Contenuto sponsorizzato
FVG
05 dicembre | 18:59

Rotta dei migranti del Nord Est, Tamaro (Sap): ''Sospeso Schengen aumentati gli arresti e ridotti i rintracci. La sicurezza non è mai un costo, specie quando è preventiva''

E' tempo di bilanci in questo fine 2025 sul presidio fisso da parte delle forze dell'ordine dei valichi dei confini nazionali, a due anni da quando è entrata in vigore la sospensione di Schengen che ha innescato il controllo delle frontiere per arginare il fenomeno migratorio e non solo

TRIESTE. “Riguardo all'arrivo di immigrati irregolari una svolta importante nell'attività di controllo e monitoraggio delle frontiere principali del Friuli Venezia Giulia è stata la sospensione del trattato di Schengen nell'ottobre del 2023, che ha portato a una riduzione drastica nel numero dei rintracci e a un aumento sensibile degli arresti ad esempio dei passeur, e un'ulteriore conferma arriva anche dai risultati di quest'anno. Ancora non sappiamo quanto durerà la sospensione e il controllo dei valichi, ma è previsto un rinforzo di personale importante e permanente nei prossimi tempi che può far pensare che il ragionamento stia iniziando a vertere in quella direzione”. Così si è espresso Lorenzo Tamaro, segretario regionale del Friuli Venezia Giulia del Sindacato Autonomo di Polizia, raggiunto da il Dolomiti per fare il punto sulla situazione dei valichi di confine nel Nord Est in questo 2025 che ormai volge alla conclusione, e che potrebbe, ma il condizionale è d'obbligo, presagire la riapertura delle frontiere.

 

Gli ultimi dodici mesi hanno visto ancora una volta un numero rilevante di agenti delle forze dell'ordine impegnati nei controlli alle frontiere. Un impegno caratterizzato anche da sfide da dover affrontare quotidianamente, come espresso dall'analisi dello stesso Lorenzo Tamaro: “Spesso si sentono delle polemiche circa la presenza stabile delle forze dell'ordine lungo i confini nazionali, che arrivano addirittura a sostenere che questo sistema sia una sorta di spreco di denaro che porta alla sottrazione di agenti alle strade delle città con un conseguente rischio in termini di ordine pubblico, quando invece non si considera che il costo provocato dall'immigrazione clandestina di migliaia di individui che entrano e stazionano irregolarmente nel Paese, nel complesso, è molto più elevato sia dal punto di vista economico che da quello della sicurezza. La sicurezza non è mai un costo, specialmente quando interviene in misura preventiva”.

 

I numeri resi noti in tal senso sono eloquenti, se nel 2017 i rintracci per quanto concerne la sola polizia di frontiera di Trieste (che ha la provincia con il traffico maggiore anche perché è lo sfogo principale della rotta balcanica) erano 451, negli anni successivi sono aumentati esponenzialmente raggiungendo l'acme nel 2022 con 7690 rintracci. Dopo la sospensione di Schengen e l'installazione dei controlli ai confini invece il numero è calato sensibilmente, arrivando a 2355 nel 2024, trend di abbassamento che stando alle stime dovrebbe scendere ancora per quanto concerne l'anno corrente.

 

Va inoltre precisato che la zona del Carso, in particolare triestino, presenta dei problemi maggiori di altre parti della regione. Ad esempio se in zone come il confine di Tarvisio le vie di accesso sono ridotte a causa della presenza delle montagne che precludono il passaggio per ampi tratti e il monitoraggio è relativamente semplice, l'area del Carso presenta un settore confinario ampio, con diversi valichi secondari, quasi impossibili da controllare tutti allo stesso tempo, anche per ragioni di organico, una situazione quindi non esente da lacune, che vengono così affrontate da Tamaro: “E' chiaro che non si tratta di una chiusura ermetica, ma questo dispositivo di sicurezza sta coinvolgendo moltissimo personale, oltre alla polizia di frontiera (e alle altre forze dell'ordine come ad esempio i carabinieri, ndr) ci sono tanti aggregati da altre città, sono rinforzi che consentono di creare il sistema di controllo migliore possibile coi mezzi a disposizione. Sui confini secondari pertanto operano delle pattuglie dinamiche e non fisse”.

 

Alla luce di questi elementi, sarà dunque determinante osservare l’evoluzione delle politiche di controllo ai valichi di frontiera nei prossimi mesi, per comprendere se l’attuale assetto continuerà invariato o quali cambiamenti arriveranno per offrire una gestione sempre più efficace delle frontiere.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Politica
| 22 maggio | 19:08
Le parole del presidente della provincia a margine dei lavori del Festival dell'economia, nel quale ha incontrato il ministro dell'Ambiente e della [...]
altra montagna
| 22 maggio | 18:00
Paola Barducci è dottoressa forestale, accompagnatrice di territorio e divulgatrice. Per L'Altramontagna è autrice di una rubrica dal titolo [...]
Cronaca
| 22 maggio | 18:20
Momenti di paura nel pomeriggio di oggi - venerdì 22 maggio - alla stazione dei treni di Mezzocorona. L'allarme è scattato in seguito alla [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato