Contenuto sponsorizzato
Trento
21 settembre | 20:21

Udito a rischio, in Trentino 10 mila bambini già con problemi. Frau: “Medicina scolastica carente, servirebbero maggiori controlli”

In provincia si stimano 60 mila trentini con problemi e che appartengono a diverse fasce di età. Ci sono numerosi casi non diagnosticati, spesso ignorati o sottovalutati. Frau: "I giovani non si sottopongono a controlli  e i disturbi rimangono mascherati per anni ed emergono con il passare del tempo". Un settore dove, purtroppo mancano professionisti: "Questo inevitabilmente porta ad allungamenti della lista di attesa"

TRENTO. I problemi all'udito sono in aumento in Italia e anche in Trentino negli ultimi anni si è assistito a un crescendo di problematiche legate all'ipoacusia che sta riguardando non solo la fascia anziana della popolazione ma anche i giovani.

 

In provincia si stimano 60 mila trentini con problemi e che appartengono a diverse fasce di età. Ci sono numerosi casi non diagnosticati, spesso ignorati o sottovalutati, e l'attenzione deve rimanere alta.

 

“Solo il 30% di quelli che ne avrebbero bisogno porta un apparecchio acustico. Esiste ancora uno stigma sociale. L'apparecchio acustico viene visto come qualcosa che invecchia”. Inoltre, le problematiche legate all’ipoacusia nelle fasce giovanili spesso “rimangono mascherate e vengono a galla dopo anni” ci spiega il dottor Giuseppe Nicolò Frau, direttore dell'Unità operativa otorinolaringoiatria, indirizzo otoiatrico, dell'ospedale di Rovereto. Un settore d'eccellenza che riesce ad attrarre pazienti anche da fuori provincia.

 

Dottor Frau, secondo gli ultimi dati registrati a livello nazionale i problemi legati all'udito sono in aumento. È così anche in Trentino?
Sì, abbiamo avuto un aumento e questo si è verificato principalmente per due motivi: quello principale è l'invecchiamento della popolazione. Ma accanto a questo abbiamo anche un aumento della consapevolezza del problema nelle classi di età più giovani, nell'uso di certi dispositivi.
Dal punto di vista dell'entità del problema, la sordità che avrebbe bisogno di un trattamento colpisce il 12% della popolazione. Percentuale che possiamo applicare anche in Trentino, dove il problema riguarda circa 60 mila persone e interessa un po’ tutte le fasce di età.
Sopra gli 80 anni questo problema interessa il 50% delle persone, circa 12.500 in Trentino.
Nonostante la percentuale diminuisca, il numero assoluto aumenta nella fascia tra i 60 e gli 80 anni, dove abbiamo circa 25 mila persone con problemi all'udito. Si torna poi a 12.500 persone con problemi nella fascia d'età tra i 45 e i 60 anni.
C'è però un dato che deve essere ben osservato. In pochi ne sono a conoscenza ma nella fascia di bambini dai 4 ai 12 anni il 2% ha dei problemi di udito, e stiamo parlando in Trentino di circa 10 mila bambini: non sono pochi.

 

E tutte queste persone sono consapevoli di avere un problema?
Purtroppo, secondo il Censis, si stima che solo il 30% di quelli che ne avrebbero bisogno porti un apparecchio acustico.
C'è l'inconsapevolezza e dall’altro lo stigma sociale. L'apparecchio acustico viene visto come qualcosa che invecchia.
Poi ultimamente c'è un altro fatto che è il costo. Abbiamo visto un aumento delle persone in difficoltà economica e il costo dell'apparecchio acustico è rilevante. Il Trentino è messo meglio rispetto ad altre regioni perché dà un contributo per un deficit sopra i 45 decibel di media nell'orecchio migliore, contro i 55 decibel nel resto d'Italia. Ma non è sufficiente. In Nord Europa l'apparecchio viene passato dallo Stato.
C'è poi un’altra consapevolezza importante che è stata dimostrata negli ultimi anni con l'accettazione da parte delle società scientifiche e neurologiche: il problema della sordità e il decadimento cognitivo. Questo rischio è importante. L’ipoacusia è uno dei primi fattori di rischio per il decadimento.

