Sloi, 46 anni fa il terribile incendio che portò alla chiusura della "Fabbrica della morte": i momenti più drammatici per Trento
Una reazione a catena provocò lo scoppio di diversi barili di sodio che erano presenti nel magazzino e si generarono un terribile incendio ed una nube tossica di soda caustica

TRENTO. Sono passati esattamente 46 anni dal 14 luglio del 1978, giorno che rappresenta un bruttissimo e indelebile ricordo per molti trentini.
Fu il giorno in cui allo stabilimento della Sloi, fabbrica che produceva piombo teatraetile a Trento nord e tristemente nota come "fabbrica dei veleni" o "fabbrica della morte", scoppiò un terribile incendio da cui si generò una nube tossica che invase parte della città, con conseguenze che avrebbero potuto essere addirittura catastrofiche.
A ricostruire quanto accaduto è la Protezione civile del Trentino che sui social spiega come "Nella serata del 14 luglio 1978 un temporale interessò l’area della città di Trento: alle 21.50 presso lo stabilimento Sloi si sviluppò un incendio a seguito del contatto della pioggia, entrata in un capannone, con il sodio contenuto in un barile incrinato".
A scatenarsi fu una reazione a catena che provocò lo scoppio di diversi barili, con circa trecento fusti di sodio che erano presenti nel magazzino, e a svilupparsi furono un terribile incendio che coinvolse lo stabilimento ed una nube tossica che interessò una parte della città.
Nelle cronache del tempo, ricorda la Protezione civile, si descrive che “la nube di fumo era diventata gigantesca, sovrastava Campotrentino, aveva investito le case di via Soprasasso, di Roncafort e Gardolo spostandosi, portata dal vento, ora verso il rione di Cristo Re ora verso Martignano: una nube di soda caustica spinta in alto da un rogo che aveva raggiunto i 1200 gradi”.
"Ad essere ipotizzato fu anche lo sgombero di diversi quartieri della città ma l’intervento vigili del fuoco di Trento, con il getto di 540 quintali di polvere di cemento, non acqua in quanto avrebbe aggravato l’incendio – viene spiegato – evitò che le fiamme interessassero il piombo tetraetile presente nello stabilimento, scongiurando quindi un'enorme esplosione e lo sviluppo di gas con conseguenze catastrofiche per la popolazione ed il territorio".
Facendo un passo indietro nella storia della Sloi, la società nata a Ravenna nel 1935 arrivò nel capoluogo trentino nel 1939 per la sua posizione strategica - dovuta alla vicinanza con la Germania e il Brennero – ed era l’unica fabbrica in Europa e la seconda al mondo in grado di produrre piombo tetraetile, utilizzato come antidetonante da aggiungere alla benzina degli aerei da guerra.
Qualche anno dopo l'inizio dell'attività, vennero però registrati i primi danni causati dalle materie inorganiche emesse nell’aria, con alcuni contadini trentini che vivevano nel quartiere di Campotrentino che si accorsero che i fumi provocati dalla Sloi distruggevano i loro raccolti, venendo in seguito risarciti del danno subito.
A guerra finita, la produzione Sloi proseguì per usi civili nel settore petrolifero: sempre producendo piombo, ma per le automobili.
Nel 1953 a verificarsi fu poi un incidente, con una nube di cloro che andò a ricoprire gran parte del quartiere di Cristo Re e di Campotrentino e che portò al ricovero di molti residenti, e nel 1959 arrivò una petizione firmata da 1007 persone e diretta all'allora sindaco di Trento Nilo Piccoli: in quel frangente la popolazione si lamentava per "le esalazioni tossiche provenienti dalla fabbrica".
Le proteste proseguirono e nel 1969 alcuni operai della Sloi si presentarono davanti al palazzo della Regione per protestare, con uno slogan ben chiaro: "In ogni litro di benzina c'è un po' della nostra salute e noi moriamo, perché siamo costretti a lavorare in un ambiente nocivo".
Nel tempo ci si è accorti che la produzione del piombo tetraetile era effettivamente nociva per la salute umana in quanto provocava il saturnismo - con conseguenze come anemia, coliche addominali, paralisi, disturbi nervosi e attacchi epilettiformi - e inquinava, in maniera molto persistente, anche l’ambiente.
Il culmine, infine, nel luglio del 1978: la fabbrica infatti non aveva sistemi di sicurezza per lo scarico del materiale nocivo e, come detto, bastò un normale temporale estivo e l'ingresso dell'acqua nel capannone per dare il via all'incendio e ad una serie di esplosioni che avrebbero potuto sfociare in una vera e propria catastrofe ambientale.
Il terribile evento rappresento anche l'ultimo capitolo della storia produttiva della Sloi: il sindaco di Trento Giorgio Tononi emise infatti un decreto per la chiusura della fabbrica e la procura della repubblica ne ordinò poi il sequestro.


















