L'estate lascia in eredità zecche e malattie, in Trentino 10 casi di Tbe e 11 di Lyme. Zuccali: “L'attenzione è stata più alta”
Protezione, prudenza e vaccinazione restano le armi più efficaci per difendersi da un morso che può trasformarsi in una lunga battaglia con la malattia. Nella maggior parte dei casi in cui è stata diagnosticata la Tbe si è avuto un coinvolgimento del sistema nervoso centrale e un decorso molto impegnativo

TRENTO. L’estate sta lasciando spazio all’autunno, e in questi mesi è stata alta l'attenzione per quanto riguarda i morsi da zecche e il rischio di malattie.
Ad un primo bilancio, in Trentino fino ad ora sono stati registrati 10 casi di Tbe e 11 di malattia di Lyme. Dati che, se da un lato non mostrano un incremento rispetto al 2024, dall’altro mostrano che anche quest'anno il rischio non è mancato.
Il cambiamento climatico, inoltre, con il conseguente allungamento delle stagioni calde sta comportando un aumento della presenza e delle attività delle zecche ben oltre anche la normale stagione.
“I dati forniti al ministero tengono conto di tutti i casi segnalati e che hanno quindi delle diagnosi confermate in laboratorio” ha spiegato la dottoressa Maria Grazia Zuccali, direttrice dell'Unità operativa di igiene e sanità. Non tutte le persone che ricevono una diagnosi di Tbe vengono ricoverate in ospedale. “Abbiamo avuto due o tre casi di Tbe lievi nei quali mancava la sintomatologia neurologica. Vista però la sensibilità che esiste nei confronti della malattia, i casi vengono comunque comunicati a diagnosi confermata, nonostante le persone non siano ricoverate”.
Nella maggior parte dei casi sono stati registrati sintomi più importanti con il coinvolgimento del sistema nervoso centrale e con un decorso molto più impegnativo. Fortunatamente non ci sono stati decessi.
Le diagnosi arrivano puntuali, spesso grazie a controlli tempestivi dopo un morso sospetto.
Per quanto riguarda l’encefalite da zecca o Tbe (Tick Borne Encephalitis) stiamo parlando di una malattia virale acuta che colpisce il sistema nervoso centrale. Purtroppo i sintomi, che sono simili all’influenza (febbre, mal di testa, dolori articolari), si manifestano solo nel 30% dei casi, mentre nel 70% dei casi resta latente. Quindi a distanza di un mese possono comparire disturbi al nostro cervello come l’encefalite.
C'è poi il morbo di Lyme o Borreliosi, i casi registrati quest'anno fino ad oggi sono stati 11 (14 in tutta la stagione dello scorso anno). L’infezione, di origine batterica, colpisce prevalentemente la pelle, le articolazioni, il sistema nervoso e gli organi interni. La patologia può manifestarsi con una macchia rossa che si espande lentamente con una colorazione “a bersaglio”, quindi a fasce concentriche. Entro qualche settimana si possono sviluppare disturbi neurologici come mialgie, meningiti, ma anche miocardite; successivamente, anche a distanza di anni, può provocare artrite cronica. In questo caso, per questa malattia, la cura è affidata ad antibiotici specifici, che ovviamente vengono prescritti da medici.
Protezione, prudenza e vaccinazione restano le armi più efficaci per difendersi da un morso che può trasformarsi in una lunga battaglia con la malattia. “Quest'anno non possiamo ancora cantare vittoria. Sicuramente non abbiamo un aumento dei casi rispetto al 2024. L'attenzione è stata più alta”.












