Rette delle Rsa in Trentino, dopo un decennio di blocco arrivano aumenti del 3%. Ecco quanto si spenderà nelle strutture
In percentuale, la crescita media è dunque del 3,12%: dato che è meno di un terzo di quello relativo all’inflazione sul biennio 2022-2023, valutato dall’Istat al 10,20%

TRENTO. Un aumento medio delle rette di 1,54 euro al giorno per posto letto. In pratica, si passa da una media di 48,97 euro del primo gennaio 2022 ai 50,50 euro del primo gennaio 2024. Questi gli aumenti relativi alle rette alberghiere delle Apsp del Trentino che sono stati presentati nelle scorse ore.
La retta alberghiera è una delle due fonti di ricavo per le Case di riposo ed è in carico alle famiglie; l’altra parte è costituita dalle quote sanitarie che invece sono a carico della Provincia. Upipa, che raccoglie ad oggi 42 Apsp, ha deciso di fare il punto sulla situazione.
“L’aumento può sembrare importante – spiegano la presidente e il direttore di Upipa Michela Chiogna e Massimo Giordani - ma non va scordato che si è accumulato il blocco di un decennio, durante il quale le Apsp hanno messo in campo tutti gli sforzi possibili per efficientare ogni servizio e ogni voce di costo, tanto che a un’inflazione di più del 10% corrispondono aumenti di poco più del 3%. Come condiviso anche con l’assessore provinciale Tonina, la qualità del servizio passa anzitutto attraverso il personale. Come spiegano anche le sigle sindacali, deve cessare la retorica del 'fare di più con meno': i 7 punti di inflazione non recuperati tramite aumenti dimostrano che le Apsp sono state, in questi anni, 'spremute'. Gli anni del Covid hanno poi evidenziato in maniera drastica che il settore sanitario e assistenziale non può essere considerato in termini di produttività alla stregua di un’industria. Se si ha la pretesa di lavorare sempre al limite delle capacità, qualunque imprevisto può mandare in crisi il sistema e, in generale, peggiorare la qualità dei servizi resi ma anche la qualità di vita dei tanti professionisti che lavorano quotidianamente nelle nostre Apsp”.
Nella propria lettura dei dati, Upipa propone la suddivisione in 4 fasce, accomunabili non solo in relazione all’aumento proposto, ma anche in relazione alle caratteristiche delle strutture.
Strutture con aumento percentuale superiore al 4% (16 strutture)
Parliamo dunque di aumenti di valore compreso tra i 2 e i 3 euro. Di questo insieme fanno parte 16 strutture. Si tratta in massima parte di Case di riposo collocate nelle vallate, di dimensioni medio piccole e quasi tutte avevano rette decisamente al di sotto della media ponderata precedente, in vigore fino alla fine del 2023. Di queste, 7 hanno aumentato del massimo consentito (non per tutte si tratta di 3 euro: il meccanismo prevedeva infatti di non superare la retta media precedente aumentata di 2 euro); altre 7 hanno aumentato di 2 euro: il massimo consentito per quelle che erano sopra media, ma non il massimo per quelle che erano sotto.
“Dall’analisi dei dati – la presidente di Upipa Michela Chiogna - appare che in questo gruppo sono presenti anzitutto quelle strutture la cui retta, ormai inadeguata, era artificiosamente tenuta ferma dalla scelta politica del blocco degli aumenti. Teniamo conto che, per le “piccole”, gli incrementi dei costi generali incidono maggiormente. In questo gruppo troviamo anche Ledro e Pellizzano che hanno aumentato di 3 Euro: Ledro aveva una delle rette più base in assoluto e Pellizzano recentemente ha fronteggiato anche problematiche legate a mancanza di personale”.
Strutture con aumento compreso tra quello medio (3,12%) e il 4% (14 strutture)
In valori assoluti tra 1,55 e 2 euro: questo gruppo comprende le 6 strutture gestite da Spes oltre a 8 Apsp. Si tratta del gruppo più numeroso in termini di enti ma anche in termini di posti letto: qui troviamo le Apsp di Trento, la Vannetti di Rovereto, insomma le grosse strutture delle città. Si tratta del 36% dei posti letto totali.
In alcuni casi è stato applicato l’aumento massimo consentito, per diversi motivi. Anzitutto nelle città le liste di attesa per gli accessi sono più ampie, dunque gli utenti accolti presentano maggiore gravità e, ne consegue, richiedono maggiori servizi. Questo si traduce nel cosiddetto “extra parametro”: se il parametro prevede 1 infermiere ogni 10 posti letto e 1 OSS ogni 2,3 posti letto, in strutture con abbondanza di patologie molto difficili da gestire servono più professionisti.
Altro elemento di differenza tra le città e le periferie è rappresentato dalla rete familiare e sociale, spesso più forte e presente nelle piccole realtà.
Strutture con aumento percentuale sotto la media tra 0% e 3,12% (15 strutture)
Abbiamo qui valori di aumento compresi tra 0,35 e 1,55 euro. Qui si trovano la maggior parte delle strutture consortilizzate e, in particolare, quelle che pagano servizi alle proprie consorelle. “Le consortilizzazioni possono essere positive – spiega il direttore di Upipa Massimo Giordani – ma è importante che siano studiate in modo da valorizzare le migliori caratteristiche dei soggetti che vi aderiscono e non che finiscano per depauperare un ente a favore di un altro”.
Strutture che non aumentano o, addirittura, diminuiscono la retta (5)
Per questa fascia, trattandosi solo di 5 strutture, si può entrare nello specifico. Nomi e Castello Tesino hanno la fortuna di poter introitare significative rendite patrimoniali; Levico beneficia di maggiori sinergie essendosi fusa col locale centro per disabili; Borgo investe sulle economie che riuscirà a generare aumentando la collaborazione con Grigno; Cavedine è consortilizzata con Nomi: un buon risultato anche se la sua tariffa resta invariata mentre quella della consorella diminuisce.
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