"La revoca è un gesto di rispetto per quei cittadini che per il fascismo persero la vita o furono perseguitati". Via la cittadinanza a Mussolini. La Lega vota contro
La maggioranza del consiglio comunale di Adro si è espressa favorevolmente compatta a supporto della mozione sulla revoca della cittadinanza al Duce, mentre i tre consiglieri leghisti hanno votato contro: "E' meglio pensare al presente e fare pace con il passato di oltre un secolo fa. Che non vi siano, però, dubbi di sorta: la Lega rigetta ogni simpatia per i dittatori che soffocano la libertà di un popolo"

ADRO. "La cittadinanza fu decisa, in maniera arbitraria, da un commissario prefettizio, visto la legittima amministrazione comunale dell'epoca era già stata costretta alle dimissioni dal fascismo. La revoca è anche un gesto di rispetto per quei cittadini di Adro e Torbiato, non pochi, che a causa del fascismo persero la vita o furono perseguitati".
Così Davide Moretto, sindaco di Adro, comune della Franciacorta, ha aperto il proprio discorso a supporto della proposta di revocare la cittadinanza onoraria del comune bresciano a Benito Mussolini, che durava ormai dal 16 maggio 1924.
La maggioranza del consiglio comunale di Adro si è espressa favorevolmente compatta a supporto della mozione, mentre i tre consiglieri d'opposizione della Lega hanno votato in maniera contraria, spiegando che "a noi risulta che la cittadinanza decada con la morte. E' meglio pensare al presente e fare pace con il passato di oltre un secolo fa. Che non vi siano, però, dubbi di sorta: la Lega rigetta ogni simpatia per i dittatori che soffocano la libertà di un popolo".
Soddisfazione è stata espressa dall'Anpi, il cui presidente locale è intervenuto in Consiglio e da cui era partita la proposta per la revoca della cittadinanza onoraria al Duce, come negli ultimi anni hanno fatto tantissimi altri comuni della provincia di Brescia.
L'ultimo, in ordine temporale, è stato Palazzolo, alla fine del mese di marzo del 2025, mentre poche settimane prima era stato Salò a deliberarlo, con la vicenda che, per ovvi motivi, era salita alla ribalta delle cronache nazionali.
Prima di Salò erano stati Cologne, Bedizzole, Provaglio d'Iseo, Cellatica, Sarezzo, Ome, Passirano, Chiari, Rezzato, Rodengo Saiano, Gussago, Nave e Bovezzo ad approvare la revoca mentre, negli ultimi anni, la proposta era stata invece bocciata dai consigli comunali di Rovato e Villa Carcina.












