Neve 'settembrina' e sui social è la solita storia: “Dov'è il riscaldamento globale?”. Eccolo: “Qui un'anomalia fresca, nel mondo una decina le ondate di caldo estreme”
Il brusco calo delle temperature e l'arrivo, anche a quote relativamente basse, della prima neve della stagione in settembre ha portato (come sempre accade) ai 'soliti' commenti di chi vorrebbe utilizzare il singolo evento meteorologico per dimostrare, in poche parole, che il riscaldamento globale non esiste. Se allarghiamo un po' lo sguardo però, spiega a il Dolomiti Giacomo Poletti, la situazione a livello planetario è ben diversa

TRENTO. “Fa freddo, è arrivata la neve a settembre: che fine ha fatto quindi il riscaldamento globale?”. Sebbene con parole e frasi tra le più diverse (e spesso molto fantasiose) è di fatto questo il messaggio dietro ai commenti apparsi nelle scorse ore sotto gli articoli (de il Dolomiti e non) relativi al brusco calo delle temperature registrato in buona parte del Nord Italia. Calo al quale è seguito, naturalmente, l'arrivo della prima neve di stagione a quote relativamente basse e che ha portato alle (solite) battute di chi, guardando al singolo evento 'fresco', vorrebbe in poche parole dimostrare che il riscaldamento globale non esiste. Se allarghiamo un po' lo sguardo però, come spiega a il Dolomiti l'ingegnere ambientale e membro di Meteo Trentino Alto Adige Giacomo Poletti, la situazione a livello planetario appare ben diversa (e non, sicuramente, fresca).

“Diciamo che se il 'freddo' si spinge tanto a sud – dice l'esperto – normalmente il 'caldo' si porta a nord: in Russia fra ieri e oggi per esempio stanno cadendo record su record mensili anche su serie storiche secolari. Sono state raggiunte punte di 27 gradi centigradi nel Circolo polare. Mentre per noi il freddo attuale ha portato pochi record, perlopiù fra Francia e Toscana ma di portata inferiore”. Guardando poi alle anomalie di temperature nel mondo rilevate dall'European centre for medium-range weather forecasts (Ecmwf), le ondate di caldo rimangono predominanti a livello generale. “Oggi in effetti – continua Poletti – la curiosità è che risultiamo la zona del mondo con le maggiori anomalie fredde. Ma nel mondo sono in corso almeno una decina di ondate calde estreme”. Il colpo d'occhio guardando la mappa è immediato e risulta anche più impattante se si considera che l'anomalia fresca in Europa non raggiunge il livello 'estremo' (che si segnala attualmente solo su una piccola porzione del Mali) nella scala dell'Ecmwf. Livello che invece nell'altro lato della scala (quello delle anomalie di caldo) si raggiunge come detto in una decina di località nel mondo.
“A livello globale – ribadisce infatti Poletti – prevalgono ormai sempre con forza le anomalie di caldo: noi oggi siamo centrati su quella che di fatto è l'unica importante anomalia fresca. Va poi ricordato che le temperature registrate tra ieri e oggi sono sì rare, ma non eccezionali. Se guardiamo allo storico degli ultimi 50 anni non si sono raggiunti record assoluti di freddo: ormai a livello planetario è praticamente impossibile 'sfuggire' alle anomalie di caldo”. In altre parole, gli amanti del freddo si godano queste fasi al di sotto delle medie, visto che non è probabile si ripetano nei prossimi mesi. “Se guardiamo poi all'Europa – conclude Poletti – il 'confine' tra le zone più calde a est e quelle più fresche a ovest vede le temperature cambiare repentinamente nel giro di poche centinaia di chilometri, con il serio rischio di alluvioni sabato in particolare sull'Austria orientale, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, tutti Stati che si trovano sul massimo gradiente orizzontale di temperatura (Qui un approfondimento de L'AltraMontagna sulle alluvioni negli ultimi mesi a livello globale)”.












