Addio a Matteo Lorenzi a soli 17 anni. Gibo Simoni: "E' assurdo, sono svuotato". Il dolore di una comunità: "I compagni lo aspettavano e hanno saputo dell'incidente"
Non vedendolo arrivare, i compagni di squadra gli sono andati incontro, arrivando sino al luogo dell'incidente e trovando l'amico riverso sull'asfalto dopo l'impatto contro un furgone. Il presidente del Montecorona, Riccardo Dalvit: "E' assurdo, una tragedia immane. Non si può morire mentre si va in bicicletta"

TRENTO. L'incredulità e la disperazione sono i sentimenti che regnano in queste ore in val di Cembra. Una tragedia che colpisce un'intera comunità, tutti faticano ancora a rendersi conto dell'accaduto. Matteo Lorenzi è morto a soli 17 anni mentre stava facendo ciò che più amava: andare in bicicletta.
"E' una notizia terribile. Siamo vicini ai familiari, un cordoglio che colpisce tutti", il commento di Katia Fortarel, sindaca di Civezzano, arrivata sul posto per seguire direttamente le varie operazioni di soccorso in località Sille, mentre il primo cittadino di Fornace, Mauro Stenico, ha commentato: "E' una tragedia enorme, ci stringiamo alla famiglia in questo dolore. Un lutto grandissimo perché si è spezzata la vita di un giovane. Non ci sono purtroppo parole, si può solo pregare" (Qui articolo).
E' morto mentre stava raggiungendo alcuni compagni di squadra dell'Unione sportiva Montecorona per un allenamento di gruppo. Un'uscita pomeridiana come ne fanno tantissime: non vedendolo arrivare l'hanno prima chiamato e, non avendo ottenuto alcuna risposta, hanno deciso di andargli incontro, percorrendo al contrario la strada che Matteo affrontava abitualmente per giungere fino al luogo del ritrovo, partendo dalla sua abitazione di Fornace.
E, mentre pedalavano verso di lui, sono arrivati inevitabilmente sul luogo dell'incidente e hanno visto cosa era accaduto pochi minuti prima a quello che, prima di essere un compagno di squadra, era un amico.
Matteo era al suo primo anno tra gli Juniores, una categoria difficile, "un altro mondo" rispetto agli Allievi, perché si alzano i ritmi e aumentano anche le strategie di corsa. D'altronde è la categoria che "apre" le porte all'Under 23, l'anticamera del professionismo.
Si era calato nella nuova avventura con grande entusiasmo, umiltà e abnegazione, mettendo sui pedali tutta la sua enorme passione per la bicicletta. Dopo essere cresciuto nell'Uc Valle di Cembra, era passato alla società di Palù di Giovo, con cui aveva affrontato anche la categoria Allievi. Il sodalizio cembrano è uno dei punti di riferimento del ciclismo giovanile in Trentino. Non a caso lì sono cresciuti campioni del calibro di Aldo, Enzo, Diego e Francesco Moser, Gilberto Simoni e Moreno Moser con la regia di Nino Marconi, uno dei guru delle due ruote in regione.
Proprio Gilberto Simoni, il "Gibo" trionfatore al Giro d'Italia nel 2001 e nel 2003, è oggi consigliere del sodalizio cembrano, del quale fa parte anche la moglie Arianna. E' sconvolto e fatica a commentare l'accaduto: nella squadra Juniores corre anche il figlio Enrico. Che oggi era tra i compagni che aspettavano, invano, Matteo al punto di ritrovo.
"E' assurdo. Sono svuotato - commenta commosso -. Non ci sono parole per commentare una tragedia simile: in questo momento non c'è nulla da dire. Abbiamo perso un ragazzo di 17 anni che faceva sport con un'incredibile passione, s'impegnava, non si accontentava, faceva sacrifici, perché il ciclismo è uno sport di grandi fatiche, con poche soddisfazioni - magari -, ma quelle che riesci ad ottenere valgono tantissimo. Gli allenamenti sono duri, sulle strade che sono sempre più pericolose e poi ci sono le gare. E' assurdo. Matteo era al suo primo anno tra gli juniores, la stagione era appena iniziata e la nostra è una bella squadra, formata da un gruppo di bravissimi ragazzi che sono tanto amici. Siamo sconvolti: mio figlio Enrico era tra quelli che lo stava aspettando e che gli sono andati incontro. E poi se lo sono ritrovati lì davanti. Scusate, non ho più parole".
Il conducente del furgone, secondo le prime ricostruzioni, si stava immettendo sulla strada principale dalla zona industriale e non avrebbe visto arrivare il giovane ciclista. A quel punto è stato inevitabile l'incidente. Un impatto violentissimo con il 17enne. Purtroppo morto nonostante il tempestivo arrivo dell'ambulanza, dell'elicottero, dei vigili del fuoco di Civezzano con il supporto del corpo di Fornace, della polizia locale e dei carabinieri.
"Matteo era partito da casa sua, da Fornace - racconta Riccardo Dalvit, presidente del sodalizio cembrano - e avrebbe dovuto incontrarsi con alcuni dei suoi compagni di strada per un allenamento di gruppo. Non vedendolo arrivare i ragazzi gli sono andati incontro, poi è stato detto loro che era successo un incidente quando sono arrivati nei pressi del luogo dell'accaduto. E hanno scoperto che la persona coinvolta era il loro amico e compagno. E' una cosa assurda, inaccettabile, una tragedia".
La dinamica dell'incidente è ancora al vaglio degli inquirenti, ma di certo vi è che le strade sono sempre meno sicure per i ciclisti. Compresi gli sportivi, che molto spesso si allenano da soli o in piccoli gruppi e per farlo devono utilizzare le strade trafficate.
"Siamo arrivati ad un punto - conclude Dalvit - che viene veramente da chiedersi se abbia senso andare avanti. Qualche settimana fa Matteo mi aveva raccontato di essere stato "stretto" intenzionalmente da un'auto in curva e, quella volta, fortunatamente, non c'erano state conseguenze. Ed è capitato anche a me, mentre pedalavo in tranquillità, di essere sorpassato in modo pericoloso da alcune auto. Non si dovrebbe morire andando in bicicletta".













