Tendopoli pro Palestina non autorizzata, il sindaco di Trento la difende: "Manifestazione internazionale, non si interrompono le parole con la forza"
Il primo cittadino esclude azioni di sgombero: "Dal Vietnam in poi sono sempre i giovani a denunciare le violazioni del diritto internazionale e a chiedere che le armi della ragione prevalgano sulla ragione delle armi: questa voce va ascoltata. Viviamo in un periodo in cui è forte la tentazione di reprimere con la forza il dissenso, anche se è pacifico: non credo sia questa la strada giusta"

TRENTO. "Palestina Libera" recita uno degli striscioni presenti da sabato 11 maggio in Piazza Dante a Trento, dove è stata installata una "tendopoli" di protesta contro la guerra che da mesi coinvolge la striscia di Gaza e il Popolo Palestinese.
La mobilitazione si è attivata anche in altre città italiane ed è organizzata dall'assemblea solidale con il popolo palestinese, con le tende che simboleggiano gli accampamenti dei profughi in fuga dal conflitto.
Intervistato da il Dolomiti, il sindaco di Trento Franco Ianeselli ha fatto il punto sulla situazione, specificando come l'accampamento non è stato autorizzato, ma per il semplice motivo che il campeggio è vietato in quell'area.
"Come noto, questa non è una manifestazione isolata ma è legata a un movimento internazionale che chiede di mettere fine alla strage di civili nella striscia di Gaza – specifica il primo cittadino – come del resto sollecitato a più riprese dal segretario generale dell'Onu Antonio Guterres. In riferimento a possibili azioni da intraprendere, rispondo citando politologa Nadia Urbinati che, riferendosi all’intervento delle forze dell’ordine alla Columbia, ha detto chiaramente: non si interrompono le parole con la forza".
Ianeselli ha poi espresso un punto di vista personale sulla protesta, sottolineando come questa: "Ha al suo interno posizioni molto diverse, forse non tutte condivisibili, ma ha un nucleo di verità perché porta alla nostra attenzione, spesso distratta o quantomeno discontinua, un dramma che si consuma sull’altra sponda del Mediterraneo. Dal Vietnam in poi, sono sempre i giovani a denunciare le violazioni del diritto internazionale e a chiedere che le armi della ragione prevalgano sulla ragione delle armi: questa voce va ascoltata senza dimenticare neppure per un secondo la barbarie del 7 ottobre e gli ostaggi ancora nelle mani di Hamas".
Il sindaco di Trento, analizzando nel dettaglio la mobilitazione, ha specificato che se questa viene equiparata ad una protesta qualsiasi "si sottovalutano e si banalizzano le motivazioni di un movimento internazionale che non è nato dal nulla e che, dopo i Fridays for future, ha riportato i giovani sulla scena politica".
"Come ci mostrano i blitz nei campus americani o le azioni muscolari della polizia a Pisa e Firenze – conclude Franco Ianeselli – viviamo in un periodo in cui è molto forte la tentazione di reprimere con la forza il dissenso, anche se è pacifico. Non credo sia questa la strada giusta".












