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Trento
03 maggio | 12:56

Dai mondi fantasy al coraggio delle emozioni: Daniele Iannetti torna con il libro “Tra le linee del cuore” e sfida apparenze, pregiudizi e paura di amare

Un nuovo libro per il giovane 33enne che si è fatto conoscere con la saga fantasy 'Otto Regni'. Una nuova occasione per riflettere su tematiche come diversità, amore, amicizia

TRENTO. Da una saga fantasy (Otto Regni) e un nuovo romanzo questa volta 'romantico'. Lo scrittore Daniele Iannetti, 33anni, torna con un nuovo libro. Si intitola “Tra le linee del cuore” (Quixote Edizioni) e ancora una volta le pagine scritte dal giovane trentino offrono l'occasione di riflettere su tematiche come diversità, amore, amicizia. “I libri sono un’arma potente per far aprire la mente alle persone” ha spiegato il Iannetti.

La nuova storia parte da Aiden Miller un giovane che si trasferisce da New York a Bacon’s Ridge, una piccola cittadina dove il football è una religione e le apparenze contano più di tutto. Con il suo stile anticonformista e il suo atteggiamento riservato, diventa presto il bersaglio di Blake Bennett, il carismatico quarterback della squadra locale.

 

Tra sguardi rubati nei corridoi della scuola, scontri infuocati e attrazione negata, Blake e Aiden si ritrovano sempre più vicini, in bilico tra odio e desiderio, tra paura e voglia di lasciarsi andare. Finché non accade qualcosa che sconvolge ogni certezza.

 

Daniele Iannetti, questo è il suo primo romance, come è nato? C’è stato un momento preciso da cui è partito tutto?

Non c’è stato un vero e proprio momento; negli ultimi due anni ho letto molti romance, e più leggevo queste storie, questi personaggi complessi con le loro emozioni, sfaccettature, più è nata in me la voglia di raccontare la mia di storia. Diciamo che volevo dire la mia per quanto riguarda l’amore. E non parlo della classica storia idilliaca no... Parlo dell’amore vero: complicato, fatto di tensioni, incomprensioni a volte bugie. Quello che può nascere da uno sguardo, quello che ti scombussola dentro.

 

Hai scritto una saga fantasy, cosa ti ha spinto a cambiare genere in modo così netto?

Il fantasy rimane il mio genere letterario preferito, l’ho letto fin da quando ero adolescente, e ho iniziato a scrivere fantasy già allora perché avevo bisogno di svagarmi, di immergermi in mondi immaginari che mi aiutassero a trovare conforto e rifugio da una realtà che non mi piaceva. Ora, da adulto, sento la necessità di esplorare le emozioni, i sentimenti umani, e aiutare chi come me si è sentito smarrito a fare chiarezza e ad accettare se stessi. Per questo ho deciso di cambiare genere.

 

Possiamo dire che prima costruivi mondi ed ora invece emozioni. E' più difficile o più facile? Perché?

Quando costruisci mondi hai il controllo su tutto perché parti da zero. Devi dare concretezza all’astratto e il difficile è mantenere coerenza e non andare fuori trama. Scrivere emozioni è un po' più complesso perché devi fare tanta introspezione, devi essere proprio cuore e anima del personaggio per poterlo fare risaltare al meglio e trasmettere qualcosa nel lettore. Un romance funziona solo se il lettore se immedesima totalmente nella storia e nei suoi protagonisti. Deve vivere i sentimenti insieme a loro.

 

Aiden e Blake sono due personaggi molto diversi, quasi opposti. Da chi dei due sei partito nella costruzione? Ti sei ispirato a qualcuno nella vita reale? C'è qualcosa di te?

Sono partito da entrambi in realtà. Ho scelto in primis i nomi e subito dopo ho iniziato a elencare le loro caratteristiche. Dove uno viene visto come la stella della città, l’altro è un emarginato. Uno è il classico ragazzo acqua e sapone, mentre l’altro è tatuato e si differenzia dalla massa. Quando ho descritto Aiden mi sono ispirato al me del passato. Un ragazzo fragile che ha sofferto di bullismo per essere “diverso” da quello che si aspetta la società, ma a differenza mia, Aiden non soffre in modo passivo. Lui risponde, lotta, non si fa mettere i piedi in testa da nessuno grazie anche alla famiglia che lo supporta e Bella, la sua migliore amica. Blake, invece, è il ragazzo che avrei voluto essere da adolescente. Forte, visto, ben voluto da tutti, che primeggia in qualcosa.

 

Il tema dell’“apparenza” è molto forte a Bacon’s Ridge: quanto rispecchia dinamiche reali della società di oggi?

Purtroppo viviamo in un mondo che ormai ci impone canoni di perfezionismo. Basta aprire qualsiasi social per vedere gente all’apparenza perfetta, che conduce vite bellissime, salutiste, fa tanto sport, viaggi lussuosi, lavori appaganti, ma purtroppo sono riflessi distorti su cui la gente, e in particolar modo i giovani, non riesce a discostarti. Le persone non capiscono che la vita virtuale non corrisponde a quella reale perché ognuno mostra di sé un lato “intoccabile”. La stessa cosa succede a Bacon’s Ridge, una città che assorbe tutto il marcio della società odierna. Amplificato dal fatto che quando si è in una realtà piccola la gente tende ad avere una mentalità chiusa.

 

Il contesto del football e della popolarità scolastica è quasi un “personaggio”: perché hai scelto proprio questo ambiente?

Di base volevo scrivere uno sport romance young adult e il contesto scolastico, sia da lettore che scrittore, mi piace e mi sembrava adatto al mio romanzo. Senza contare che l’adolescenza è un periodo che si può definire critico, in cui ci si sente scombussolati, forse anche per gli ormoni, e in cui la mente assorbe tanti input sia da parte degli amici che dalle figure adulte. Il contesto del football l’ho scelto invece perché nell’ambiente dello sport si è abituati a vedere figure maschili “possenti” e per definizioni quindi eterosessuali. Vedere vacillare queste credenze stereotipate dalla società fino alla nausea penso possa far riflettere.

 

Senza fare spoiler, qual è stata la scena più difficile da scrivere emotivamente?

Credo che la scena più difficile sia avvenuta verso la fine del romanzo. Quando i segreti vengono a galla, si è sotto i riflettori e le persone ti puntano il dito contro, scegliere se restare o scappare è sempre complicato. Ma anche le scene in cui Blake riflette su se stesso, cerca di capire questi sentimenti che giudica sbagliati sono state complesse.

 

Il romanzo affronta identità, pressione sociale e paura del giudizio: quanto sono temi che senti personali?

Posso dire tutti i quanti. Tutt’ora faccio molta introspezione su me stesso per poter scrivere al meglio. Ma la pressione sociale e la paura del giudizio altrui sono cose che mi spaventano fin da quando ero piccolo e che anche adesso non riesco a lasciar andare. Tanti dicono che non si dovrebbe avere paura del giudizio altrui, ed è la verità, ma al giorno d’oggi il giudizio non viene quasi mai espresso in modo costruttivo ma più come un attacco. È più semplice colpire dove fa male e colpire i più deboli piuttosto che tendere la mano ed esprimere un parere che ci possa far crescere.

 

In futuro pensi che proseguirai per questo genere oppure tornerai al fantasy?

Sicuro devo continuare la mia saga fantasy “Otto Regni” di cui ho pubblicato due volumi su quattro. Ma ho scritto altre storie romance e già quest’anno, in inverno, uscirà con Triskell Edizioni “Rise of a Hero”, un romance-thriller, mentre l’anno prossimo, con Quixote Edizioni ho in programma un romance new adult dal titolo “La fine di un amore”.

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