Sfrattate, vittime di violenza e sole, sempre più donne in difficoltà. Le strutture per l'accoglienza sono piene: “Pressione forte, servono più servizi sul territorio”
Si fa sempre più sentire la pressione sugli operatori che devono affrontare una molteplicità di problemi. A Rovereto la struttura Punto d'Approdo è al completo e il flusso di donne e mamme con bambini mandate dai servizi sociali è continuo. Stessa situazione alla Casa della Giovane a Trento che si occupa di prima accoglienza, Fontana: "Il Trentino ha bisogno di ampliare i servizi su tutta la provincia"

TRENTO. I numeri sono spesso sottostimati. Donne con situazioni complesse e particolarmente difficili, donne sole con bambini e senza uno stipendio per riuscire ad essere autonome, spesso prive di una rete sociale e familiare di supporto, vittime di violenza ma anche abbandoni. Donne con la vita sospesa in attesa che qualcosa cambi.
Sono sempre di più anche in Trentino. Secondo i dati dell’Istat, l’istituto italiano di statistica, chi si trova senza casa sono soprattutto donne di mezza età, tra i 40 e i 50 anni, molte delle quali sole e straniere. Nei mesi scorsi sulle pagine de il Dolomiti avevamo raccontato l'aumento delle donne costrette a dormire in strada (QUI L'ARTICOLO). Un fenomeno che per il Trentino è pressoché nuovo visto che mai prima d'oggi nelle strutture di accoglienza femminili si erano create liste d'attesa.
Lo sanno bene al Punto d'Approdo, la struttura di accoglienza di seconda fascia che si trova a Rovereto e che ospita donne sole o mamme con bambini aiutate dai servizi sociali, e la Casa della Giovane, che a Trento si occupa della bassa soglia con la prima accoglienza delle donne in difficoltà.
Entrambe le strutture, che offrono risposte a diverse esigenze, al momento sono al completo. Le richieste sono in continuo aumento e la pressione si fa sentire sugli operatori che quotidianamente devono affrontare una molteplicità di problemi.
Punto d'Approdo a Rovereto nasce come associazione alla fine degli anni '80 per poi trasformarsi in cooperativa e nei primi anni '90 avviando l'attività di accoglienza. Oggi dispone di una struttura con 18 posti letto per donne che hanno bisogno di un aiuto e che sono accompagnate dai servizi sociali, una seconda struttura che si chiama “Casa Fiordaliso” con 9 posti per 9 nuclei di mamme con bambini ed infine una terza struttura che grazie al 'Progetto Llambina' accoglie donne che hanno vissuto l'esperienza del traffico internazionale e della tratta.
“Siamo da quasi 40 anni sul territorio – spiega a il Dolomiti il presidente Andrea Gentilini – e il bisogno è costante . Non viviamo di statistiche e il flusso di donne che arrivano dai servizi sociali è continuo”. C'è chi ha bisogno perché sta attraversando una separazione burrascosa, chi ha momenti di tensione nella propria famiglia o episodi di violenza. “Il bisogno sul territorio c'è – continua il presidente di Punto d'Approdo – e sentiamo che dopo il Covid sono molti i momenti di difficoltà e fragilità nella nostra società. La famiglie tradizionali hanno iniziato a perdere colpi e le reti parentali non sono più come quelle di una volta”.
Un'accoglienza che si rivolge anche a donne e ragazze straniere che non hanno altri riferimenti a cui appoggiarsi. Persone particolarmente fragili bisognose di essere aiutate e accompagnate.
“Notiamo non solo episodi di violenza ma anche sempre più donne e ragazze con problematiche psicologiche” spiega Gentilini. “Il Trentino – continua - ha fortunatamente una forte rete di servizi di buon e diverso livello grazie anche al privato sociale. C'è una rete sul mondo femminile già importante ma sempre da implementare viste le continue esigenze. Servirebbero nuovi servizi ma è di fondamentale importanza mantenere quello che oggi abbiamo sperando che la nostra politica continui a credere sull'importanza di aiutare le persone in difficoltà”.
Spostandoci a Trento la situazione purtroppo non cambia. “Stiamo assistendo ad un aumento notevole delle richieste. Abbiamo tutti i posti occupati e ci sono una decina di donne in lista d'attesa” ci racconta Flavia Fontana, presidente della Casa della Giovane che si occupa di accoglienza di bassa soglia per donne e ragazze. In totale sono messi a disposizione 30 posti, due dei quali usati per le emergenze con la possibilità di permanenza che varia dai 30 ai 60 giorni. Ci sono poi 12 posti nella 'casa comunitaria' per donne sfrattate e infine una casa accoglienza per donne lavoratrici che non hanno una casa nonostante un posto di lavoro e uno stipendio e per questo pagano una sorta di affitto.
“Ci troviamo difronte a situazioni sempre più complesse – spiega Fontana – accogliendo persone dimesse da strutture ospedaliere che non hanno una rete famigliare che le possa aiutare e nemmeno una casa, donne che arrivano sul nostro territorio e non hanno alcun
punto di riferimento e ci sono sempre più problemi psichiatrici”. A chiedere aiuto, attraverso lo sportello accoglienza, sono davvero tante. “La maggior parte straniere – continua la presidente – ma non solo. Stiamo accogliendo donne sfrattate da case Itea o che non sono più riuscite a pagare l'affitto”. Ci sono persone dai 18 anni fino addirittura a 96 anni che chiedono aiuto.
“Siamo gli unici in provincia di Trento che offriamo questi servizi – conclude Fontana – e la pressione che dobbiamo affrontare non è poca. Il Trentino ha bisogno di servizi su tutta la provincia e non solo concentrati in un unico territorio. L'accoglienza diffusa sarebbe un importante aiuto per tante donne”.












