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| 10 dic 2025 | 09:58

Social, scatta il divieto per i minori di 16 anni: in Australia offline oltre un milione di account (ma è come "cercare di prosciugare il mare con un cucchiaino", ecco perché)

Il provvedimento, annunciato lo scorso anno dal governo australiano, è entrato in vigore il 10 dicembre: oltre un milione di account di utenti under 16 delle maggiori piattaforme dovranno quindi essere disattivati o rimossi, mentre a ragazzi e ragazze sarà proibito aprirne di nuovi

TRENTO. È entrato in vigore il 10 dicembre il divieto all'utilizzo dei social media per i minori di 16 anni in Australia. La misura – approvata lo scorso anno dal governo laburista del premier Anthony Albanese con un largo sostegno anche da parte dell'opposizione – prevede la disattivazione o la rimozione di oltre un milione di account 'under 16' per le maggiori piattaforme, che dovranno vigilare attivamente per evitare che ragazzi e ragazze possano aprirne di nuovi.

 

Il limite di età applicato in Australia è il più alto al mondo e il governo ha già minacciato pesanti sanzioni (fino a 50 milioni di dollari australiani, equivalenti a circa 28 milioni di euro) per le società che non rispetteranno il divieto. Le piattaforme interessate sono Facebook, Instagram, Threads, TikTok, Snapchat, Reddit, Youtube, Twitch e Kick – escluse invece le piattaforme che si occupano soprattutto di messaggistica, tra le quali anche WhatsApp. Secondo il Post, oltre alla richiesta di indicare l'età, l'autorità che si occupa dei controlli ha riferito che, per capire l'età di un utente, si analizzerà per esempio da quanto tempo un certo profilo attivo e se interagisca con altri utenti minorenni – oltre a monitorare i periodi di utilizzo per capire se non si sovrappongono con gli orari scolastici, visto che nelle scuole australiane, come in Italia, gli smartphone sono vietati.

 

Uno dei problemi principali sta però proprio qui: nell'analizzare la decisione del governo di Canberra, lo scorso anno Paolo Traverso – direttore Strategia di marketing e sviluppo della Fondazione Bruno Kessler – aveva infatti spiegato a il Dolomiti che che da un punto di vista tecnico “la soluzione adottata dalle autorità australiane non sta in piedi. Il problema, parlando di contenuti inappropriati per minori sui social, ovviamente esiste, ma così è come cercare di prosciugare il mare con un cucchiaino”.

 

“Innanzitutto – aveva sottolineato – è possibile usare una Vpn (una rete privata virtuale ndr), ma sicuramente una legge del genere favorirà il proliferare di strumenti che permettano ai più giovani di bypassare il blocco imposto dalle autorità, abbassando ulteriormente i livelli di sicurezza”. Secondo la Rai, diversi minorenni avrebbero già superato senza problemi i test basati sul riconoscimento facciale mentre altri, pur avendo più di 16 anni, sono stati segnalati come troppo giovani. Tra i genitori, qualcuno avrebbe addirittura raccontato di aver spiegato ai figli come aggirare il sistema utilizzando proprio una Vpn o creando account per adulti.

 

C'è poi, aveva aggiunto Traverso, una dimensione 'nazionale' della misura: “Se immaginiamo lo sviluppo di nuove start up a livello internazionale nel settore dei social media, a questo punto potrebbe apparire più vantaggioso escludere completamente l'Australia da eventuali piani di sviluppo, piuttosto che dover implementare un blocco del genere. L'approccio sarebbe ovviamente diverso se all'Australia si unissero i Paesi dell'Unione europea, gli Stati Uniti o la Cina, ma non è questo il caso. L'accesso, in definitiva, è difficilmente regolabile, in particolare se si ragiona a livello nazionale”.

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