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Bolzano
13 settembre | 11:06

Abusi sessuali nella Chiesa, dopo il passo indietro sulla vicenda di don Carli il Vescovo Muser ammette: "Ho commesso degli errori"

“Avrei dovuto essere più attento alla sensibilità e alle aspettative delle persone, in particolare delle vittime e dei fedeli impegnati” dice il Vescovo

BOLZANO. Il vescovo Ivo Muser si prende la responsabilità di quanto accaduto, ammettendo che errori sono stati commessi. In una lettera indirizzata ai fedeli nella quale parla delle vicende delle ultime settimane, dell'avvicendamento di don Giorgio Carli e del successivo e molto rapido passo indietro della diocesi di Bolzano Bressanone, Muser parla apertamente. O quasi.

 

“Lo dico con franchezza: a più livelli sono stati commessi degli errori, anche da parte mia – ammette il Vescovo. “Avrei dovuto essere più attento alla percezione, alla sensibilità e alle aspettative delle persone, in particolare delle vittime e dei fedeli impegnati”, sottolinea Muser.

 

Gli “errori”, li conoscono tutti: dopo la pubblicazione della perizia indipendente sugli abusi sessuali nella diocesi di Bolzano-Bressanone, un gruppo di esperti ha esaminato anche il caso di don Giorgio Carli, ritenendo opportuno nominarlo collaboratore pastorale in Alta Pusteria. Però con delle limitazioni, come ad esempio non poter portare a termine attività di alcun tipo con minori o seguire un percorso psicologico. O non poter celebrare messa.

Insomma, non propriamente misure “leggere”.

 

Ma il vescovo Muser si era assunto personalmente la responsabilità di quella decisione, certo che tutto sarebbe andato per il meglio.

 

“La storia di don Giorgio Carli è complicata e dolorosa”, ha sempre sostenuto il Vescovo.

 

La vicenda complicata e dolorosa di Don Carli ha avuto rilevanza nazionale e si è conclusa con un risarcimento danni, nonostante la diocesi sia convinta dell'innocenza del sacerdote. Ma prima del risarcimento danni la storia processuale parlava di altro: don Giorgio Carli è stato accusato di abusi sessuali su una minorenne venendo assolto in primo grado e poi condannato in appello a sette anni e sei mesi. Poi ci fu la Cassazione che annullò la sentenza per sopraggiunta prescrizione del reato, confermando però la responsabilità civile del don.

 

Non stupisce, dunque, che alla notizia della nomina di Don Carli in Alta Pusteria vi sia stata una sollevazione popolare che ha portato al successivo passo indietro del Vescovo.

 

Avrei dovuto considerare con maggiore attenzione la prospettiva dell’opinione pubblica – prosegue Muser - avrei dovuto esprimere con più chiarezza che mi sono assunto – e continuo ad assumermi – la responsabilità della mia decisione.
Avrei dovuto evitare che, attraverso la revoca di una decisione, si creasse una nuova polarizzazione. Sono consapevole che questi sono molti “avrei dovuto...”, ma sono necessari. Sto affrontando queste domande e sono grato che anche le collaboratrici e i collaboratori della curia condividano con me questo cammino. Proprio per questo, ritengo necessario avviare un percorso di analisi e chiarimento condotto con professionalità, capace di individuare la fonte degli errori e indicare conseguenze concrete”, aggiunge il presule.

 

“So che ci sono ancora molte domande aperte. Ma una cosa per me è già chiara: dobbiamo rafforzare le nostre competenze nell’affrontare il tema degli abusi sessuali – conclude Muser - “Su questo argomento, così delicato e complesso, serve un approccio attento e articolato. Ma servono anche coerenza, trasparenza e chiarezza. La protezione delle persone coinvolte deve avere la priorità assoluta. Credibilità e fiducia non nascono da parole o spiegazioni, ma da azioni coerenti e comprensibili”.

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