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Trento
27 maggio | 18:27

Frode scientifica, Harvard revoca la cattedra alla ricercatrice e professoressa trentina Francesca Gino

Nuovo capitolo del "caso" Francesca Gino, la professoressa trentina dell'Harvard Business School al centro di un enorme scandalo legato ad illeciti accademici e frode scientifica 

Frode scientifica, Harvard revoca la cattedra alla ricercatrice e professoressa trentina Francesca Gino
di MOb

CAMBRIDGE. Del suo caso, clamoroso ed emblematico, si parla ormai da anni: ma oggi nella lunga e complessa storia di Francesca Gino si aggiunge un nuovo capitolo. Forse quello conclusivo. 

 

La rinomata studiosa trentina, originaria di Tione e a lungo docente della Harvard Business School, secondo quanto raccontato dal media statunitense Gbh, è stata licenziata dall'università e privata della sua cattedra: la decisione, ratificata nei giorni scorsi dalla Harvard Corporation, il principale organo di governo dell’ateneo, segna un evento raro, visto che è la prima volta in vari decenni che Harvard revoca a qualcuno lo status di professore "di ruolo".

 

Questa misura drastica è il risultato di una serie di indagini che hanno confermato come Gino avrebbe manipolato dei dati in alcuni studi; una vicenda di illeciti accademici e frode scientifica (raccontata da il Dolomiti in questo articolo dello scorso gennaio) resa particolarmente impattante dal fatto che Francesca Gino fosse diventata, grazie ai suoi lavori di ricerca e ai suoi studi rivoluzionari, uno dei punti di riferimento internazionali del suo campo e non solo, fino ad essere inclusa nell'elenco dei 50 pensatori più influenti al mondo. 

 

Gino si è difesa negando ogni accusa e ha intentato una causa da 25 milioni di dollari contro Harvard, il preside della Business School e i blogger di Data Colada (il sito che per primo aveva denunciato le pratiche scorrette di Gino)  per diffamazione, discriminazione di genere e violazione della privacy.

 

La vicenda ha suscitato un ampio dibattito nella comunità accademica, sollevando interrogativi sull’integrità del mondo della ricerca, la gestione della cattiva condotta scientifica e il bilanciamento tra trasparenza e protezione della reputazione dei professori.

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