 

Tornando a parlare dei giovani, quali sono i pericoli?

È stata fatta un’analisi che ha considerato precedenti studi su una fascia d'età che va dai 12 ai 34 anni. È la fascia di persone che maggiormente va in discoteca e usa dispositivi di ascolto. Da qui è emerso che nel mondo c'è un miliardo di persone a rischio di deficit uditivo legato all'uso di dispositivi personali d'ascolto.
È bene sapere che purtroppo le cellule uditive presenti nella chiocciola non hanno capacità di rigenerarsi. Una volta che c'è stato un danno e che si sono perse, non si rigenerano.
Se noi ascoltiamo nel rumore abbiamo una certa capacità di resistenza. Possiamo dire che fino a 85 decibel per 8 ore una persona non ha danni. Ma ogni 3 decibel in più di aumento avremo un tempo di ascolto senza danni che si dimezza. Sono misure facili da superare anche con il cellulare e il rischio è quindi alto.
Poi ci sono i rischi che possiamo trovare in manifestazioni, in eventi al chiuso dove il volume della musica viene tenuto alto. Il ronzio temporaneo che si percepisce, e che molti hanno provato dopo una serata in discoteca, è un segnale di allarme.

 

Quindi la tipologia delle cuffie che viene usata non va a influire sui rischi?
La cuffia va a influire sulla qualità del suono. Ma l'importante è il livello. C'è una regola che è quella del “60 e 60”: ascoltare con dispositivi per non più di 60 minuti alla volta e con il 60% del volume massimo. Queste regole dovrebbero mettere al riparo da danni.

Sono pochissime le persone che, soprattutto nelle fasce giovanili, effettuano un controllo dell'udito.
Se abbiamo l'abitudine di controllare spesso la vista, per l'udito non è così. Purtroppo anche la qualità della medicina scolastica è peggiorata nelle ultime decadi. Non c'è una sorveglianza che sarebbe utile anche per fare educazione, in particolare nei bambini. Consideriamo che sono sempre più giovani quelli a cui viene dato in mano un cellulare. E oltre ai rischi derivanti dalla navigazione ci sono anche quelli, meno considerati, dell'ascolto di musica a livelli non adeguati.

 

I giovani con problemi all'udito stanno aumentando?
Alcuni studi indicano che sono aumentati rispetto al passato. Ma questa considerazione non è unanime. Questo perché spesso questa fascia di età non si sottopone a controlli e i disturbi rimangono mascherati per anni ed emergono con il passare del tempo.
Un passo in avanti è stato fatto di recente con l'introduzione dell'esame dell'udito per la patente di guida. Un passo molto importante. Almeno a 18 anni verrà fatto l'esame dell'udito. Probabilmente servirebbe anche prima.

 

Dottor Frau, lei è direttore dell'Unità operativa otorinolaringoiatria, indirizzo otoiatrico, dell'ospedale di Rovereto. State affrontando, come tanti altri reparti, un problema di carenza di personale?

Ci sono dei problemi. Uno di questi è che ci sono sempre meno professionisti disponibili e si fa fatica a reclutare. Lo abbiamo visto in questi ultimi anni dovendo coprire i posti di chi è andato in pensione. Questo inevitabilmente porta ad allungamenti della lista di attesa.
Questa carenza si osserva in particolare nel servizio di audiologia dove sono presenti i tecnici audiometristi che effettuano gli esami. Importanti difficoltà si sono registrate soprattutto nella fascia pediatrica perché gli esami audiometrici dei bambini richiedono il doppio del tempo rispetto all’adulto.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 10 maggio | 09:20
Bruno Zucchiatti non aveva fatto rientro dopo un'uscita con la moto da cross nelle campagne di San Vito di Fagagna, in provincia di Udine: è stato [...]
Cronaca
| 10 maggio | 08:57
L'allerta arriva dalla Polizia delle Giudicarie, che mette in guarda i consumatori per una nuova truffa rilevata recentemente all'interno di aree [...]
Montagna
| 10 maggio | 06:00
La Provincia di Bolzano: "Negli ultimi anni la presenza dell'orso bruno in provincia di Bolzano è diminuita notevolmente. Solo nella parte [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato