“I divieti di fumo siano estesi anche a sigarette elettroniche e tabacco riscaldato”. La proposta: “Intervenire per evitare arretramento culturale e sanitario”
La proposta arriva dal consigliere comunale di Fratelli d'Italia Alex Voyat, che parla di un rischio di “regressione socioculturale” di fronte all'aumento nell'utilizzo di prodotti a tabacco riscaldato e di sigarette elettroniche

TRENTO. Estendere i divieti di fumo anche a sigarette elettroniche e tabacco riscaldato: è questa la proposta arrivata ieri a Trento dal consigliere comunale di Fratelli d'Italia Alex Voyat, che parla di un rischio di “regressione socioculturale” di fronte all'aumento registrato negli ultimi anni nell'utilizzo di questi prodotti.
“L'iniziativa – spiega – nasce dalla necessità di tutelare la salute pubblica, preservare i risultati ottenuti negli ultimi vent'anni di lotta al fumo passivo e contrastare la crescente diffusione dell'utilizzo di dispositivi elettronici in luoghi pubblici e contesti di socialità condivisa. La legge antifumo del 2003 ha rappresentato una grande conquista civile per il nostro Paese. Oggi però assistiamo a un progressivo ritorno del gesto del fumare negli spazi pubblici, favorito dalla diffusione di sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato, spesso percepiti erroneamente come innocui”.
La proposta, spiega l'esponente di FdI, evidenzia: “Come la presenza di aereosol e vapori nei locali pubblici, nei plateatici, dehors e nelle aree frequentate da minori, rischi di determinare una regressione culturale rispetto agli importanti risultati educativi e sanitari raggiunti negli anni”.
Ad oggi, non esiste in Italia una norma che vieti a livello nazionale l'utilizzo di questi prodotti in negozi, bar e ristoranti – al contrario di quanto prescritto invece negli istituti scolastici e di formazione, a bordo dei mezzi di trasporto e negli ospedali – nei quali la decisione spetta in definitiva ai titolari.
“Particolare preoccupazione – continua Voyat – viene espressa per il forte aumento dell'utilizzo di e-cig e Htp tra i giovani e i giovanissimi. I dati dell'Istituto superiore di sanità mostrano una crescita significativa del consumo nella fascia 14-24 anni, favorita da aromi attrattivi, design accattivanti e campagne di marketing aggressive”.
Così, si legge nella proposta: “Questi prodotti si sono insinuati in spazi che per vent'anni sono stati liberi dal fumo, creando confusione sia tra i gestori dei locali che tra gli utenti. Un rischio, che in parte già è diventato realtà, è che ci sia un fenomeno di regressione socioculturale. L'immagine di persone che emettono nuvole di vapore o aerosol all'interno di ristoranti, bar e uffici sta riportando la società italiana a un'estetica degli anni '80 e '90. Questa 'rinormalizzazione' del gesto del fumo annulla il lavoro educativo fatto per decenni trasmettendo, soprattutto alle giovani generazioni, il messaggio errato che fumare (in qualsiasi forma) sia un atto accettabile in contesti di socialità condivisa. Il ritorno delle emissioni di nicotina e aromi artificiali all'interno dei locali pubblici rappresenta peraltro una violazione della libertà dei non fumatori, costretti nuovamente a subire inalazioni indesiderate e a subite il 'fastidio olfattivo' che si riteneva ormai sconfitto”.
La proposta, dice Voyat, impegna il sindaco e la giunta comunale: “Ad adottare un'ordinanza urgente e successivamente modificare il regolamento di polizia urbana per equiparare sigarette elettroniche e dispositivi a tabacco riscaldato alle sigarette tradizionali, a vietarne l'utilizzo nelle aree antistanti gli istituti scolastici, a estendere il divieto anche ai plateatici e hai dehors dei pubblici esercizi. La libertà di chi fuma non può prevalere sul diritto dei cittadini a respirare aria pulita e a vivere spazi pubblici realmente condivisi e salubri. È necessario intervenire ora per evitare un arretramento culturale e sanitario”.












