Sanità trentina, sempre più welfare per attrarre e trattenere personale. Boom di richieste per l'asilo nido e lavoro 'su misura': “Un investimento sulla qualità delle cure”
L'Azienda sanitaria ha circa 9 mila dipendenti e all'interno c'è la compresenza di più generazioni che hanno esigenze diverse. Tra le misure messe in campo e più apprezzate c'è l'asilo nido che oggi accoglie ben 42 bambini, 13 dei quali con mamma e papà entrambi dipendenti di Asuit

TRENTO. Dagli orari personalizzati agli interventi di aiuto e sostegno a chi si deve assentare dal posto di lavoro per lungo tempo perché questo non vada ad incidere sulla professionalità. E' sempre maggiore l'intervento messo in campo negli ultimi anni dall'Azienda sanitaria di Trento per cercare di essere da un lato a fianco dei propri 9 mila dipendenti e dall'altro diventare sempre più attrattiva.
Il benessere dei dipendenti è diventato una delle parole chiave più ricorrenti. Anche nel settore sanitario, dove la pressione quotidiana è alta e le responsabilità sono dirette, si moltiplicano progetti, policy e dichiarazioni di intenti. Non tutto si traduce in termini concreti ma le richieste sono in continuo aumento.
“In tema di benessere e di welfare l'Azienda sanitaria è impegnata da ormai molti anni, molto prima che intervenissero vere e proprie norme” ci spiega Rosa Magnoni, direttrice amministrativa di Asuit.
Dottoressa Magnoni perché è importante investire nel benessere dei dipendenti in Asuit? E' possibile quantificare l'investimento messo in campo?
Dire quanto si investe è complicato ma è senz'altro importante investire sul benessere dei dipendenti in ogni organizzazione e in particolare in quelle più complesse. Far star bene i lavoratori porta ad un vantaggio in termini di produttività. Tanto più per le organizzazioni come le nostre che creano salute. E' importante che chi ci lavora stia bene visto che poi si deve occupare della salute delle altre persone.
Ci può dire qualche azione messa in campo?
L'Azienda sanitaria lavora in questo ambito da ormai moltissimi anni, prima ancora che le norme lo imponessero. Già nel 2005 avevamo aderito ad un grosso progetto lanciato dall'Università di Trento e da quel momento la sensibilizzazione interna in tema di benessere è stata continua. Sono state messe in campo delle azioni 'per fasi di vita'. Noi abbiamo 9 mila dipendenti e al nostro interno c'è la compresenza di più generazioni che hanno esigenze diverse. Chi per studio, chi ha figli e poi ci sono i dipendenti più anziani. Sono state messe in campo misure di supporto in tutte le fasi. Dobbiamo poi considerare la forte componente femminile. Una volta era molto concentrata su ruoli infermieristici, OSS e amministrativi ora è molto incentrata anche sulla professione medica che ha superato il 50% delle donne. Abbiamo, per esempio, lavorato molto sugli orari di lavoro, sulla personalizzazione di questi orari, tenendo conto delle diverse esigenze di vita. Ovviamente il focus è sempre stato quello di garantire il servizio ma lo possiamo fare tenendo conto delle esigenze. Già dal 2026 è stato introdotto il telelavoro. Accanto a questo c'è anche una misura che va incontro alle lunghe assenze, per chi deve allontanarsi per lungo tempo dal proprio posto di lavoro, in caso di gravidanza ma non solo. Sono stati messi in campo progetti alternativi che hanno riscosso un grosso successo.
C'è poi una delle misure più importanti, quella dell'asilo nido.
Sì, è stato aperto il 2 febbraio del 2009. Oggi accoglie 42 bambini e 13 di questi sono figli di genitori che sono entrambi dipendenti del Santa Chiara. Si trova vicino all'ospedale ed è un servizio molto apprezzato. C'è una lunga lista d'attesa per entrare. E' stato scelto inoltre di lasciare all'interno una nostra risorsa, una coordinatrice pedagogica che gestisce e coordina l'intervento della società esterna che segue l'asilo. I bambini possono entrare alle 6.30 e possono uscire alle 21.30 per permettere l'accesso al nido da parte dei turnisti. Ci sono delle regole ben precise e il bambino o la bambina possono essere lasciati per un massimo di 9 ore.
Il Covid ha portato ad un aumento delle richieste delle varie misure conciliative messe in campo? Quali le sfide future?
Il Covid ha generato molto interesse per il lavoro a distanza. Molte delle misure erano presenti anche prima. Certamente la pandemia ha aumentato le richieste in modo più generalizzato. Di recente è stato approvato anche il piano di equità di genere con una serie di altre azioni che metteremo. Le sfide che abbiamo davanti sono tante. La nostra è un'organizzazione che ha una compresenza di professioni molto alta. Abbiamo tutto il mondo dei sanitari, degli amministrativi, dei tecnici, degli ingegneri, degli informatici, tutta la parte delle infrastrutture. Abbiamo un mondo all'interno enorme e dobbiamo rispondere al bisogno di salute cercando di erogare una serie di servizi a supporto molto importante. L'Azienda sanitaria è un'organizzazione complessa, le relazioni all'interno non sono solo gerarchiche ma anche di relazione interpersonale. Lo sviluppo da un lato delle competenze professionali e dall'altro delle relazioni manageriali è importante per far lavorare bene tutti. Non solo per raggiungere obiettivi ma anche per creare ambienti sereni e contesti organizzativi collaborativi e in cui le persone stiano bene.












