'interno dei fumi: sul primo in particolare avviene la prima depolverazione e la rimozione grossolana di acidi, metalli pesanti e diossine. Sul secondo invece viene perfezionata la rimozione degli inquinanti fino al raggiungimento dei valori di progetto (inferiori, come anticipato, rispetto a quelli imposti dalle norme di legge), mentre il catalizzatore provvede infine alla decomposizione degli ossidi di azoto. In seguito i fumi depurati vengono quindi inviati al camino nel quale, prima dell'emissione in atmosfera, le emissioni vengono analizzate, registrando la concentrazione degli inquinanti residui: "In caso di superamento temporaneo dei valori autorizzati - spiegano dalla struttura - l'alimentazione dei rifiuti viene automaticamente sospesa fino al ripristino delle regolari condizioni di funzionamento".
I residui solidi della produzione si dividono invece in tre tipi: ceneri pesanti o scorie, metalli ferrosi e infine le ceneri leggere. I primi, che dopo la combustione vengono raccolti in un'apposita fossa all'interno dell'impianto, sono classificati come rifiuti speciali non pericolosi e vengono smaltiti in discarica, dove vengono utilizzati come materiale per la copertura dei rifiuti e per la realizzazione dei percorsi interni. I secondi invece (che non dovrebbero, in linea teorica, essere presenti tra i rifiuti urbani, anche se ogni anno ne vengono recuperate circa 1000/1.200 tonnellate all'interno dell'impianto bolzanino), dopo essere stati recuperati dalle scorie per mezzo di un separatore magnetico, vengono invece in seguito inviati a recupero. Discorso diverso invece per le polveri leggere dei filtri, classificate come rifiuti speciali pericolosi e mandate a recupero in Germania, dove vengono inertizzate e trasformate in grossi 'cubi', che poi vengono utilizzati come riempimento all'interno delle enormi cavità sotterranee create dall'estrazione mineraria del sale. In ogni caso, concludono i responsabili, le scorie rappresentano ogni anno all'incirca il 20% in peso rispetto ai rifiuti in entrata nell'impianto anche se, in termini di impatto nelle discariche, a contare è in particolare la riduzione in termini di volume rispetto al residuo.












