Pronto soccorso al collasso, troppi codici bianchi e poco personale. Tonina: “Peggiora la situazione, +6% di pazienti all'anno”, e rispunta lo spettro dell’aumento dei ticket
Lunedì arriverà il nuovo dirigente generale del Dipartimento salute del Trentino Andrea Ziglio e sarà uno dei problemi sul tavolo. I dati parlano chiaro: ogni anno gli accessi aumentano del 6%, con il rischio concreto di paralizzare l’intero servizio sanitario di emergenza. Il tema è stato discusso in Consiglio provinciale con la mozione – approvata all’unanimità – della consigliera provinciale di Casa Autonomia, Paola Demagri, che ha acceso i riflettori sul pronto soccorso di Cles

TRENTO. Sale d’attesa strapiene, personale allo stremo, pazienti costretti ad aspettare ore per una visita che in molti casi, però, potrebbe essere evitata e risolta dal medico di medicina generale.
E' un'immagine sempre più drammatica quella che arriva dai pronto soccorso del Trentino. I codici bianchi, e quindi non urgenti, continuano a crescere, appesantendo un sistema già fragile. E se il problema non verrà risolto, l'ultima strada potrebbe essere l'aumento dei ticket per spingere (educare) le persone ad utilizzare i presidi in maniera più appropriata.
"Purtroppo la situazione continua a peggiorare. I dati che mi vengono consegnati sia dell'ospedale centrale di Trento che da quelli periferici, mostrano una tendenza in aumento di pazienti ogni anno al Pronto soccorso. Sono codici bianchi e codici verdi. Se non riusciremo in futuro a gestirli diversamente, anche il sottoscritto avrà fallito” ha spiegato in consiglio provinciale l'assessore alla Salute, Mario Tonina.
I dati parlano chiaro: ogni anno gli accessi aumentano del 6%, con il rischio concreto di paralizzare l’intero servizio sanitario di emergenza. Il tema è stato discusso in Consiglio provinciale con la mozione – approvata all’unanimità – della consigliera provinciale di Casa Autonomia, Paola Demagri, che ha acceso i riflettori sul pronto soccorso di Cles.
Negli ultimi anni il terzo ospedale del Trentino è stato oggetto di alcuni interventi con la realizzazione di 16 posti letto di terapia intensiva nelle unità operativa di chirurgia e ortopedia e medicina per circa 3,5 milioni di euro e per l'ampliamento del pronto soccorso e riorganizzazione dei percorsi e osservazione breve per un importo di circa 330 mila euro.
“Questo però non basta – ha spiegato la consigliera provinciale Paola Demagri - la situazione è nota da tempo. I dati parlano chiaro: nel 2017 si registravano circa 24 mila accessi annui, oggi si superano i 25 mila euro” . A richiesta contenuta nella mozione approvata all'unanimità è quella di definire uno studio di fattibilità finalizzato a valutare il potenziamento strutturale del pronto soccorso di Cles, l'individuazione di risorse economiche e di un cronoprogramma.
Ma il problema non riguarda solo Cles. In tutta la provincia si registra lo stesso copione: spazi insufficienti, personale ridotto e stress crescente per medici e infermieri. “Si potrebbe evitare parte di queste code – osserva Demagri – se i medici di base fossero messi nelle condizioni di dare risposte adeguate sul territorio”.
I DATI
Solo nel 2024 sono stati 25 mila gli accessi in codice bianco nei pronto soccorso del Trentino. Persone che non avevano una reale urgenza sanitaria ma che comunque sono arrivate a riempire le sale di attesa e le corsie.
“Il 10% degli accessi al pronto soccorso non dovrebbe proprio esserci sono casi che spettano alla medicina di famiglia” aveva spiegato nelle scorse settimane a il Dolomiti il direttore Antonio Ferro, direttore dell'Apss.
I numeri dei codici nei pronto soccorso trentini registrati nel 2024 mostrano chiaramente il problema. Su circa 240 mila accettazioni complessive quasi la metà, il 47,9%, sono codici verdi, spesso lievi. Ma è il codice bianco – ovvero il non urgente – a rappresentare la criticità di un sistema. “Senza quei codici bianchi avremmo 25 mila persone in meno in sala d’attesa. Meno stress, meno lamentele, meno personale sotto pressione”, dice Ferro.
Se da un lato abbiamo i 25 mila codici bianchi e i 114897 codici verdi (114897), a questi si aggiungono i 24,5% dei codici azzurri (58791), il 15% dei codici arancioni (36057) e il 2,1% dei codici rossi (4986). Se prendiamo in considerazione, invece, i singoli pronto soccorsi in Trentino, ad Arco i codici bianchi nel 2024 sono stati 1330, a Borgo 735, a Cavalese 2995, a Cles 1904, a Rovereto 8113, a Tione 821 e a Trento 9207.
IL NODO NELLE MANI DELLA POLITICA
Il nodo ora è nelle mani della politica. Il personale che lavora nei Pronto soccorso è sotto continuo stress e il tema sarà di certo sulla scrivania del nuovo dirigente generale del Dipartimento salute del Trentino Andrea Ziglio.
“Tutti i Pronto soccorso presenti sul territorio hanno un'importanza – ha spiegato Tonina - e saranno al centro del mio lavoro mio e del mio dipartimento per i prossimi tre anni: dobbiamo migliorare l'appropriatezza degli accessi".
Il tema è stato sollevato anche nell'ultimo consiglio provinciale e nessuno al momento sembra escludere misure drastiche come l’introduzione di un aumento dei ticket. Tonina da questo punto di vista è molto cauto: “Si potrà aprire una riflessione solo se non troveremo altre strade. Prima però devo avere tutti i dati dall'Azienda sanitaria e poi ne parlerò in Giunta”.
E intanto le Olimpiadi si avvicinano, con l’impegno a rafforzare i pronto soccorso in vista dell’afflusso di turisti e atleti. Un obiettivo che sembra lontano, visto che la vera emergenza, oggi, resta la carenza di professionisti.












