Smantellato traffico di anabolizzanti, la psicologa: "Dietro ai muscoli può nascondersi l'insicurezza di chi vuole essere più 'grosso' degli altri"
La psicologa e psicoterapeuta specializzata in psicologia dello sport Paola Bertotti parla a il Dolomiti dopo l'operazione dei Nas di Trento, che hanno sgominato un traffico nazionale di anabolizzanti: "Esiste un disturbo, la vigoressia, che porta all'ossessione per l'esercizio fisico e per la propria muscolatura. in questo contesto l'uso di farmaci anabolizzanti può essere visto come una via più 'semplice' per ottenere i risultati desiderati"

TRENTO. “Guardando centinaia di profili di clienti abbiamo scoperto un mondo di ragazzi ossessionati da farsi foto con il bicipite sempre più grosso, ragazzi fondamentalmente non soddisfatti di loro stessi e che non si piacciono. Un'insoddisfazione che pare un sentimento diffuso, forse accentuato dai social media, e alla quale i giovani cercano di dare rimedio con farmaci pericolosissimi, suggeriti e procacciati da personal trainer senza scrupoli”. Sono queste le parole con le quali il maggiore Federico Silvestri, comandante dei Nas di Trento, commenta l'operazione portata avanti ieri dai militari per sgominare un traffico di anabolizzanti a livello nazionale, con arresti tra Roma, Milano e Bolzano (Qui Articolo). L'indagine è stata avviata proprio a seguito di diverse segnalazioni nel capoluogo altoatesino, per alcuni giovani ai quali sono stati diagnosticati dei tumori che sarebbero specificatamente provocati dall'utilizzo di sostanze anabolizzanti: il principale indagato è un bodybuilder e personal trainer di una palestra che i giovani frequentavano.
Dietro alla vicenda giudiziaria però, come sottolineato anche dal comandante dei Nas, si cela un evidente disagio (parliamo di giovani che hanno messo a repentaglio la loro vita utilizzando sostanze potenzialmente molto pericolose per migliorare le loro prestazioni) che, spiega a il Dolomiti la psicologa e psicoterapeuta specializzata in psicologia dello sport Paola Bertotti, spesso non viene colto, riducendo piuttosto l'ambito sportivo a un contesto “necessariamente positivo”. La realtà, però, è ben diversa e casi come quello che ha coinvolto i giovani bolzanini, dice l'esperta, impongono delle valutazioni.
“Innanzitutto – spiega – partiamo dal presupposto che esiste un disturbo specifico legato a questo contesto: si chiama Bigoressia o Vigoressia, ed è conosciuto anche come dismorfia muscolare. In altre parole, si tratta dell'ossessione per la muscolatura, una sorta di disturbo anoressico ma all'opposto, nel quale le persone mostrano una preoccupazione eccessiva per il loro aspetto fisico e la loro muscolatura arrivando fino ad una sorta di dipendenza patologica dall'esercizio fisico. La vigoressia si verifica quindi nel momento in cui si pratica sport superando i limiti normalmente posti dallo sforzo, dalla noia e dalla stanchezza”. Chi ne soffre, oltre a verificare spasmodicamente il proprio stato fisico, tende poi a confrontarsi costantemente con gli altri: “Non è una novità – dice l'esperta – il disturbo è conosciuto da tempo, ma i social contribuiscono certamente ad estremizzare questo tipo di comportamenti, con tutti i risultati del caso”. Un lato 'oscuro', quindi, di uno sport che diventa ossessione, che porta chi soffre di questa problematica a spingersi ben oltre la stanchezza, trascurando magari altre attività sociali per praticare sport in maniera compulsiva, arrivando nei casi più gravi a compromettere anche la vita lavorativa e familiare.
“In questo contesto – spiega Bertotti – l'uso di farmaci anabolizzanti può essere visto come una via più 'semplice' per ottenere i risultati desiderati. Si tratta però di una soddisfazione temporanea: in palestra o nelle varie community sui social si potrà sempre trovare qualcuno con un bicipite più grosso, per dire, portando ad una continua competizione e ad un aggravarsi della problematica”.
Guardando nel dettaglio al contesto psicologico, continua l'esperta: “Possiamo dire, senza ovviamente generalizzare, che questo tipo di disturbo può nascondere sotto i muscoli una grande insicurezza. Pensiamo al caso recente che ha visto protagonista anche il nostro territorio: stiamo parlando di persone talmente coinvolte da questa dinamica da essere disposte ad affrontare i rischi portati dall'utilizzo di sostanze anabolizzanti. Certo, d'altra parte bisogna però chiedersi quanti di questi rischi fossero noti a chi ha acquistato i farmaci: anche nel mondo sportivo c'è tanta ignoranza per quanto riguarda gli effetti collaterali di certe sostanze. Per questo è fondamentale interagire con i più giovani per fare informazione e spiegare quali siano i rischi che si corrono”. In un approfondimento firmato qualche anno fa (nel 2016) dalla stessa Bertotti sul tema, l'esperta sottolineava come si potesse stimare la prevalenza del disturbo attorno al 10% dei frequentatori delle palestre anche se, in realtà, la sua presenza è sottostimata dal momento che non è sempre semplice riconoscere chi ne è affetto. Anche per questo un'attenta informazioni risulta fondamentale.
“In conclusione – aggiunge la psicologa – va poi fatto un ragionamento anche sul ruolo rivestito dal personal trainer o dall'allenatore: parliamo di figure alle quali sportivi e atleti guardano con totale fiducia e proprio per questo bisogna fare estrema attenzione a chi si pone a contatto con il pubblico. Gli effetti possono essere, come anticipato, molto seri. La linea di demarcazione tra una sana attività sportiva e un'ossessione in questo caso è labile: parliamo di comportamenti che si muovo su un continuum ed è importante quindi riconoscere eventuali situazioni a rischio per poter intervenire quanto prima”.












