Maxi-sgombero all'alba, oltre 150 migranti trasferiti fuori regione. Tra tensioni, freddo e polemiche sulla gestione dell’accoglienza, Schiavone: "Operazione tappabuchi"
Maxi operazione di sgombero questa mattina da parte delle forze dell'ordine di centinaia di migranti dai magazzini del Porto Vecchio di Trieste. Secondo l'assessore regionale alla sicurezza Pierpaolo Roberti un'operazione necessaria per ragioni igienico sanitarie, ma l'ICS replica che i numeri sarebbero irrisori e che si cerca di far passare come un pericolo un disservizio dello Stato nei confronti di queste persone

TRIESTE. “L'operazione si è resa necessaria innanzitutto per ragioni igienico sanitarie e di sicurezza” ha dichiarato a il Dolomiti Pierpaolo Roberti, assessore della regione Friuli Venezia Giulia alla sicurezza. “Con l'arrivo della stagione fredda si erano già verificate accensioni di fuochi e incendi, pertanto è una misura anche dal carattere preventivo affinché nessuno si faccia male, in un'area che, ricordiamolo, è attigua al centro città e quindi facilmente accessibile, e che è oggetto di un piano di riqualificazione anche se i lavori non sono ancora partiti. Inoltre – continua l'assessore - se alcune di queste persone accolgono con favore il trasferimento, altre non vogliono farsi identificare e non possiamo permettere che rappresentino un disagio o un pericolo per la città”.
E' iniziata tra le 7 e le 8 di questa mattina l'operazione straordinaria di sgombero dei magazzini del Porto Vecchio di Trieste, che ospitano centinaia di migranti e richiedenti asilo. Sono persone che stazionano nell'area e che con l'arrivo del freddo hanno cercato riparo all'interno dei magazzini. In particolare l'operazione di sgombero ha riguardato i magazzini 2 e 2A.

Le persone vengono trasferite mediante l'utilizzo di pullman e sono destinate fuori regione, in località ancora non note con certezza. Molti richiedenti asilo sono accorsi spontaneamente a mettersi in fila per poter sfruttare l'occasione di trasferimento in altre strutture.
Sul posto per le operazioni a fianco di carabinieri, polizia di stato e Digos, sono presenti anche polizia locale e vigili del fuoco, che hanno dispiegato un camion dotato di generatore e riflettori impiegati verosimilmente per illuminare la scena nelle prime ore della mattina.
Presente anche il presidente dell'ICS di Trieste, Consorzio Italiano di Solidarietà, Gianfranco Schiavone, che da anni si occupa della tutela di rifugiati e richiedenti asilo, il quale ha dichiarato: “Questa è la quarta operazione di trasferimento da quando è stato chiuso il ricovero temporaneo del Silos di Trieste, e dimostra una volta di più la straordinaria inefficienza del meccanismo dei trasferimenti ordinari. Le persone si accumulano a centinaia ormai da anni, alcuni aspettano addirittura da mesi in condizioni disumane. Queste operazioni 'speciali' si attivano solo quando la situazione si fa insostenibile e rimbalza sul piano mediatico”. Operazioni, spiega ancora Schiavone “tappabuchi”.
“Da domani tutto tornerà come prima, in totale violazione di una legge che prevede l'accesso immediato alle misure di assistenza. A Trieste si assiste a una vero e proprio ribaltamento della prospettiva, si cerca di far passare come un pericolo per la cittadinanza quello che invece è un disservizio dello Stato. Peraltro, le operazioni di trasferimento stanno coinvolgendo un numero di persone irrisorio rispetto al totale. Credo che li trasferiscano fuori regione, nel Friuli Venezia Giulia solo a Pordenone è presente una struttura che potrebbe avere non più di qualche posto libero”.
Le operazioni sono ancora in corso pertanto al momento non è possibile quantificare quanti migranti verranno trasferiti in totale, a metà mattina il numero era di almeno 150 persone.












