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Trento
06 luglio | 13:05

“Le mafie oggi riciclano con le criptovalute: serve potenza di calcolo per le indagini”. Smart payment e finanza decentralizzata nel nuovo seminario di Università Mercatorum

Tanti gli ospiti per il secondo appuntamento del ciclo d'incontri organizzato tra Trento e Verona per discutere di cyber-criminalità e delle sfide poste dalla digitalizzazione. “Smart Payment e finanza decentralizzata” il titolo dell'incontro, svoltosi oggi alla Camera di Commercio di Trento

TRENTO. L'evoluzione dei nuovi pagamenti digitali, le prospettive future del settore, la gestione del rischio e le strategie adottate dai player più importanti: si è discusso di questo e di molto altro nella giornata di oggi (venerdì 5 luglio) alla Camera di Commercio di Trento, per il secondo appuntamento del ciclo d'incontri organizzato tra il capoluogo trentino e la città di Verona per discutere di cyber criminalità e delle sfide poste dalla digitalizzazione. L'iniziativa è organizzata dall'Università Mercatorum (sede di Verona) in collaborazione con le Camere di commercio di Verona e Trento, gruppo Sole 24 ore formazione e con il supporto di Be-Innova, società del gruppo Seac specializzata in Cybersecurity, tramite il consigliere delegato Luca Tognana. Presenti in via Calepina il Procuratore capo distrettuale della Procura della Repubblica di Trento, Sandro Raimondi, Alessandro Moricca, amministratore unico di Pago Pa, Claudio Teodoro Costa, direttore Soluzioni e servizi economia e Adm di Sogei e Ravenio Parrini, consigliere senior Servizio strumenti e servizi di pagamento al dettaglio di Banca d'Italia. In collegamento dall'Università di Bari è poi intervenuto anche il professor Antonio Felice Uricchio. L'intero dibattito, moderato dal giornalista Piero Muscari, sarà disponibile (come il precedente appuntamento) sul canale Youtube di “Università digitali Verona”. 

 

E proprio Claudio De Cassan, responsabile sede di Verona dell'Università Mercatorum, ha sottolineato a margine dell'evento come già oggi siano più che attuali “tutte queste modalità di smart payment e di gestione di finanza, che saranno sempre più invasive, sempre più impattanti e sempre più soggetti a sicurezza informatica di tutto rispetto. Io credo che le nozioni di cui discuteremo oggi siano importanti per tutti, dal singolo cittadino che fa un pagamento bancomat all'azienda che fa transazioni magari di milioni di euro”. Ad aprire il dibattito è stato poi il procuratore Raimondi, che ha tracciato un preciso quadro relativo all'uso che la criminalità organizzata sta facendo dei nuovi sistemi di pagamento decentralizzati in particolare per quanto riguarda le operazioni di riciclaggio. 

 

“Perché è importante parlare di sicurezza digitale anche nel contesto economico? - ha esordito – Perché il mondo è cambiato. È cambiata l'economia e sono cambiati i reati, le forme di aggressione alle economie virtuose. Nel primo seminario a Verona è stato delineato un panorama relativo all'aspetto penalistico, oggi siamo qui per dare un contributo importante alla divulgazione dello stato dell'arte, per così dire, di una realtà ben diversa da quella che conoscevamo. Vorrei portare come esempio un'operazione portata avanti negli scorsi anni e che ha portato all'arresto di 47 persone per riciclaggio intercontinentale. In quell'occasione un agente undercover è venuto in contatto con importanti cartelli sudamericani, somme importanti giravano tra sistemi bancari e compagnie fantasma che poi riusciva a riciclare i proventi della vendita di cocaina grazie all'acquisto di beni di lusso. Stiamo parlando di un giro d'affari di circa 10 miliardi di euro l'anno. Si tratta però di un fenomeno legato al mondo commerciale che oggi è ormai obsoleto. Questo ingegnoso sistema non va già più bene. Dietro al meccanismo c'erano i cartelli colombiani e l'ndrangheta, che oggi però comprano bitcoin o altre criptovalute, senza la necessità di comunicazioni particolari o di investire i beni derivanti dal narcotraffico con l'acquisto di beni di lusso. Il sistema si avvantaggia della digitalizzazione, intesa in senso lato. Assistiamo a fenomeni che solo 5 anni fa erano impensabili: il nostro sistema, però, può difendersi e difendersi bene. È necessario spingere verso una maggiore velocità di azione e comunicazione, anche a livello globale: la competenza territoriale oggi è evaporata e l'economia virtuosa può essere aggredita in tanti modi diversi”. 

 

Le aree più a rischio, ribadisce il procuratore, sono quelle relative alle criptovalute, ma innovazioni come il metaverso vanno tenute strettamente monitorate: “Si tratta di un altro modo di 'essere' digitali – dice – che nasce come un gioco ma permette di investire soldi. Pensate in questo contesto come possono muoversi i criminali. Per questo è necessario avere sempre più potenza di calcolo, come quella fornita alla procura di Trento per le indagini preliminari dal supercomputer di Leonardo”. 

 

In generale insomma, ha aggiunto Raimondi: “I pagamenti digitali sono tra gli aspetti più problematici: manca chiarezza. I pagamenti con le criptovalute possono essere sicuramente legittimi ma possono anche nascondere delle operazioni di lavaggio di denaro sporco che viene gestito principalmente dalla criminalità organizzata. Non possiamo ignorare che la tecnologia spinge verso certe direzioni, che saranno sempre più legittime: pensiamo alla Rivoluzione industriale, tutti pensavano che avrebbe tolto posti di lavoro quando in realtà ne sono stati creati di nuovi. Sicuramente la cyber criminalità utilizza già collegamenti che permettono di operare indisturbati. La mission delle autorità dovrà essere quella di dare un volto all'anonimo. Come Procura di Trento abbiamo creato delle strutture apposite in sinergia con la Provincia”. Quali invece i consigli da dare ai cittadini? “Diffidiamo degli avvisi sospetti e delle esche. Ma soprattutto quando abbiamo un'allerta sui nostri dispositivi valutiamo prima se abbiamo già avuto dei pagamenti di questo tipo. Poi ovviamente possiamo sempre denunciare tutto alle forze dell'ordine. Una volta c'erano gli assegni a vuoto, sono spariti. Oggi ci sono queste forme, che sono altrettante pericolose”. 

 

Parlando di cittadini e di pagamenti nel mondo digitale, uno dei 'nuovi' (si fa per dire, visto che il quinto compleanno dell'azienda è atteso tra poche settimane) attori di riferimento in Italia è poi PagoPa, nata per creare piattaforme al servizio del cittadino e degli enti pubblici, mettendo in contatto la popolazione con la pubblica amministrazione. “Tutte le nostre piattaforme sono basate su una prospettiva di security and privacy by design – ha detto Moricca – il rischio è quindi bassissimo. Il fatto di avere una piattaforma unica che permette di fare tutti i pagamenti è una sicurezza per i cittadini e minimizza, se non annienta, qualsiasi tipo di rischio”. Anche in questo contesto c'è poi la grande sfida posta, ancora una volta, dalle criptovalute: “Attualmente non le accettiamo come forma di pagamento. Ci stiamo però muovendo anche in questa direzione per permettere eventualmente in futuro che le cripto salgano a bordo. Ma sono tutti processi che richiedono molto tempo perché, chiaramente, vogliamo essere sicuri di quello che succede evitando possibili rischi. Per le criptovalute c'è poi il problema del tasso di conversione, da risolvere per poterle implementare nel sistema”.

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